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Dieselgate: indagato il numero uno di Audi

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Dieselgate: indagato il numero uno di Audi

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Si allarga l’inchiesta sul Dieselgate, lo scandalo dei dati falsati sulle emissioni dei veicoli diesel che ha coinvolto Volkswagen. Dopo le ultime perquisizioni in Germania nella sede di Bmw ora tocca a un altro marchio automobilistico di Volkswagen, ovvero Audi. Indagato dalla procura di Monaco, Rupert Stadler, l’amministratore delegato del gruppo insieme ad altri esponenti del CDA. Il reato contestato è quello di frode e di aver contribuito “all’emissione di certificati falsi“.

Una notizia che arriva nel momento in cui il governo tedesco ha ordinato alla casa automobilistica Daimler di ritirare dal mercato circa 240.000 vetture, dopo la scoperta di un “software illegale” in grado di distorcere i livelli di emissione di gas inquinanti.

Mentre il gruppo nega qualsiasi illecito, le indagini proseguono a tutto campo. Diversi pubblici ministeri tedeschi hanno avviato indagini per frode, manipolazione del mercato azionario e pubblicità ingannevole nei confronti dei dipendenti di Volkswagen e dei suoi marchi Audi e Porsche, ma anche di Daimler e Bosch.

Al momento sono sotto inchiesta l’ex AD di Volkswagen, Martin Winterkorn, e il suo successore Martin Muller, oltre che l’attuale capo del consiglio di sorveglianza del gruppo, Hans Dieter Poetsch, e l’attuale CEO di Volkswagen, Herbert Diess.

Lo scandalo è scoppiato nel settembre del 2015, dopo che l’Agenzia ambientale degli Stati Uniti (Epa) ha accusato Volkswagen di aver equipaggiato 11 milioni di auto diesel, di cui circa 600.000 negli Stati Uniti, con un software in grado di truccare il risultato dei testi antinquinamento e di aver occultato delle emissioni fino a 40 volte gli standard consentiti. Lo scandalo è già costato al gruppo tedesco più di 25 miliardi di dollari.