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Perché il record di stabilità del governo Meloni è importante per i Paesi europei che voteranno nel 2027

Italian Prime Minister Giorgia Meloni speaks during a press conference at the Federal Chancellery during the E5 summit of leading European nations ahead of the upcoming NATO s
Italian Prime Minister Giorgia Meloni speaks during a press conference at the Federal Chancellery during the E5 summit of leading European nations ahead of the upcoming NATO s Diritti d'autore  AP Photo/Luca Bruno, File
Diritti d'autore AP Photo/Luca Bruno, File
Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il
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“Governo più stabile, Italia più forte”, recita lo slogan della kermesse a Bari che celebra il governo Meloni come il più lungo della storia d'Italia. Ma nel 2027 si va a elezioni, in Italia e in altri Paesi d'Europa. Le analisi dei politologi Lazar, Orsina, Pasquino e D'Alimonte per Euronews

È al porto di Bari che questo venerdì la premier Giorgia Meloni celebra i suoi quattro anni al Governo: la legislatura più lunga negli ottant'anni del secondo dopoguerra.

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"Il record è indubbio, e se riuscisse a chiudere la legislatura senza nessuna crisi di governo entrerebbe nella storia repubblicana", dice a Euronews Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica nell'Università di Bologna.

E ancora: "Tutt'Europa ha colto la capacità di leadership di Giorgia Meloni. E hanno visto anche che sa muoversi sul fronte internazionale, persino direi con un po' di opportunismo. Vedere la stessa Presidente del Consiglio italiana per quattro anni consecutivi, è stato qualcosa di molto importante".

E infatti per tornare al palco di Bari,la scritta “Governo più stabile, Italia più forte” campeggia ovunque. "Ma la stabilità di Meloni è frutto del caso, non di un cambiamento strutturale", nota Roberto D'Alimonte, politologo e fondatore del CISE - Centro Italiano Studi Elettorali.

"Ma è un dato di fatto che se oggi l'Italia conta di più è anche grazie al fatto che Meloni ha partecipato a tutti i consigli europei per 4 anni, a prescindere dalle sue qualità. Da oggi in poi, però si entra in terra incognita".

Perché per Meloni l'ascesa politica di Vannacci è un problema

L'elemento di novità è senza dubbio l'ascesa del Partito di estrema destraFuturo Nazionale, che i sondaggi danno oggi al 7,4%, sopra ai due partiti che la sostengono nella coalizione di Governo (Forza Italia è al 7,3 e la Lega al 5,5). "Meloni si trova di fronte una scelta impossibile", continua il politologo al telefono con Euronews.

"Per vincere le politiche del 2027 dovrebbe aprire la coalizione al partito dell'ex generale Roberto Vannacci" che il quotidiano britannico della grande finanza, Financial Times, ha definito il cavallo di troia della Russia in Italia.

L'ex generale Roberto Vannacci sfiderebbe la linea politica conservatrice, ma europeista moderata e filo-ucraina della premier, minacciandone la coalizione e il consenso popolare in vista delle elezioni del 2027.

Di fatto, "Vannacci terrebbe costantemente un potenziale nuovo governo Meloni sotto ricatto. Ma se Meloni tiene fuori Vannacci rischia di perdere le prossime elezioni" dice D'Alimonte.

E non dimentichiamo che il nuovo Parlamento italiano sarà anche quello che esprimerà il nuovo Presidente della Repubblica, secondo le scadenze istituzionali a febbraio 2029.

Meloni, un modello per Marine Le Pen?

Ma il punto della questione non è solo italiano, anzi. Come spiega a Euronews Marc Lazar, professore emerito di storia e sociologia politica a Sciences Po Parigi e specialista di partiti politici in Europa "nel 2027 si vota in Francia, in Italia, in Spagna e in Polonia. I risultati saranno fondamentali per capire verso che Europa andremo".

In Polonia Diritto e Giustizia, partito molto vicino a Fratelli d'Italia, non sembra sarà capace di tornare al potere, ma in Spagna Vox, il cui presidente è legato a Meloni da un rapporto molto stretto, potrebbe andare al governo assieme al Partito Popolare, forza storica di centro-destra, aderente al Partito Popolare Europeo.

"E nella destra francese" prosegue Lazar "sono in molti a guardare alla coalizione di partiti conservatori, che Meloni è riuscita a tenere in piedi per quattro lunghi anni, come a un modello".

Tuttavia, Marine Le Pen potrebbe seguire un disallineamento rispetto alle altre forze conservatrici nell'Esagono come anche del resto d'Europa, adottando una sorta di opzione politica nazionale francese.

Dice Lazar: "Le Pen pensa di poter vincere da sola, e se vincesse ritirerebbe subito il sostegno francese all'Ucraina mettendo l'Unione europea in grave pericolo, anche perché la Francia è l'unica potenza nucleare dell'UE".

I difficili rapporti tra destre europee potrebbero quindi incidere sulla coesione dell'Unione, mettendo in sofferenza i fragili equilibri politici mantenuti a fatica negli ultimi anni.

"Sono moltissimi in Europa che faticano a comprendere la rivalità personale ed ideologica tra Meloni e Le Pen, tant'è che il partito di riferimento in Italia di Rassemblement National non è Fratelli d'Italia, ma la Lega di Matteo Salvini."

Infatti RN e Lega siedono nello stesso gruppo all'Europarlamento, Patrioti per l'Europa, mentre FdI e Vox, di Santiago Abascal, fanno riferimento al gruppo dei Conservatori e dei Riformisti per l'Europa.

Perché andiamo verso un'Europa delle Patrie

"Alla fine del prossimo anno, potremmo trovarci in un'Europa delle Patrie costruita sulla collaborazione tra i singoli Stati invece che nell'Europa tendenzialmente sovranazionale che conosciamo", spiega ad Euronews il direttore della School of Government dell'Università Luiss Giovanni Orsina. "Certamente questa ondata di destre è destinata a cambiare profondamente l'Europa, ma non sono catastrofista: la cooperazione e l'integrazione europea ci servono".

Meloni nel 2022 era temuta come una potenziale distruttrice dell'Unione**,** in questi anni ha partecipato ai tavoli europei in maniera costruttiva, ha ottenuto per l'Italia un vicepresidente alla Commissione europea, Raffaele Fitto, l'attuale inviato per la questione cipriota. "Meloni è considerataresponsabile e affidabile nel gioco europeo. Se Le Pen all'Eliseo o addirittura l'AfD si melonizzassero sarebbe quindi una buona notizia" dice Orsina, persuaso che alla fine la realpolitik possa prevalere sul dogmatismo conservatore.

Ciononostante, tutti sia per Marc Lazar che per Giovanni Orsina, non esiste una forma univoca di conservatorismo, quindi le tendenze verso moderazione e radicalismo possono variare a seconda del Paese.

"Ciascun nazionalismo fa storia a sé per definizione, proprio perché è legato alle tradizioni della propria nazione. Per questo ci è così difficile immaginare come sarà un'Europa governata dai nazionalisti" dice Lazar, che conclude: "è tuttavia difficile immaginare un mondo senza l'Unione europea. Sono convinto che alla fine si troverà un modo di farla funzionare".

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