Cinema: "Arthur Rambo", il ritorno di Laurent Cantet

Cinema: "Arthur Rambo", il ritorno di Laurent Cantet
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Di Frédéric Ponsard

Nel 2008 con il film "La Classe" Laurent Cantet aveva conquistato la Palma d'Oro a Cannes e gli elogi del presidente di giuria Sean Penn. La pellicola raccontava la realtà quotidiana di una classe della periferia parigina. Cantet si ispira spesso alla realtà per esaminare la società contemporanea.

Il regista francese è tornato quest'anno con "Arthur Rambo", pellicola ispirata alla vera storia del blogger Mehdi Meklat, celebrato per la sua capacità di raccontare le banlieu francesi ma caduto in disgrazia nel 2017 dopo la scoperta di migliaia di tweet antisemiti, omofobi e di apologia del terrorismo che Meklat aveva scritto usando uno pseudonimo.

Una storia che Cantet ha usato per modellare il personaggio di Karim, scrittore di successo che sui social usa lo pseudonimo Arthur Rambo. "Ha scelto questo pseudonimo che per me è già il ritratto del personaggio - dice il regista -. Esprime le sue ambizioni letterarie, con il richiamo ad Arthur Rimbaud. E poi c'è Rambo, che esprime la rabbia, la violenza. È davvero un mix di queste due personalità".

Il film esplora la doppia personalità del protagonista, novello Icaro che si brucia le ali nel tentativo di attraversare rigidi confini sociali. Karim è anche lo specchio delle fratture che attraversano la società francese, in particolare nelle sue periferie, dove i giovani, figli e nipoti degli immigrati, faticano a trovare legittimazione.

"Questi giovani si portano dietro uno status di disertore sociale che è spesso molto fragile - dice Cantet -. Hanno lottato per affermarsi. Karim, il protagonista del film, lo ha fatto per diventare scrittore. Ma allo stesso tempo sa molto bene di non appartenere a questo nuovo mondo che è felice di accoglierlo".

L'ascesa di Karim è fulminea, la caduta altrettanto. Il regista non esprime un giudizio su Karim/Arthur Rambo, né mostro né vittima: il personaggio - stritolato dalla spirale dei spirale dei social network - è chiamato a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni.

"Spero che il film mostri chiaramente la responsabilità che comporta la scrittura - sottolinea Cantet -. Vale sia per le parole che hanno reso famoso Karim, sia per i tweet scritti in pochi secondi che ne hanno causato la caduta. Una parola non è mai insignificante, e soprattutto non si cancella, internet ha una memoria infinita". Il film, appena uscito in Francia e Portogallo, arriverà in primavera nelle sale di tutta Europa.