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L'Austria e i paesi europei non-Nato cercano una visione comune

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Di euronews
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Austria, Irlanda, Cipro e Malta, paesi dell'Unione europea non aderenti alla Nato, cercano di darsi una posizione comune in materia di politiche di sicurezza e di difesa. Il gruppo, che si sta riducendo di numero dopo che Svezia e Finlandia hanno chiesto di aderire all'Alleanza atlantica, si offre come soggetto mediatore nei conflitti come quello in corso in Ucraina.

La ministra della Difesa austriaca, Klaudia Tanner parla della necessità di un coordinamento dei paesi cosiddetti neutrali. "È importante che ci coordiniamo più strettamente tra Paesi neutrali che non appartengono a un'alleanza come la NATO. Si tratta anche di rafforzare la possibilità di disporre di un ambito, quando sarà il momento, per usare le opportunità diplomatiche. Non siamo ancora lì, ma prima o poi questo giorno arriverà".

Questa posizione dell'Austria non è bastata finora a portare Vienna tra le capitali credibilmente equidistanti tra Russia e Ucraina, soprattutto dopo l'adesione austriaca alle sanzioni contro il Cremlino. E tuttavia secondo gli esperti la posizione del paese alpino sullo scacchiere diplomatico è tutta da giocare. Heinz Gärtner, dell'Università di Vienna spiega: "DI fatto l'Austria è l'unico stato neutrale capace di mantenere legami con il Sud non allineato svolgendo anche un ruolo speciale come ospite di organizzazioni internazionali".

Da paese neutrale l'Austria non dispone di un apparato militare elefantiaco. Secondo i più critici ci sarebbero pochi soldati per di più addestrati in modo insufficiente. La ministra della Difesa punta sul prolungamento volontario fino a nove mesi.dell'addestramento militare di base. "Centinaia di giovani si sono impegnati volontariamente a rimanere nelle Forze Armate per tre mesi in  più, alcuni anche oltre. Continueremo a lavorare su questo fronte".

Johannes Pleschberger, Euronews: "Il budget per la Difesa era previsto che raddoppiasse l'anno prossimo. Invece si spenderà di meno per l'artiglieria e l'equipaggiamento, per poi tornare a crescere, negli anni successivi, fino all'1,5 per cento del Pil".