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Alluvioni e catastrofi naturali, l’Africa migliora ma milioni di persone restano senza allarmi

ARCHIVIO: In questa foto diffusa dall'Organizzazione nazionale di gestione dei disastri del Ghana, si vedono quartieri allagati ad Accra, 29 giugno 2026
ARCHIVIO: in questa foto diffusa dall'Organizzazione nazionale di gestione delle catastrofi del Ghana si vedono quartieri allagati ad Accra, 29 giugno 2026 -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Kwabena Adu-Gyamfi & Africanews
Pubblicato il
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La resilienza cresce in Africa, ma gli allarmi sui disastri naturali non raggiungono tutti. Tecnologia e preparazione sono decisive per salvare vite

L’Africa è la regione del mondo che ha registrato i progressi più rapidi nella capacità di affrontare e superare i disastri climatici e naturali. Ma dietro i miglioramenti della resilienza restano forti disuguaglianze nell’accesso agli allarmi e agli strumenti necessari per proteggere le comunità più vulnerabili.

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A fotografare la situazione è la quarta edizione del World Risk Poll della Lloyd’s Register Foundation, realizzata nel 2025 da Gallup attraverso oltre 143.000 interviste in 140 Paesi e territori. La ricerca evidenzia i progressi compiuti dalle regioni africane dal 2023, ma mette in guardia sulle lacune nei sistemi di allerta precoce, fondamentali per ridurre le conseguenze di eventi estremi e altre emergenze.

Africa, la resilienza cresce in tutte le regioni

I miglioramenti più significativi riguardano l’Africa settentrionale, che ha guadagnato cinque punti nell’indice di resilienza. Seguono l’Africa meridionale con quattro punti e l’Africa orientale, centrale e occidentale con tre punti ciascuna.

A contribuire ai progressi sono diversi fattori, tra cui la maggiore diffusione di Internet, una migliore preparazione delle famiglie e una maggiore capacità di affrontare economicamente le emergenze. Tra i Paesi che hanno contribuito ai risultati regionali figurano Kenya, Egitto, Uganda, Algeria e Nigeria, sebbene le dinamiche varino da un contesto all’altro.

L’indice misura su una scala da zero a 100 la capacità delle persone di assorbire e superare grandi shock. La valutazione considera quattro dimensioni: resilienza individuale, preparazione delle famiglie, sostegno della comunità e condizioni generali della società.

I dati non indicano che l’Africa sia diventata il continente più resiliente al mondo, ma che le sue regioni hanno registrato i miglioramenti più rapidi nel periodo analizzato.

Allarmi sui disastri, in Africa centrale e occidentale li riceve meno della metà

Il quadro presenta tuttavia una contraddizione: i progressi nella resilienza non garantiscono necessariamente una maggiore protezione quando si verifica un’emergenza.

In Africa centrale e occidentale, soltanto il 47 per cento degli adulti colpiti da disastri ha dichiarato di aver ricevuto un avvertimento. Un dato che mette in evidenza le difficoltà nel raggiungere tempestivamente le persone esposte a eventi potenzialmente pericolosi.

Il problema riguarda soprattutto i Paesi a basso reddito. A livello globale, negli ultimi cinque anni quasi un adulto su tre in questi Paesi ha riferito di essere stato colpito da un disastro, contro il 16 per cento nelle nazioni ad alto reddito.

Eppure, tra le persone colpite, soltanto il 64 per cento nei Paesi a basso reddito ha ricevuto un’allerta, rispetto all’84 per cento nei Paesi più ricchi.

Anche ricevere un avviso, però, non significa essere in grado di mettersi al sicuro. Meno della metà delle persone avvertite nei Paesi a basso e medio-basso reddito ha adottato misure prima che il disastro si verificasse. Nei Paesi ad alto reddito la percentuale sale al 71 per cento.

Per Nancy Hey, direttrice dell’area evidenze e analisi del Global Safety Evidence Centre della Lloyd’s Register Foundation, questi risultati dimostrano quanto sia importante investire nella preparazione delle comunità.

"Un allarme vale solo in base a ciò che le persone possono farci", ha affermato.

Telefoni cellulari e più canali per salvare vite

La tecnologia mobile potrebbe contribuire a ridurre le lacune nei sistemi di allerta precoce. Secondo lo studio, circa 1,1 miliardi di adulti nel mondo hanno sperimentato un disastro negli ultimi cinque anni. Di questi, quasi 220 milioni non hanno ricevuto alcun avvertimento prima dell’evento.

Tra le persone rimaste senza allerta, il 77 per cento possedeva un telefono cellulare: oltre 170 milioni di persone potenzialmente raggiungibili attraverso strumenti di comunicazione più efficaci.

La ricerca evidenzia inoltre una correlazione tra il numero di canali attraverso cui viene diffuso un avviso e la probabilità che le persone agiscano per proteggersi. Tra chi ha ricevuto un’allerta attraverso un solo canale, il 37 per cento ha adottato misure concrete. La quota sale al 51 per cento quando i canali sono due e al 64 per cento quando sono tre.

Sms, televisione e social media possono quindi contribuire a raggiungere un numero maggiore di persone e aumentare le possibilità che il messaggio venga recepito in tempo.

Ma la tecnologia, da sola, non basta: per trasformare un avviso in un’azione concreta servono anche informazioni comprensibili, fiducia, risorse e la possibilità materiale di mettersi al sicuro.

Malawi, la prevenzione comincia dalle comunità

In alcune aree dell’Africa sono già in corso iniziative per rafforzare la preparazione locale. In Malawi, a gennaio, volontari hanno mobilitato le comunità per ripulire i canali di scolo prima dell’arrivo di piogge estreme, secondo la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

L’iniziativa mostra come interventi pratici e organizzazione locale possano contribuire a ridurre i rischi prima che si verifichino condizioni meteorologiche pericolose.

Caroline Zastiral, responsabile globale facente funzione per la riduzione del rischio di disastri e la resilienza, sottolinea che l’efficacia degli avvisi dipende dalla capacità delle persone di reagire.

"Gli avvisi portano all’azione quando le persone hanno la fiducia, le conoscenze, il tempo e le risorse per proteggere se stesse, i propri cari e i propri beni", ha dichiarato.

La ricchezza non garantisce la resilienza

La ricerca mette in discussione anche l’idea che una maggiore ricchezza nazionale si traduca automaticamente in una migliore capacità di affrontare le emergenze. I Paesi più poveri risultano maggiormente esposti ai disastri e presentano maggiori difficoltà nel raggiungere le persone con gli avvisi e nel consentire loro di reagire.

A livello globale emerge inoltre una tendenza contrastante: la resilienza della società, che comprende anche la fiducia nelle istituzioni nazionali, è passata da 63 punti nel 2021 al record di 66 nel 2025. La resilienza individuale, invece, è scesa da 46 a 42 punti, il livello più basso mai registrato dall’indice.

La Lloyd’s Register Foundation invita quindi governi e autorità responsabili della gestione delle emergenze ad ampliare la copertura dei sistemi di allerta e a investire maggiormente nella preparazione delle famiglie.

Anche Andrew Tupper, responsabile dei Servizi di allerta precoce dell’Organizzazione meteorologica mondiale, sottolinea che gli avvisi devono essere parte di un sistema capace di mettere le comunità nelle condizioni di reagire.

"Un sistema di allerta precoce è inutile se non mette le persone nella condizione di agire", ha affermato.

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