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Da Parma le bio-lattine di domani. Verniciate con i resti di pomodoro

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Da Parma le bio-lattine di domani. Verniciate con i resti di pomodoro

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Ogni anno l’industria europea del pomodoro produce circa 200.000 tonnellate di scarti, nella forma soprattutto di bucce, semi e fibre. Cosa fare con tutti questi resti? Come utilizzarli in maniera ecologica ed economicamente conveniente?

Ricercatori e industriali stanno lavorando a una singolare ricetta che potrebbe rivoluzionare gli imballaggi alimentari di domani. Per scoprire di che si tratta siamo andati vicino a Parma.

Ad aprirci le porte è la Rodolfi Mansueto S.p.A., un’azienda che ogni anno lavora e inscatolata 2.200 tonnellate di pomodori freschi. Circa il 4% della materia originaria si trasforma in scarti, in parte utilizzati per produrre biogas. La direzione coltiva però più elevate ambizioni.

“Attualmente stiamo studiando con degli enti di ricerca come utilizzare in modo diverso questi sottoprodotti – ci spiega il vicepresidente Aldo Rodolfi -. C‘è quindi in corso uno studio per vedere di utilizzarli come packaging di prodotti alimentari”.

Spinti da questa ambizione, gli scienziati sono entrati in cucina per dar vita a un’originale ricetta che potrebbe rivoluzionare gli imballaggi alimentari di domani. "Biocopac" il nome del progetto europeo a cui lavorano dal 2012.

Il primo passo è l’estrazione della cutina, una sostanza che grazie alle sue proprietà idrofobe permette al pomodoro di trattenere i liquidi e gli impedisce di seccarsi.

Angela Montanari è la chimica che coordina il progetto Biocopac.
“L’obiettivo è di produrre una vernice che abbia proprietà tecnologiche e igienico-sanitarie simili a quelle delle vernici attualmente utilizzate – ci spiega -. Una vernice che sia quindi inerte nei confronti del prodotto alimentare e che sia impermeabile, per impedire il contatto fra il prodotto e il metallo sottostante”.

La cutina viene poi mescolata con altre sostanze, permettendo così di ottenere la “biolacca” a base di pomodoro. La sua applicazione a fini industriali viene testata dalla Salchi Metalcoat Srl, un’azienda specializzata nella produzione di lacche protettive per alimenti, di natura tradizionale.

“La cutina è un prodotto molto scuro – ci spiega l’Innovation Manager Luca Cioni -. Se da una parte porta vantaggi perché non è necessario mettere, per i prodotti gialli la punta che dà origine al colore, d’altra parte, allo stato attuale della ricerca e dello sviluppo, difficilmente riusciremo a fare dei prodotti completamente trasparenti”.

Ci spostiamo nei locali della National Can Hellas. Da questa azienda che opera vicino a Salonicco, in Grecia, vengono sfornati 120 milioni di lattine per prodotti alimentari all’anno. Qui la nuova “biolacca a base di pomodoro” è stata testata in un contesto industriale. Allo stato attuale una valutazione dei costi e della competitività sul mercato non è però ancora possibile.

“Non sappiamo se i costi saranno superiori, e di quanto – ci dice Nikos Kiouros, ingegnere meccanico dell’azienda -. Sono però certo che una volta che la produzione su scala industriale sarà a regime i costi si abbasseranno sensibilmente e potranno adeguarsi a quelli delle lacche tradizionali già esistenti”.

I test non sono però ancora terminati e perché la “biolacca a base di pomodoro” possa rivestire le lattine di prodotti alimentari che troviamo negli scaffali dei negozi ci vorrà ancora del tempo.

“Noi ipotizziamo almeno due anni e mezzo, tre anni – stima la coordinatrice del progetto Biocopac, Angela Montanari – per poter entrare sul mercato con quantità significative”.