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"L'Europa deve passare a una produzione bellica" dice il ministro della Difesa polacco

Il vicepremier e ministro della Difesa della Polonia Wladyslaw Kosiniak-Kamysz parla durante una conferenza stampa a Varsavia, in Polonia, il 26 settembre 2025.
Il vice primo ministro e ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz parla durante una conferenza stampa a Varsavia, Polonia, il 26 settembre 2025. -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Angela Skujins
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La Polonia chiede all'Europa una produzione militare da tempo di guerra: la Russia accelera sulle munizioni mentre l'UE cerca di colmare il divario industriale

L'Europa deve adottare una mentalità da tempo di guerra nella produzione di armamenti, oppure rischia di pagare un prezzo elevato in futuro. È l'avvertimento del ministro della Difesa polacco e vice primo ministro Władysław Kosiniak-Kamysz, che chiede ai Paesi europei di accelerare il riarmo e rafforzare la capacità industriale del settore militare.

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"È arrivato il momento per l'Europa di prepararsi a difendersi, moltiplicando la propria produzione nel settore della difesa", ha dichiarato martedì durante una conferenza stampa a margine del Warsaw Security Forum. Il ministro ha indicato nella riconversione dell'industria militare verso un modello di produzione da tempo di guerra una priorità per il continente.

"È quello che sta facendo in questo momento la Federazione russa. Non possiamo ignorare questo fatto", ha aggiunto, sottolineando il divario tra la capacità produttiva russa e quella europea.

Russia avanti nella produzione di munizioni

Mosca aveva già orientato la propria industria della difesa verso un assetto di guerra prima dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel 2022. Secondo le stime, nel 2026 la Russia destinerà il 7,5 per cento del proprio prodotto interno lordo alle forze armate.

Un rapporto del servizio di intelligence estone stima che nel 2025 la Russia abbia prodotto circa sette milioni di munizioni tra colpi di artiglieria, mortaio, carro armato e razzi. Le forze russe impiegano attualmente tra 10.000 e 15.000 colpi al giorno nella guerra contro l'Ucraina.

L'industria europea, invece, sconta decenni di sottoinvestimenti e una forte frammentazione tra i diversi sistemi produttivi nazionali. Secondo un rapporto sulla prontezza militare europea, i 27 Stati membri dell'Unione europea e la Norvegia dovrebbero produrre complessivamente soltanto due milioni di proiettili da 150 millimetri nel 2026.

Il divario nella produzione di munizioni evidenzia le difficoltà dell'Europa nel sostenere un eventuale conflitto prolungato e nel garantire forniture sufficienti alle proprie forze armate e ai Paesi alleati.

Riarmo europeo, la spesa cresce ma non basta

Gli sforzi di riarmo dei Paesi europei e degli alleati della NATO hanno innescato il più forte aumento annuale della spesa militare dalla fine della Guerra fredda. La crescita degli investimenti, tuttavia, non ha ancora eliminato le criticità legate alla capacità industriale e alla disponibilità di armamenti.

Nel 2025 la spesa complessiva per la difesa dei Paesi dell'Unione europea è stata stimata in 418 miliardi di euro, pari al 2,2 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione.

Per Kosiniak-Kamysz, aumentare gli stanziamenti non è sufficiente: occorre trasformarli in una maggiore capacità di produrre armi e munizioni, riducendo la dipendenza dalle forniture esterne e rafforzando la preparazione militare europea.

"Non farlo sarebbe un errore costoso per gli europei", ha avvertito il ministro, secondo cui l'inazione avrebbe ripercussioni anche sulle generazioni future.

Polonia in prima linea nel riarmo

Varsavia è tra le capitali europee che investono maggiormente nella difesa in rapporto alle dimensioni della propria economia. Secondo l'inviato statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, la Polonia destina il 4,7 per cento del PIL alle capacità fondamentali di difesa.

La posizione geografica del Paese, confinante con la Bielorussia e vicino al territorio russo di Kaliningrad, contribuisce a spiegare la priorità assegnata alla sicurezza militare.

Il messaggio di Varsavia è rivolto all'intera Europa: di fronte alla capacità russa di sostenere la produzione bellica, il riarmo non può limitarsi all'aumento dei bilanci. Deve tradursi in una trasformazione industriale in grado di garantire forniture rapide e adeguate alle esigenze di difesa del continente.

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