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Nicaragua: l'Esercito attacca Masaya, simbolo della resistenza

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Nicaragua: l'Esercito attacca Masaya, simbolo della resistenza

Nicaragua: l'Esercito attacca Masaya, simbolo della resistenza
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Monimbò è caduto: il quartiere-simbolo della ribellione contro il Presidente Ortega non ha più barricate, l'opposizione è in fuga.

Le forze di sicurezza e paramilitari del Nicaragua hanno fatto irruzione nel centro di Masaya, 30 km a sud di Managua, simbolo della resistenza al Governo del Presidente.

I residenti hanno riferito di gruppi armati con camicie azzurre, stimati in circa 1500 persone.

Il brutale giro di vite da parte del Governo ha portato ad un'unanime condanna internazionale.

Anche la Chiesa nicaraguense è finita nel mirino della repressione governativa: l’ultimo grave attacco, dopo quello ai danni dell’arcivescovo di Managua, cardinale Leopoldo Brenes, e del nunzio Waldemar Sommertag, malmenati e feriti in una chiesa a Diriamba, riguarda Juan Abelardo Mata, 72enne vescovo di Estelì, scampato ad un agguato delle forze paramilitari.

Intervista al ministro Paul Oquist: Questo è un colpo di stato

Almeno 275 persone sono state uccise in Nicaragua da quando, lo scorso aprile, sono scoppiate le proteste nei confronti del Governo.

Tredici Nazioni latinoamericane (Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay) avevano vanamente manifestato "preoccupazione per la violazione dei diritti umani e le libertà fondamentali, e la più ferma condanna per i gravi e reiterati atti di violenza che in Nicaragua hanno provocato la perdita di diverse centinaia di vite umane e provocato centinaia di feriti".