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Intervista a David Guetta: "Quando la pandemia finirà ci sarà la più grande festa di tutti i tempi"

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Intervista a David Guetta: "Quando la pandemia finirà ci sarà la più grande festa di tutti i tempi"
Diritti d'autore  euronews   -   Credit: Dubai
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È il dj numero uno al mondo, ha venduto oltre 40 milioni di dischi. Abbiamo incontrato David Guetta in occasione della sua esibizione per beneficenza all'eliporto del Burj Al Arab, a Dubai, con cui ha raccolto fondi a sostegno della battaglia globale contro il Covid.

David, come è nata questa iniziativa?

Si chiama United at Home. Ho cominciato a Miami, ho continuato a New York e a Parigi, di fronte al Museo del Louvre, e ora sono qui, in questo luogo straordinario. L'idea è quella di raccogliere del denaro per le persone in difficoltà, ma è anche un'occasione per divertirmi e intrattenere le persone. Perché non dimentichiamo che la gente ha ancora bisogno di essere intrattenuta. Ed è per questo che penso abbia avuto molto successo.

Immagino che per rimettere in moto l'industria dell'intrattenimento, tu abbia dovuto cambiare il tuo modo di lavorare. Sì, assolutamente. È stata una sfida per me all'inizio, perché sono abituato ad avere persone reali di fronte a me, ma dopo tutti i riscontri positivi che ho avuto negli spettacoli precedenti mi sono reso conto di quanto sia stato utile e di quanto la gente abbia apprezzato. Quindi ora devo immaginare il pubblico. Penso che questo spettacolo sarà probabilmente il più spettacolare di tutti perché la produzione è davvero folle, sono molto eccitato. È davvero incredibile. Voglio dire, l'edificio in sé è davvero iconico e speciale. Ma con la produzione diventa davvero impressionante.

Come pensi che dovrebbe muoversi l'industria musicale in futuro? Cosa dovrà cambiare per continuare ad avere successo?

Spero che non dovremo cambiare troppo e che molto presto siano tutti vaccinati, in modo da poter tornare a dei veri concerti. Ma penso che ora questa sia l'unica soluzione possibile e continuerà ad essere un'opzione anche per il futuro. Con molte persone sto parlando anche di spettacoli in realtà virtuale. E' un settore in forte sviluppo. Penso che sia interessante, lo vedo con i miei figli: sono in contatto con i loro amici grazie i videogiochi. Giocano indossando un casco e possono parlare tra loro. Questo mi ha fatto pensare molto alle nuove generazioni.

Hai menzionato i programmi di vaccinazione. Sei stato molto esplicito sul tuo essere contro i no-vax. Perché ritieni importante che le persone si facciano vaccinare?
Beh, non vedo altra soluzione ad essere onesto, mi sento molto fortunato perché sono a Dubai e sono stato in grado di farlo. Mi sono vaccinato. È una scelta molto personale. Non sto cercando di forzare le persone a fare quello che non vogliono, ma non vedo nessun altra soluzione. Cos'altro potremmo fare? Non possiamo rimanere così per sempre e lasciare che l'economia muoia e il mondo vada a pezzi. Io sono francese, il paese della rivoluzione, all'inzio eravamo tra i più scettici sul vaccino. Ora vedo che i numeri stanno cambiando e sempre più persone vogliono farsi vaccinare, il che è una buona notizia secondo me.

Hai registrato Let's Love con Sia durante il lockdown. Com'è stato fare musica in quel periodo? Come ti ha influenzato l'isolamento? Come per tutti ovviamente non è stata una bella cosa. Ma allo stesso tempo, cerco di trarre il meglio da ogni situazione. E devo dire che, da un punto di vista creativo, è andata molto bene. E continua ad andare bene, visto che sto passando più tempo a casa e meno in aereo. Questo mi dà più tempo per fare musica.

Sei nato a Parigi, ma hai fatto di Dubai la tua casa negli ultimi anni. Questo posto è molto speciale per te. Perché ti piace stare a Dubai? Onestamente, al momento, questo è forse il posto migliore del mondo, è ancora molto vivo. È il posto più sicuro che abbia mai visto. Per quanto riguarda il Covid finora hanno gestito bene la situazione, quindi spero che rimanga tutto così, vedremo in futuro. Per il momento c'è ancora una bella vita sociale e allo stesso tempo un elevato livello di sicurezza, è un buon equilibrio.

Sei conosciuto a livello internazionale come il nonno della musica dance.
Odio questa cosa, qualcuno mi aveva definito il padrino della musica dance e non so come sia diventato il nonno. Mi chiedo se io sia davvero così vecchio. Ma in fondo, perché no? Non c'è dubbio che abbia dedicato la mia vita alla musica dance. Dal funk all'house, all'hip hop all'EDM, comunque tu voglia chiamarla. Ho dedicato la mia vita a far ballare la gente.

Tu hai cominciato ad esibirti nel giro dei locali parigini, facendo il dj nei club, e poi ovviamente hai usato le tue abilità per pubblicare dischi in tutto il mondo. Qual è stato, secondo te, il più grande cambiamento nell'industria da quando hai cominciato? C'è stato un cambiamento enorme. Quando ho cominciato non esistevano i dj internazionali, semplicemente non c'erano. Non avrei mai immaginato che un giorno avremmo venduto biglietti con il nostro nome e ancora meno che avremmo riempito gli stadi. Era qualcosa di impossibile da immaginare.

Cosa ci riserva il futuro?
È qualcosa a cui penso spesso. Come ho già detto penso che il discorso sulla realtà virtuale sia molto interessante. E soprattutto penso che, quando tutto questo sarà finito, ci sarà la più grande festa di tutti i tempi. Sono pronto a tornare ad esibirmi e a fare spettacoli uno dietro l'altro, ogni giorno, perché mi manca davvero tanto.