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Serbia al voto: sfida tra il populista Vučić e il movimento studentesco

Il leader populista serbo Aleksandar Vucic, al centro, ascolta l'inno nazionale con i sostenitori durante un comizio pre-elettorale.
Il leader populista serbo Aleksandar Vucic, al centro, ascolta l'inno nazionale insieme ai suoi sostenitori durante un comizio pre-elettorale. -  Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Ljubiša Ivanović with Euronews Serbia
Pubblicato il
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Le elezioni sono considerate un referendum sul dominio politico di Vučić e sul sistema in vigore in Serbia da oltre dieci anni.

Domenica 25 ottobre la Serbia torna alle urne per elezioni parlamentari anticipate che potrebbero rappresentare una delle svolte politiche più importanti per il Paese da oltre un decennio.

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Gli elettori sceglieranno 250 membri dell’Assemblea nazionale, con più di 6,45 milioni di persone aventi diritto al voto. Diciotto liste elettorali, per un totale di 2.418 candidati, partecipano alla competizione. Le elezioni sono state convocate dopo che il presidente Aleksandar Vučić ha sciolto il parlamento il 9 settembre, in seguito a una proposta del governo serbo.

Tuttavia, le ragioni politiche del voto anticipato sono molto più profonde della semplice procedura costituzionale. La Serbia vive da quasi due anni una fase di forte polarizzazione politica e sociale, iniziata dopo la tragedia avvenuta alla stazione ferroviaria di Novi Sad il 1º novembre 2024.

Il crollo di una pensilina in cemento nella stazione ha provocato la morte di 16 persone. Le proteste studentesche che ne sono seguite si sono inizialmente concentrate sulla richiesta di accertare le responsabilità e di pubblicare i documenti relativi alla ricostruzione della stazione. Con il tempo si sono trasformate in un movimento più ampio contro, come sostengono i manifestanti, la corruzione, le responsabilità politiche e il modo in cui funzionano le istituzioni statali.

Nel 2025 gli studenti hanno organizzato proteste di massa, blocchi nelle università, blocchi di istituzioni e strade, oltre a manifestazioni in tutta la Serbia. Il movimento ha progressivamente superato il perimetro delle rivendicazioni studentesche ed è diventato la sfida più forte finora al governo di Aleksandar Vučić, il cui potere non era stato seriamente messo in discussione per 14 anni. Nel maggio 2025 gli studenti hanno chiesto elezioni parlamentari anticipate e nel corso del 2026 hanno deciso di partecipare al voto con una propria lista.

Questo ha cambiato in modo radicale il carattere del voto. Quello che sembrava destinato a essere l’ennesima competizione parlamentare è diventato, sotto molti aspetti, un referendum sul dominio politico di Vučić e sul sistema che è in vigore in Serbia da più di dieci anni.

Chi partecipa alle elezioni?

Il blocco politico più numeroso è costruito attorno al Partito Progressista Serbo, che si presenta con la lista elettorale "Aleksandar Vučić – United Serbia". Sebbene Vučić non sia più presidente della Serbia, resta la figura centrale della campagna. A fine settembre si è dimesso dalla presidenza per guidare la campagna del SNS (Serbian Progressive Party) e candidarsi alla carica di primo ministro, ruolo che aveva già ricoperto prima di diventare presidente della Repubblica. Questa scelta ha trasformato ulteriormente il voto in un giudizio diretto sul suo futuro politico.

Alla competizione partecipa anche la lista "Ivica Dačić – Stability Factor", che riunisce il Partito Socialista di Serbia e formazioni minori. Una parte importante dello spettro politico è rappresentata da liste di destra e nazionaliste, tra cui "Authentic Right – Miloš Jovanović – Boldly Serbian", mentre il centro dell’opposizione pro-europea è rappresentato dalla lista "European Serbia". Tra i partecipanti figurano anche l’Alleanza degli Ungheresi della Vojvodina, la SDA del Sangiaccato, la lista di Usama Zukorlić, la Coalizione Albanese e diversi piccoli partiti e movimenti che, in caso di risultato equilibrato, potrebbero avere un ruolo decisivo nella formazione del nuovo governo.

Il soggetto più caratteristico è la Lista degli Studenti – "Students Win". Non è un partito politico tradizionale e non ha un leader di partito nel senso classico. I candidati sono stati scelti attraverso plenarie studentesche e nella lista figurano professori, medici, artisti, attivisti e altre persone che in generale non hanno ricoperto incarichi politici di vertice. La lista presenta 250 candidati e rappresenta il tentativo di trasformare il movimento di protesta in una forza politica parlamentare.

Perché le tensioni nella società serba sono così alte?

Il problema di fondo non riguarda più soltanto il rapporto tra governo e opposizione. Al centro del conflitto c’è la questione della fiducia nelle istituzioni.

Per una larga parte dei manifestanti, la tragedia di Novi Sad è diventata il simbolo di un problema molto più ampio: corruzione, responsabilità politica, appalti pubblici, controllo istituzionale e rapporti tra potere e critici del governo. Le autorità, invece, descrivono le proteste come un tentativo di destabilizzare il Paese e portare al potere un movimento privo di sufficiente esperienza politica. Inoltre, esponenti governativi sostengono che attori stranieri siano in realtà dietro al movimento studentesco, mentre il presidente Vučić ha ripetuto più volte che i servizi di intelligence stranieri finanziano una "rivoluzione colorata" in Serbia.

Di conseguenza si sono affermate due narrazioni profondamente diverse. Il governo insiste su stabilità, sviluppo economico, interessi nazionali e pericolo di interferenze esterne. Il movimento studentesco mette al centro la responsabilità, la lotta alla corruzione, lo stato di diritto e l’indipendenza delle istituzioni dall’influenza politica.

Cosa è cambiato rispetto alle precedenti elezioni?

La novità principale è la scomparsa dell’opposizione tradizionale come principale sfidante del partito al governo. Alle elezioni del 2023 i partiti di opposizione riuniti nella coalizione "Serbia Against Violence" avevano ottenuto circa il 24% dei voti e 65 seggi in parlamento. La frammentazione successiva e i conflitti interni ne hanno però indebolito la posizione. Nel frattempo il movimento studentesco ha assorbito gran parte dell’energia politica e del sostegno elettorale che in passato spettavano all’opposizione tradizionale.

Di conseguenza la principale linea di divisione politica è oggi più semplice: da un lato il SNS al governo e Vučić, dall’altro la Lista degli Studenti, mentre gli altri partiti puntano soprattutto a entrare in parlamento e a garantirsi il ruolo di potenziali partner di coalizione. In questo quadro, l’affluenza alle urne diventa un fattore particolarmente importante, così come la capacità dei singoli partiti di superare la soglia di sbarramento del 3%. L’esito finale del voto potrebbe dipendere proprio da queste apparenti questioni tecniche.

Quali sono le principali tendenze politiche in Serbia?

La tendenza più significativa è che il sistema politico serbo sta attraversando una trasformazione profonda. Il movimento studentesco è il primo grande movimento sociale da molti anni a riuscire a superare i confini dei partiti di opposizione tradizionali e ad attrarre numerosi cittadini che in precedenza erano politicamente inattivi.

Allo stesso tempo il SNS conserva un’infrastruttura di partito molto forte, una vasta rete di organizzazioni locali e un nucleo stabile di elettori. Questo significa che il risultato è tutt’altro che scontato. I sondaggi hanno prodotto previsioni diverse e, a causa di un panorama politico in rapido cambiamento e dell’alto numero di indecisi, è difficile anticipare con precisione l’esito del voto.

Un’altra tendenza importante è la crescente polarizzazione della società serba. Il Paese è diviso non solo sul rapporto tra governo e opposizione, ma anche sulle questioni identitarie, sui legami della Serbia con l’Unione europea, la Russia e l’Occidente, sui temi nazionali e sull’orientamento futuro della politica estera.

Una terza tendenza riguarda il processo di integrazione europea. La Serbia resta Paese candidato all’adesione all’UE, ma il percorso europeo è rallentato da problemi legati allo stato di diritto, ai rapporti con la Russia e alla limitata convergenza con alcune parti della politica estera comune dell’Unione, oltre che dalla normalizzazione bloccata con il Kosovo. Parallelamente Belgrado continua a mantenere stretti legami sia con la Russia sia con la Cina.

Se il SNS vincerà, Vučić cercherà di formare un nuovo governo e di stabilizzare il sistema politico dopo quasi due anni di proteste. Se la Lista degli Studenti otterrà abbastanza seggi da poter formare un governo da sola o insieme ai suoi alleati, la Serbia potrebbe entrare in una fase politica completamente nuova. E se il risultato dovesse essere molto vicino o contestato, esiste una reale possibilità che la crisi politica continui anche dopo la chiusura dei seggi.

Per tutti questi motivi queste non sono semplici elezioni per scegliere un nuovo parlamento. Sono un test sulla tenuta del modello politico che ha dominato la Serbia per oltre dieci anni e una prova per capire se un nuovo movimento non legato ai partiti tradizionali possa cambiare quel modello.

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