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La nuova frontiera nei trasporti, l'area africana di libero scambio e le licenze per gli influencer

La nuova frontiera nei trasporti, l'area africana di libero scambio e le licenze per gli influencer
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La tecnologia hyperloop sta per rivoluzionare i trasporti? E poi, quando sarà implementato l'accordo di libero scambio fra 54 paesi africani, alcuni ne trarranno maggiori benefici rispetto ad altri? Infine, "una licenza per gli influencer": come un paese del Medio Oriente regolamenta le star dei social media. Parliamo di tutto questo in quest'edizione di Business Line.

Come volare nello spazio

Una rivoluzione sta per investire il settore dei trasporti. La tecnologia hyperloop punta a sfruttare la levitazione magnetica per far viaggiare capsule a velocità fino a 300 metri al secondo. Ne abbiamo parlato con Harj Dhaliwal, direttore generale di Virgin Hyperloop One per il Medio Oriente e l'India.

Che cos'è la tecnologia hyperloop?

"La tecnologia hyperloop è un'affascinante unione di ingegneria spaziale, aerospaziale e ferroviaria ad alta velocità. Abbiamo un tubo da cui estraiamo l'aria, che fa sì che sia come se si volasse nello spazio. All'interno di quest'ambiente collochiamo un veicolo che chiamiamo pod. Questo pod viene sollevato usando la levitazione elettromagnetica, poi viene spinto in avanti usando motori a induzione lineare. Questo ci permette di raggiungere velocità estremamente elevate in un ambiente protetto.

Immaginate se il tempo e la distanza non fossero un limite. Abbiamo dimostrato che questa tecnologia funziona. La velocità che abbiamo raggiunto in mezzo chilometro è di poco inferiore ai 400 chilometri all'ora.

Non abbiamo alcun dubbio che sia possibile raggiungere la velocità teorica di 1.100 chilometri all'ora. E sicuramente entro la fine del 2027 ci saranno persone che si sposteranno grazie a questa tecnologia.

Immaginate di salire nella vostra auto a guida autonoma. Quest'auto entrerebbe in un pod hyperloop. Il pod vi porterebbe migliaia di chilometri più in là. Il vostro veicolo poi si sposterebbe da solo verso la vostra destinazione. Sarebbe il viaggio definitivo, senza soluzione di continuità. Ed è quello che ci aspettiamo accada fra 10, forse 15 anni".

Qui a Dubai state collaborando con uno dei maggiori operatori portuali del mondo, DP World. Può dirci di più?

"L'obiettivo finale è un Golfo connesso. Questo significa poter viaggiare da Abu Dhabi a Ryiadh in 48 minuti, o da Dubai ad Abu Dhabi in 12 minuti. Penso che la vera collaborazione sia nata dalla visione di DP World per il futuro del trasporto merci globale.

Immaginate se il tempo dalla produzione alla consegna, invece di essere settimane come nelle spedizioni tradizionali, fosse ridotto a poche ore. Penso che l'impatto probabilmente sarà paragonabile a quello dell'invenzione dell'aereo nel 1904. Direi che la corsa è cominciata".

Nigeria in ansia da accordo commerciale

Mentre potenze mondiali come il Regno Unito e gli Stati Uniti iniziano a sottrarsi agli accordi commerciali multilaterali, il continente africano sta cercando di implementare un accordo fra 54 paesi che creerebbe un mercato di più di 3 mila miliardi di euro. Ma qualcuno, in un paese che ha già aderito all'accordo, si sta facendo prendere dall'ansia.

L'Area di Libero Scambio Continentale Africana punta a creare un mercato unico stimolando gli scambi intra-africani, che costituivano solo il 17 per cento delle esportazioni nel 2017. I promotori dell'accordo, come il Sudafrica e il Kenya, sostengono che darà alle aziende africane accesso a milioni di nuovi clienti. Ma molti nel più grande mercato del continente, la Nigeria, temono che merci a basso costo provenienti da vicini più competitivi possano nuocere alla produzione locale. Per Adeleke Adeleye, direttore operativo di Fae Limited, "Non è affatto un giocare alla pari. Io considero la Nigeria il leone dell'Africa: abbiamo la popolazione più numerosa, abbiamo il mercato più grande, quindi la sensazione è che diamo molto e in cambio non otteniamo abbastanza".

L'economia nigeriana, con un pil di quasi 400 miliardi di euro e una popolazione di 190 milioni di abitanti, cela in realtà grosse debolezze: la dipendenza dalle esportazioni di greggio, il contrabbando del petrolio e le cattive condizioni delle infrastrutture di trasporto.

Per poter approfittare pienamente dell'accordo di libero scambio, la Nigeria avrebbe bisogno di investire 13 miliardi e mezzo di euro all'anno per rimodernare i trasporti e le reti elettriche. Ma sarebbe un piccolo prezzo da pagare per una maggiore capacità industriale, che secondo Akimwumi Adesina, presidente della Banca africana di Sviluppo, è indispensabile: "L'Africa deve avere una sua capacità industriale per trarre vantaggio da un mercato di 3 mila miliardi di euro con l'Area di Libero Scambio Continentale Africana"

Se la Nigeria rallenta l'implementazione dell'accordo, c'è il timore che possa naufragare del tutto. Ma se potrà competere nei nuovi mercati, il potenziale di crescita è enorme.

Una licenza per gli influencer

Nella regione del Medio oriente e Nord africa si trovano alcuni dei social media influencers meglio retribuiti al mondo. I grandi marchi sono disposti a pagare bene per assicurarsi che raggiungano i loro clienti. Ma ora gli Emirati hanno messo in atto provvedimenti imponendo agli influencer una licenza.

Ma che cosa significa essere un influencer? Per la fashionista saudita Alanoud Badr significa avere un impatto. È quello che fa da più di dieci anni, prima con il suo blog e poi con la marca d'abbigliamento, Lady Fozaza, che ha creato nel 2011 negli Emirati Arabi Uniti, attirando l'attenzione di celebrità come Lady Gaga e Kim Kardashian, insieme a quasi 750 mila follower su Instagram. Anche i brand si sono interessati a lei, e hanno cominciata a pagarla per vendere i loro prodotti.

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Lei non si stupisce: "Si sono detti - spiega - che se ho un legame speciale con i miei follower, qualsiasi cosa io dica avrà un impatto. E se voglio promuovere un marchio o altro, i follower reagiranno. Tutto questo ha un valore per cui sono disposti a pagare".

Il problema per questi grandi brand è il rischio di ingaggiare influencer con molti follower ma basso coinvolgimento. Esistono anche falsi account o account ghost inattivi. Quindi per regolamentare il settore del social media marketing, gli Emirati hanno reso obbligatorie delle licenze per gli influencer.

Ne sono già state rilasciate 1.700. Una licenza costa circa 4 mila dollari all'anno. I candidati devono avere almeno 21 anni d'età e un diploma di laurea. Un influencer può anche entrare a far parte di un'agenzia, tagliando i costi e lavorando con la licenza dell'agenzia. Il proprietario di una di queste agenzie, Ashley Cadzow, dice che la regione Mena vanta alcuni degli inflencer più costosi al mondo, in grado di incassare fra i 3 mila e i 10 mila dollari a missione: "Mi ritrovo costantemente in riunioni in cui i brand chiedono: come parliamo con l'Arabia Saudita o in generale con i paesi del Golfo? Il modo per farlo sono gli influencer", conclude.

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