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Israele minaccia conseguenze dopo il voto all'Onu

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Israele minaccia conseguenze dopo il voto all'Onu

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Ad ampia maggioranza, l’Assemblea generale dell’Onu ha riconosciuto la Palestina come stato osservatore. Su 193 membri, 138 hanno sostenuto la richiesta di Mahmoud Abbas. Gli astenuti sono stati 41 e solo in 9 hanno votato contro. Israele è stata appoggiata da Stati Uniti, Canada, Repubblica ceca, Panama e alcuni stati insulari del Pacifico.

L’asse Washington-Gerusalemme è stato messo in minoranza, come raramente era accaduto in passato. Per i palestinesi, si è aperta invece una nuova fase, proprio nel giorno dell’anniversario della Palestina storica, nel 1947.

L’esito del voto non ha sorpreso nessuno, nemmeno il governo israeliano, che aveva inutilmente tentato di convincere i partner europei ad astenersi. Il premier Netanyahu ha però circoscritto l’insuccesso all’ambito puramente diplomatico: “La decisione delle Nazioni Unite non cambia la realtà sul terreno, non accelererà la nascita di uno stato palestinese, anzi la ritarderà ulteriormente”.

La colonizzazione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, che prosegue nonostante l’Onu l’abbia più volte dichiarata illegale – l’ultima quest’anno – , sembra dare fondamento alle parole di Netanyahu. Come pensare infatti che Israele accetterà di espellere più di mezzo milione di coloni dal territorio di un futuro stato palestinese?

Eppure, grazie al nuovo status, la Palestina ha ora più carte da giocare. Diventando stato osservatore non membro, potrà non solo integrare le agenzie dell’Onu, ma anche anche rivolgersi alla Corte penale internazionale. E questa eventualità desta qualche preoccupazione in Israele.

Dore Gold, ex consigliere di Netanyahu: “I palestinesi sono oggi in una posizione più forte per prendere, in futuro, tutta una serie di inziative. Ad esempio, possono rivolgersi alla Corte penale internazionale e formulare accuse all’indirizzo dei militari israeliani. E poco importa se sono accuse senza fondamento, come è avvenuto in passato. Ma se sfrutteranno il loro nuovo status in modo ostile, allora Israele prenderà misure severe nei confronti dell’Autorità palestinese”.

In altre parole, ritorsioni. Non sarebbe la prima volta. In passato, Israele aveva bloccato il versamento mensile di duecento milioni di dollari in tasse, che aveva raccolto per conto dell’Autorità palestinese. Altrimenti, potrebbe ridurre il rilascio di permessi di lavoro. Insomma, le armi non solo l’unico modo in cui si combatte questo conflitto.

Per capire quali potrebbero essere le conseguenze di questo voto all’Assemblea generale dell’Onu, abbiamo intervistato David Walzer, ambasciatore israeliano presso l’Unione europea.

James Franey, euronews: I palestinesi attendono un riconoscimento per il loro stato dal 1947. Perché impedire questa iniziativa? Che cosa teme Israele?

David Walzer: “Israele non ha nulla da temere. Talvolta abbiamo qualche timore, ma questo non ci spaventa. Consideriamo questa iniziativa all’Onu come un esercizio sterile. Se guardiamo le cose con pragmatismo, non aiuterà i palestinesi a realizzare il sogno di uno stato indipendente, e non farà avanzare la loro causa di un solo centimetro. Ciò che provocherà, sarà un aumento dell’animosità, e renderà molto più difficile per entrambe le parti tornare al tavolo negoziale e discutere dei parametri necessari per dare vita a uno stato palestinese, capace di vivere in pace e sicurezza a fianco di Israele”.

euronews: Ieri ho parlato con un diplomatico dell’Autorità palestinese, che mi ha detto: “è impossibile negoziare la propria fetta, se Israele si mangia tutta la torta”. Testuali parole. Come rispondete a questa accusa?

Walzer: “Risponderei chiedendo al mio collega palestinese, o al suo collega palestinese, quello che ha intervistato: Perché parlare solo degli insediamenti? Mi vengono in mente diversi temi che Israele sarebbe lieta di affrontare: sicurezza, confini, riconoscimento di Israele come stato ebraico, e altre questioni della stessa natura. Sono tutti temi che riguardano lo status finale. Lo dico chiaramente: la questione degli insediamenti è reversibile. Le altre questioni lo sono molto meno. Questo è il motivo per cui i palestinesi – e loro lo sanno benissimo – stanno evitando di discutere questi punti fondamentali. E parlano degli insedimenti. Vorrei ricordarle un’altra cosa. L’attuale governo israeliano è stato il primo, dal 1967, a disporre un congelamento degli insediamenti. Lo ha fatto il governo Netanyahu.

euronews: Lei ha detto che ci saranno conseguenze per i palestinesi. Può essere più preciso?

Walzer: “No, non posso essere più preciso. Non penso che sarebbe opportuno farlo. Ho già detto che, per quanto ci riguarda, i palestinesi hanno preso un’iniziativa unilaterale, che viola gli accordi e che non sarà ignorata. Non aggiungo altro”.

euronews: Esclude un taglio dei fondi all’Autorità palestinese?

Walzer: “Ho detto che non sono nella posizione di aggiungere altro.”