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Filippine, il figlio del dittatore Marcos è il nuovo presidente

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Di Euronews
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Ferdinand Marcos Jr è il 17esimo presidente delle Filippine
Ferdinand Marcos Jr è il 17esimo presidente delle Filippine   -   Diritti d'autore  Francis R. Malasig/AP

Ferdinand Marcos Junior ha giurato come nuovo presidente delle Filippine. È il figlio dell'omonimo dittatore che governò il Paese per 21 anni dal 1965 al 1986 ed è stato governatore provinciale e senatore, prima di concorrere per la presidenza. Ha promesso ai filippini di unire il Paese.

Dinastie al potere

 Il nuovo presidente, unico figlio maschio di Ferdinand Marcos, è stato prima vicegovernatore e poi governatore della provincia di Ilocos Norte, all'estremo Nord del Paese. Nel febbraio 1986, tuttavia, è stato costretto ad abbandonare il paese nel febbraio assieme all'intera famiglia, per via della cosiddetta "Rivoluzione del Rosario": il dittatore Marcos fu rovesciato e fuggì in esilio alle Hawaii fino ai primi anni 90.

Al suo ritorno, Ferdinand Marcos Junior fu eletto per due mandati come deputato alla Camera e successivamente come senatore nel 2010. Nel 2015 si candidò, perdendo, come vice-presidente, prima di arrivare al successo nella corsa presidenziale, con il Partito Nazionalista, il più antico delle Filippine.

Anche la sua vice-presidente, Sara Duterte, appartiene a una dinastia politica, visto che è la figlia del Capo di Stato uscente Rodrigo Duterte.

Apprezzato dai giovani

Ferdinand Marcos Junior ha vinto le elezioni presidenziali nelle Filippine imponendosi con il 58% sulla sua principale avversaria Leni Robredo. In particolare, sembra che Marcos, conosciuto nelle Filippine come BongBong, sia molto apprezzato dalla fascia più giovane della popolazione, che non ha conosciuto la dittatura del padre e vede con favore i suoi messaggi positivi di unità, dopo la presidenza cofnlittuale di Duterte.

Durante i vent'anni del regime di Marcos padre, durato dal 1965 al 1986, le Filippine hanno conosciuto un'epoca di grande espansione infrastrutturale, raggiunta tuttavia con un ricorso incontrollato al debito pubblico, ma segnata anche dalla corruzione e dalla repressione, culminata con l'imposizione della legge marziale (nel 1972), soppressione della stampa libera, detenzioni e omicidi di oppositori politici.

Anche per questo la campagna elettorale di BongBong, si è svolta tra le critiche di diversi attivisti che hanno lamentato un clima di crescente disinformazione e di narrazione ingannevole, come annunciato dal gruppo di attivisti della Campagna contro il ritorno dei Marcos e la legge marziale.