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G20, un vertice segnato dalla diffidenza

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G20, un vertice segnato dalla diffidenza

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Un vertice segnato dalla diffidenza reciproca, quello in corso a Sanpietroburgo e che riunisce i 20 principali leader mondiali. A rendere tutto più difficile si aggiunge anche il dossier sulla Siria, che sottolinea le differenze e perfino i contrasti.

L’intenzione statunitense di intervenire con le armi non raccoglie consensi, mentre Mosca e Pechino confermano il loro sostegno a Bashar al-Assad. In questo quadro se la soluzione militare pare difficile, una soluzione politica è ancora tutta da inventare.

Finora i 20 hanno trattato i temi internazionali; temi che condizionano il dialogo, lasciando poco spazio alle materie proprie del G20, quelle economiche.

Nial O’Reilly, euronews: Come abbiamo potuto vedere le divisioni sulla Siria hanno fatto scendere un’ombra sul vertice che avrebbe dovuto occuparsi delle economie emergenti ed affrontare i problemi dell’economia globale. Ne parliamo con James Franey collegato da San Pietroburgo.
James, sappiamo delle diverse visioni di Stati Uniti e Russia rispetto ad una azione militare contro la Siria, ma molti alleati europei di Washington sono contrari all’idea e allo scenario che si prospetta. Che livello di consenso possiamo attenderci sulla Siria?

James Franey, euronews: Io penso che ci siano poche possibilità di registrare consenso sulla Siria. Il presidente statunitense Obama sta per trovarsi molto solo, nel palazzo qua dietro, dove si svolgono gli incontri con gli altri leader del G20. La ragione di questo è che alcuni degli alleati tradizionali in Europa, lo stesso presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, sono usciti allo scoperto per dire chiaramente che non c‘è soluzione militare alla crisi siriana e che ogni azione armata va sottoposta al Consiglio di sicurezza.

Nial O’Reilly: Inquietudini per la Siria, divisioni sui mercati emergenti. Qualcosa che mette in discussione il motivo principale del summit, che è come alimentare l’economia mondiale. Che possibilità ci sono di registrare progressi su questi altri temi in discussione?

James Franey: Nei corridoi del vertice si parla della possibilità di una intesa in materia fiscale e sulla lotta all’evasione, anche perchè su questo punto esiste un accordo stretto dai ministri delle Finanze del G20 a luglio. L’idea verte su due punti: uno scambio automatico di informazioni – che per l’Ocse sarebbe la fine del segreto bancario – e il controllo sistematico dei profitti delle singole compagnie. In ogni caso il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che sarebbe una perdita di capitale politico ottenere un accordo sul sistema bancario ombra, con le istituzioni finanziarie che operano come le banche ma al di fuori delle tradizionali regole bancarie. Quindi, si sostiene che abbiamo bisogno di inasprire le norme sulle banche ombra per evitare il ripetersi della crisi del credito come nel 2007/2008. Ora, quello che stiamo sentendo dai funzionari dell’Unione europea è che siamo vicini a raggiungere un accordo su questo punto. Ciò significherebbe una sconfitta per il cancelliere tedesco.

Nial O’Reilly: Aspettiamo di vedere cosa uscirà fuori da questa riunione. Grazie per questa analisi a James Franey da San Pietroburgo in attesa di nuovi aggiornamenti sui lavori del G20.