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I vignettisti a guardia della democrazia, intervista a Plantu

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I vignettisti a guardia della democrazia, intervista a Plantu

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Plantu sta alla Francia come Altan all’Italia. Le sue vignette hanno conquistato 30 anni fa la prima pagina del quotidiano progressista Le Monde, per il quale già lavorava da dieci anni, per non lasciarla più.

È uno degli artefici di “Caricaturistes – Fantassins de la Démocratie” (Vignettisti – Fanti della democrazia) presentato al Festival di Cannes fuori concorso, ritratto di 12 vignettisti. Alcuni dei quali mettono a rischio, lavorando, la loro stessa vita.

Il documentario, diretto da Stéphanie Valloatto, è coprodotto da Francia, Italia e Belgio. In terra francese è stato nelle sale alla fine di maggio, nel nostro Paese non c‘è ancora una data ufficiale di uscita, in Belgio è l’8 ottobre. In vista di quest’appuntamento Plantu è stato alla redazione di Bruxelles di euronews.

Audrey Tilve, euronews : “Questo documentario è il prolungamento di un lavoro cominciato nel 2006, quando ha creato l’associazione Cartooning for Peace con le Nazioni Unite. Questa associazione raggruppa, mi pare, 109 vignettisti. Lei è uno dei 12 che appaiono nel film. Come sono stati scelti gli altri 11?

Plantu: “Ho lasciato fare alla regista Stéphanie Valloatto, sotto la supervisione del produttore Radu Mihaileanu. Conoscevano il mio lavoro e volevano mettere in risalto ciò che unisce i disegnatori. Così hanno tirato fuori un vignettista del Burkina Faso come Damien Glez, uno della Costa d’Avorio, uno di Ramallah, palestinese. Questa non è la storia di un club di vignettisti che pensano in maniera corporativa. No, è la libertà di pensiero del giornalista. Così, parla a voi giornalisti, e soprattutto parla ai cittadini di tutto il mondo che saranno toccati da tutti gli argomenti affrontati da questo film: “Caricaturistes – Fantassins de la démocratie”.

euronews: “Nel trailer vediamo questo disegnatore siriano al quale hanno rotto le dita. La vostra associazione mette in collegamento questi disegnatori, dà risalto al loro lavoro, ma ha modo di proteggerli?”

Plantu: “Quando il vignettista siriano, Ferzat, è stato torturato, gli hanno messo un sacchetto di plastica sulla testa, gli hanno rotto metodicamente tutte le falangi. È rimasto ingessato, come lo vediamo nelle immagini, per mesi. Abbiamo modo di farlo sapere. E quando lo abbiamo fatto venire in Europa, quando l’abbiamo portato in giro per dibattiti, abbiamo acceso i riflettori sul suo favoloso lavoro di resistenza. È per questo che la parola soldato si adatta alla perfezione a lui e alle sue falangi”.

euronews: “Vorrei che parlassimo di attualità. Di un argomento del quale tutti siamo portati a trattare: lo Stato islamico. In una vignetta che ha realizzato recentemente, si vede il leader di una petrolmonarchia che lancia dei dollari a Obama per la sua coalizione contro l’organizzazione jihadista. Si capisce che lei denuncia una forma di ipocrisia. Ma chi è più ipocrita? Le monarchie del Golfo come l’Arabia Saudita, che hanno sponsorizzato il salafismo o gli occidentali che hanno chiuso gli occhi?”

Plantu: “Le domande che lei pone, forniscono le risposte che suggerisce. È vero che lavorare alla prima pagina di Le Monde mi dà la possibilità di chiamare il mio direttore e dire ‘sono stufo della Lega Araba. Bisognerà anche dire che gli americani sono intervenuti nei Paesi Arabi, in Iraq. E loro cosa hanno fatto? Dormito? Il tipo che dorme sul suo cuscino deve capire che i tre quarti dei musulmani del mondo sono dei moderati. Ma lui cosa fa? Ogni tanto fraternizza con dei tipi un po’ meno moderati. E tutt’a un tratto c‘è Obama che prende il suo telefono e dice: sarebbe gradito che tu venissi ad aiutarci per l’Iraq. Allora lui, a costo di tenere il piede in tre scarpe, lo farà. Ma muoviti, datti da farfe per i tuoi fratelli musulmani”.

euronews: “In un altra delle sue vignette, ancora su un argomento molto pesante, ha trattato l’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Questa epidemia è cominciata all’inizio dell’anno, ma solo ultimamente la comunità internazionale si è mobilitata seriamente. È perché riguardava l’Africa che ci si è mossi così lentamente?”

Plantu: “Certamente. È per questo che a Cartooning for Peace siamo in stretto contatto coi vignettisti dell’Africa nera, che fanno un gran lavoro pedagogico. Ci sono le vignette politiche, si intende, c‘è il disegno sul web, sui giornali di carta. E poi ci sono tutti i disegnatori africani che lavorano per la Sanità, per l’Unicef, per l’Onu, e che provano a promuovere il lavoro di queste persone favolose che sono a contatto con gli africani”.

euronews: “Mi piacerebbe che fosse lei a spiegare una vignetta che riguarda l’Ucraina e, forse, lo sguardo che noi europei abbiamo su ciò che vi accade. La lascio proseguire…”

Plantu: “Credo che, in quanto europei, abbiamo delle cose da dirci con Kiev, con gli ucraini. Ma quando, tutto d’un tratto, raggiunto il risultato hanno detto ‘ proibiremo la lingua russa’. Proibire la lingua russa! Mi sono detto, ‘un momento, questi sono pazzi!’ Proibire la lingua russa! Gli altri non aspettavano che quello. Un regalo! È per questo che li ho fatti così simili. Penso ci siano persone formidabili tra la gente che ama la cultura e la lingua russa in Ucraina, ci sono persone formidabili a Kiev che vogliono promuovere una bella immagine della democrazia ucraina. E poi ci sono degli stronzi da ambo le parti. E trovo che a volte noi europei abbiamo blandito gente che non voleva che una cosa, fregare i russi. A me non interessa fregare i russi. Non amo Putin, non mi piace la sua politica, ma bisogna anche riconoscere che sono stati ripetutamente ingannati. In Libia sono state fatte ingoiare loro delle cose, quando siamo intervenuti…e quindi bisogna anche comprendere quello che i russi pensano. E a volte cadiamo in dei cliché”.

euronews: “Non possiamo tralasciare l’Unione Europea che lei ha spesso ridicolizzato. Ha scelto una vignetta del 2001, nella quale veniva rappresentata come una lumaca. A 13 anni di distanza, l’Unione Europea è ancora così?”

Plantu: “Sì, sempre. Sempre. Al contempo, se dal 1945, oggi siamo in 28, non ci sono guerre tra noi, è forse perché c‘è una cosa che si chiama Comunità Europea, ora si chiama Unione Europea. Ed è la ragione per la quale voglio che si continui a stuzzicare la commissione europea. Lavoro molto con funzionari europei perché entro due anni, e questo è molto interessante, riuniremo 28 vignettisti che rappresentino i 28 Paesi dell’Unione, perché è vero che bisogna stuzzicare le alte sfere europee ma anche che abbiamo molto da dire su perché, come e quanto amiamo l’Europa malgrado tutto”.