Ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani. L'azienda spagnola Ecoalf trasforma rifiuti marini in tessuti e abiti con una filiera circolare. Ma la moda sostenibile può cambiare un settore fondato sulla sovrapproduzione?
Ci sono quasi 5 mila pescatori e una fondazione senza scopo di lucro dietro alla marca di moda eco-sostenibile spagnola Ecoalf. Ogni giorno i pescatori recuperano i rifiuti che restano impigliati nelle reti e la fondazione Ecoalf ha strutturato un sistema che permette di valorizzarli, trasformandoli in materia prima, ovvero in tessuti.
“Ormai la plastica rappresenta circa l’80% di tutti i rifiuti che recuperiamo. Questa è la nostra realtà quotidiana” - racconta il pescatore Tony Beltrán, mostrando i rifiuti rimasti impigliati nelle sue reti al largo di Gandía, a sud di Valencia. “Già prima che il riciclo diventasse una pratica diffusa, raccoglievamo i rifiuti. L’unica differenza è che non li separavamo”.
Dal 2015, il progetto Upcycling the Oceans, lanciato alla nascita della Fondazione Ecoalf, ha recuperato oltre duemila tonnellate di rifiuti marini, l’equivalente di circa cento camion pieni di detriti. L’iniziativa coinvolge oggi un’ ottantina di porti e si è estesa a Francia, Italia, Grecia, Egitto e Tailandia. Un risultato ancora lontano dalla scala del problema, peró: la Fondazione ricorda che ogni minuto l’equivalente di un camion carico di plastica finisce negli oceani.
«Il nostro obiettivo è sempre stato quello di coinvolgere 10.000 pescatori in tutto il Mediterraneo per contribuire, insieme, a ripulire il mare», spiega Andrea Ruzo, direttrice della Fondazione Ecoalf.
Tra i materiali recuperati in mare, la maggior parte, come vetro e metalli, segue i tradizionali percorsi di riciclo. Ma circa il 5% è costituito da bottiglie di plastica, che vengono trasformate in quello che Ecoalf ha battezzato ‘Il filo del Mare’.
«Una volta raccolti i rifiuti, il primo passo è triturarli e trasformarli in scaglie, poi in granuli, prima di passare alla filatura», spiega Ángela Pérez, esperta di innovazione tessile e sostenibilità di Ecoalf.
Il cuore pulsante di questa filiera è la sede di Ecoalf a Madrid, dove il ‘Filo del mare’ e molti altri materiali riciclati vengono trasformati in centinaia di tessuti.
Dalla sua nascita, nel 2009, l’azienda ricava materie prime ben oltre le bottiglie di plastica. Alcune fibre derivano da vecchie reti da pesca, altre da pneumatici o fibre naturali riciclate come cotone e lana. L’obiettivo è ridurre l’impatto della produzione e del capo finito, mantenendo estetica e qualità.
La circolarità influenza le scelte degli stilisti in ogni fase della progettazione, spiega Julie Sohn, direttrice creativa di Ecoalf:
“Cambia tutto, fin dall’inizio. Ogni capo viene progettato in modo che, una volta terminato il suo utilizzo, possa essere completamente smontato e i suoi materiali recuperati e reinseriti nel ciclo produttivo, senza bisogno di ulteriori lavorazioni”.
Tra i pionieri della moda sostenibile, Ecoalf è nata con un'ambizione chiara: smettere di consumare le risorse naturali in modo irresponsabile e preservarle per le generazioni future. Diciassette anni dopo, l'azienda è diventata un marchio globale, con un fatturato annuo di circa 65 milioni di euro, 300 dipendenti e decine di negozi in tutto il mondo. Ecoalf ha dimostrato che si può avere successo e contribuire a trasformare il settore della moda.
“Il problema che ci troviamo ad affrontare negli ultimi anni è il consumo eccessivo e la sovrapproduzione di massa. I marchi dovrebbero andare oltre le singole collezioni sostenibili o l’utilizzo di un unico eco-materiale. Dobbiamo imparare a progettare seguendo i principi dell’ecodesign fin dall’inizio”, spiega Carolina Álvarez-Ossorio, direttrice marketing di Ecoalf.
Ma la moda sostenibile potrà un giorno sostituire la fast fashion? Secondo Álvarez-Ossorio, la strada è ancora lunga. Ossorio è però convinta che gli stilisti abbiano un ruolo importante nel trovare nuovi modi di progettare, dando uno scopo al proprio lavoro e contribuendo alla tutela del pianeta.
Ecoalf è un esempio emblematico di economia circolare, ma solleva anche una questione più ampia: riciclare i rifiuti che già produciamo può davvero compensare la quantità di nuovi rifiuti che continuiamo a generare?