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Come IA e robot offrono compagnia alle persone con Alzheimer

Stevie II, il primo robot di assistenza sociale d’Irlanda dotato di intelligenza artificiale (IA), è stato sviluppato da ingegneri di robotica al Trinity College di Dublino.
Stevie II, il primo robot irlandese di assistenza sociale con funzioni di intelligenza artificiale, è stato sviluppato da ingegneri di robotica al Trinity College Dublin. -  Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Yolaine De Kerchove Dexaerde
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Dai robot conversazionali alle voci alimentate dall'intelligenza artificiale, ospedali e case di riposo in Francia sperimentano nuove tecnologie per aiutare le persone con Alzheimer e altre malattie neurodegenerative.

All'ospedale Broca di Parigi, pazienti anziani partecipano a esperimenti che coinvolgono diversi robot.

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Il robot NAO usa domande ed esercizi per incoraggiare la conversazione e stimolare le capacità cognitive. In una sessione chiede ai pazienti di completare proverbi familiari.

"Vi darò l'inizio di un proverbio e voi potete provare a dirmi come finisce", dice il robot.

Un altro dispositivo, Paro, è pensato per offrire conforto terapeutico. La foca robotica è dotata di sensori che le permettono di reagire ai movimenti e ai suoni del paziente.

C'è poi Miroki, un robot progettato per interagire con i pazienti attraverso la conversazione.

Per Michele, 72 anni, l'esperienza è insolita ma non inquietante. "No, non sono preoccupata, ma preferisco il contatto umano", dice.

I pazienti reagiscono in modo diverso

I ricercatori spiegano che non esiste una sola risposta a questa tecnologia. "Le reazioni sono di ogni tipo", afferma Lea Vecchioni, psicologa e ingegnere di ricerca al Broca Living Lab.

"Alcuni pazienti restano quasi stupiti. Trovano straordinario vedere nella realtà cose che finora avevano visto solo in televisione." Ma altri, aggiunge, "rifiutano chiaramente la tecnologia e i robot".

I ricercatori vogliono capire se le macchine possono aiutare i pazienti a partecipare alle diverse forme di terapia.

"Il robot può agire da facilitatore e aiutare a coinvolgere i pazienti nelle sedute di terapia", spiega Maribel Pino, ricercatrice in psicologia cognitiva e direttrice di ricerca al Broca Living Lab.

Le possibili applicazioni includono la stimolazione cognitiva, la logopedia, la fisioterapia e la riabilitazione psicomotoria.

Un'IA personalizzata per ogni residente

Nella Francia meridionale, un altro esperimento utilizza l'intelligenza artificiale in una casa di riposo. Alla struttura La Septfontoise, nel Tarn-et-Garonne, il personale sta testando Livana, un sistema di IA pensato per sostenere i residenti quando diventano agitati.

La tecnologia funziona tramite telefono e può creare conversazioni personalizzate. Prima dell'avvio del test, il personale ha raccolto informazioni biografiche sui residenti, con il consenso e la collaborazione delle famiglie. Possono includere dettagli sui loro interessi e sulle loro storie di vita.

Queste informazioni vengono poi usate per personalizzare la voce del sistema e il contenuto delle sue interazioni. "La voce può contenere elementi che aiutano a calmare il residente, in base ai suoi interessi e alla sua storia di vita", spiega la psicologa Elodie Jammes.

Il sistema viene esplorato come approccio non farmacologico per i residenti che vivono con l'Alzheimer o altre patologie neurodegenerative.

Uno strumento per chi si prende cura dei pazienti

Per la direttrice de La Septfontoise, Ghislaine Verines, la tecnologia potrebbe offrire una forma in più di sostegno sia ai residenti sia al personale.

"L'obiettivo della sperimentazione è esplorare approcci non farmacologici che possano migliorare il benessere dei residenti, fornendo al tempo stesso un ulteriore supporto al personale di cura", afferma.

Gli esperimenti si svolgono mentre i ricercatori cercano nuovi modi per sostenere le persone con disturbi cognitivi.

Ma Pino sottolinea che il ruolo della robotica deve restare ben definito. "Non penso che la robotica vada considerata come uno strumento sostitutivo", dice.

"Sono pur sempre strumenti, per quanto sofisticate possano diventare le loro capacità conversazionali o la loro presenza." E c'è una cosa, aggiunge, che la tecnologia non potrà mai offrire. "Non sostituiranno mai le relazioni umane essenziali di cui le persone hanno bisogno."

Tecnologia, ma non al posto delle persone

Gli esperimenti condotti in Francia mostrano la varietà di modi in cui l'IA e la robotica vengono esplorate nell'assistenza alle persone con demenza. Alcune tecnologie puntano a stimolare la conversazione.

Altre si concentrano sulla terapia, il conforto o il sostegno personalizzato.

Ma i ricercatori sottolineano che il loro scopo non è sostituire chi si prende cura dei pazienti. Le prove servono piuttosto a capire cosa possa aggiungere la tecnologia all'assistenza, mantenendo al centro il contatto umano.

Video editor • Yolaine De Kerchove Dexaerde

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