L'emiro del Qatar, parlando alla nazione, ha dichiarato che il Paese ha superato con resilienza la guerra con l'Iran e che ora vuole rafforzarsi diversificando l'economia e puntando su industrie decarbonizzate
L'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, ha dichiarato martedì che il Paese "uscirà da questa crisi più resiliente e meglio attrezzato per adattarsi ai cambiamenti globali". L'emiro della nazione mediorientale ha illustrato in questo senso le strategie nazionali che ora puntano anche a diversificare l'economia verso i "settori non legati al petrolio", oltre al tradizionale modello di fornitura globale di gas naturale liquefatto che il Qatar intende rafforzare.
In un discorso alla nazione, pronunciato all'apertura della sessione annuale del Consiglio della Shura a Doha, lo sceicco ha ricordato che "il Qatar è stato attaccato sul proprio territorio dall'Iran, in una palese violazione della propria sovranità, delle disposizioni del diritto internazionale e dei principi di buon vicinato". Ma ha precisato che "il Qatar ha sempre preferito risolvere le controversie attraverso il negoziato e mezzi diplomatici e pacifici".
Sicurezza, energia e resilienza nel discorso alla nazione dell'emiro del Qatar
Al Thani ha quindi affermato: "Il nostro diritto di difendere la nostra sovranità non è in contraddizione con la nostra determinazione a evitare una guerra più ampia". L'Iran ha sempre sostenuto però di aver preso di mira solo infrastrutture statunitensi situate sui territori dei Paesi vicini.
L'emiro ha poi ribadito la necessità di una cooperazione tra i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc), affermando che "la sicurezza e la tutela della loro sovranità e stabilità non sono negoziabili". In questo senso, ha proposto "di raddoppiare gli sforzi per garantire la sicurezza della navigazione nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, e per proteggere gli impianti energetici e idrici, oltre alle infrastrutture civili".
Ha poi fatto riferimento agli "eventi straordinari" che hanno colpito il Paese e la regione, che "hanno dimostrato (...) la nostra capacità di rispondere alle crisi in modo efficiente e responsabile", aggiungendo che "la resilienza non nasce nel momento della crisi; è piuttosto il risultato della pianificazione che la precede. In questa situazione il Qatar ha assunto tre responsabilità allo stesso tempo: proteggere la propria sovranità, svolgere il suo ruolo nella sicurezza energetica e nell'economia globale e mantenere aperte le porte della diplomazia".
L'emiro del Qatar ha delineato "quattro elementi chiave" che hanno definito la strategia del Paese nell'affrontare la crisi in Medio Oriente: "Difendere con fermezza la patria senza lasciarsi trascinare in una guerra; garantire la continuità dei servizi essenziali, delle catene di approvvigionamento e dell'attività economica; contribuire agli sforzi per ottenere un cessate il fuoco e riaprire le rotte marittime; sollecitare i negoziati e cercare opportunità per tornare al dialogo e raggiungere soluzioni pacifiche".
"Crisi in Qatar si ripercuotono sui consumatori di tutto il mondo"
Il Qatar mantiene un ruolo centrale nei sistemi energetici globali, fornendo circa un quinto del gas naturale liquefatto (Gnl) mondiale. Per questo Al Thani ha spiegato che "qualsiasi interruzione che lo colpisca si riflette rapidamente sui mercati e sui consumatori di tutto il mondo. La chiusura dello Stretto di Hormuz, insieme ai danni diretti inflitti ad alcuni impianti energetici nella città industriale di Ras Laffan, hanno interrotto una quota significativa delle esportazioni del Paese.
Secondo l'emiro, Doha ha assorbito lo shock concentrandosi sui "settori non legati agli idrocarburi", che "hanno continuato a crescere, portando il loro contributo a circa l'80% del Pil reale". Tali alternative riflettono "la resilienza dell'economia nazionale e la sua capacità di mantenere la crescita in circostanze eccezionali e complesse", e che "gli investimenti esteri diretti sono aumentati".
Il sovrano ha anche reso noto che "le entrate complessive sono diminuite del 42% nella prima metà dell'anno, mentre la spesa pubblica è calata del 14%, senza compromettere i servizi essenziali né le priorità di sviluppo", poiché "lo Stato non ha ceduto al panico". Al contrario, ha continuato a guardare al futuro con fiducia nell'economia nazionale. Abbiamo scelto di mantenere le nostre priorità di sviluppo, per sostenere il dinamismo economico in corso del Qatar".
"Le politiche adottate dallo Stato prima della crisi, tra cui il rafforzamento delle riserve, la riduzione del debito pubblico, la definizione del bilancio su ipotesi prudenziali del prezzo del petrolio e lo sviluppo delle entrate non petrolifere, ci hanno permesso finora di assorbire le ripercussioni di questa crisi", ha osservato.
La crisi come trampolino per accelerare la diversificazione economica
Guardando al futuro, lo sceicco ha spiegato che l'obiettivo nazionale "non è tornare alla situazione precedente alla crisi, ma utilizzare la ripresa come trampolino per accelerare la diversificazione economica e rafforzare le capacità nazionali. Il nostro dovere è quello di puntare sempre al meglio, ma dobbiamo anche essere preparati agli scenari peggiori, e tutti - istituzioni e cittadini - devono assumersi le proprie responsabilità", ha detto l'emiro rivolgendosi alla nazione.
Ha illustrato i piani del Paese per il settore energetico, che includono l'espansione del progetto North Field Gas per aumentare la capacità di produzione di Gnl, i progressi del progetto Golden Pass negli Stati Uniti e l'incremento degli investimenti e delle partnership internazionali di QatarEnergy, "insieme allo sviluppo dell'industria petrolchimica, dei progetti di energia fotovoltaica e agli sforzi per rafforzare la sicurezza idrica". Ha poi indicato come priorità la sicurezza alimentare, l'agricoltura, la tecnologia, l'efficienza istituzionale, gli investimenti nell'istruzione "per affrontare le sfide del nostro tempo" e nella trasformazione digitale.
La causa palestinese resta una priorità per il Qatar
Il sovrano ha infine ribadito che la causa palestinese resta una priorità per il Qatar, affermando che "quanto è accaduto nella Striscia di Gaza è senza dubbio un genocidio, e i responsabili non devono sfuggire alla giustizia". Ha avvertito inoltre dei "pericoli" derivanti dagli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania, "senza contare le ripetute incursioni nella moschea di Al-Aqsa e le innumerevoli violazioni delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario".
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha d'altra parte attaccato più volte il Qatar, definendolo "uno Stato ostile". Oltre Gaza e il Golfo, l'emiro ha confermato il ruolo continuo del Qatar nella mediazione di accordi politici per risolvere le crisi in Sudan, Libia, Yemen e Somalia.