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Russia 2018: le follie dei super tifosi, pronti a tutto per seguire la propria nazionale

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Russia 2018: le follie dei super tifosi, pronti a tutto per seguire la propria nazionale

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Sono pronti ad andare in ogni angolo del mondo e a spendere migliaia di euro per seguire la loro squadra. Euronews ha parlato con alcuni dei più accaniti tifosi delle nazionali europee che parteciperanno al Mondiale in Russia. Ci hanno spiegato come (e soprattutto perché) riescono sempre ad essere al fianco della loro nazionale.

Eduard Latypov: dall'hockey al calcio, sempre al fianco della Russia

Eduard Latypov è di San Pietroburgo. E' il capo del fan club Russia Unites, che sostiene attivamente le nazionali russe di calcio e di hockey. I membri del fan club percorreranno oltre 7000 chilometri per assistere alle partite del prossimo Mondiale.

A quanti eventi avete partecipato?
Io e altri tifosi del club abbiamo partecipato ad eventi di vari sport, non solo calcio. Abbiamo iniziato nel 2013 con la coppa di hockey in Finlandia, poi abbiamo partecipato alla Coppa del Mondo in Brasile nel 2014 e all'Europeo che si è svolto in Francia nel 2016.

Per i visti ci sono problemi?
Mai avuto problemi finora, anzi: spesso la procedura è più rapida del normale.

Quali città visiterete durante il Mondiale?
Oltre a San Pietroburgo e Mosca, andremo a Kazan, Kaliningrad e Sochi.

La Russia ha possibilità di vincere?
Anche se la Russia non è tra le favorite noi restiamo fiduciosi, i miracoli accadono. La squadra tedesca di hockey ha raggiunto la finale alle ultime Olimpiadi, quindi perché non può succedere lo stesso alla nostra nazionale di calcio?

Ci sono molte donne nel fanclub?
Sono sempre di più, oggi siamo al 40 per cento circa. Nel nostro fan club di 3000 tifosi quasi la metà sono donne. E' fantastico!

Avete un sostegno finanziario?

Ci autofinanziamo. Il fan club è non governativo, non commerciale e non politico. Abbiamo acquistato una licenza dalla Fifa per aprire un negozio a San Pietroburgo. Abbiamo creato una divisa utilizzando le camicie blu a righe della marina (senza maniche), i giocatori della squadra russa le utilizzeranno anche fuori dal campo.

Vi sono preoccupazioni in merito al doping nello sport russo?
E' triste quando intere squadre vengono punite per casi singoli, come è accaduto alle Olimpiadi di Pyeongchang. Ovviamente i tifosi preferiscono che la loro squadra sia composta da giocatori naturalmente forti.

Armin Hollensteiner: nessun posto è troppo lontano

L'11 giugno Armin Hollensteiner partirà ancora una volta per un lungo viaggio. Destinazione Russia. A differenza della maggior parte dei tifosi, però, Hollensteiner non viaggerà in areo, ma si sposterà da una città all'altra via terra. Lo aveva già fatto sia al Mondiale in Brasile che all'Europeo in Francia. Hollensteiner è uno dei

tifosi tedeschi più celebri. Ha partecipato a diversi eventi e ha incontrato alcuni giocatori della nazionale, tra cui l'ex milanista Oliver Bierhoff. Il 58enne tedesco non viaggia quasi mai da solo. Con lui c'è la moglie, che condivide col marito la passione per i viaggi, e un gruppo di amici che lo accompagna in alcune tappe dei suoi pellegrinaggi. A questi si aggiungono i tanti appassionati come lui al seguito delle proprie nazionali.

"Il programma determina il percorso", ha dichiarato Hollensteiner a Euronews. Le prime tre date sono già state fissate: Mosca, Sochi e Kazan. Complessivamente, il supertifoso tedesco stima che quest'anno percorrerà 12mila chilometri con il suo fuoristrada. Prenderà il traghetto per la Lituania da Kiel e poi farà rotta verso Mosca passando da Riga.

E' dall'Europeo del 1996 in Inghilterra che Hollensteiner segue le nazionale tedesca. Nel 2010 è nata l'idea di combinare i tornei con i viaggi, le sue due grandi passioni. Il viaggio in Sudafrica ha richiesto molta preparazione: prima del Mondiale ha visitato due volte il paese per pianificare l'itinerario di viaggio. In totale è stato lontano da casa per tre mesi. Nel 2014 ha spedito il suo fuoristrada in Messico e da lì si è spostato lungo l'America centrale per raggiungere il Brasile, dove assieme alla moglie ha assistito alle partite del Mondiale vinto dalla sua Germania.

Non si preoccupa delle possibilità della Germania di vincere il Mondiale, perché è soprattutto "una questione di fortuna. Se faremo benne nel girone avremo buone possibilità". E se la Germania fosse rispedita a casa in anticipo? Hollensteiner si godrà il viaggio di ritorno verso Bielefeld, la sua città natale.

Manolo el del Bombo: da 36 anni al seguito della Spagna col suo tamburo

Il superfan spagnolo Manolo el del Bombo, 69 anni, è una leggenda tra i tifosi, al punto da avere una propria pagina su Wikipedia. Col suo tamburo segue la Roja ovunque. E' proprietario di un bar a Valencia e di un Museo del Calcio. La federcalcio spagnola lo sostiene economicamente coprendo parzialmente le spese per viaggio e alloggio. Al resto pensa lui con i ricavi del bar.

Manolo ha parlato a Euronews attraverso il suo agente. "Se la salute me lo permetterà - ha detto - seguirò la Spagna in ogni gara della Coppa del Mondo". Con o senza il suo tamburo. Le rigide misure di sicurezza infatti potrebbero costringere Manolo a lasciare a casa il suo strumento. Per quanto riguarda il Mondiale, Manolo non è troppo ottimista: "C'è grande concorrenza, mi piacerebbe che la Spagna vincesse ancora, ma è complicato. Mi auguro solo che la gente si diverte guardando la nostra nazionale".

Fabian, supertifoso francese: "Ogni viaggio è un'avventura affascinante"

Il primo ricordo da tifoso di Fabian, 32 anni, è il gol segnato nel 1993 da Kostadinov nei minuti finali di Francia-Bulgaria: quel gol estromise i Bleus dal Mondiale americano e regalò la qualificazione ai bulgari (la loro corsa a Usa '94 si sarebbe fermata in semifinale contro l'Italia di Roberto Baggio). "Ero giovane - dice Fabian - ma ricordo di aver pianto dopo la partita".

Venticinque anni dopo Fabian fa parte del fan club ufficiale della nazionale francese, chiamato Les Irrésistibles Français (gli irresistibili francesi), e ha volato per migliaia di chilometri al seguito dei Bleus. "Per me ogni viaggio è un'avventura affascinante".

Le prime partite a cui ha assistito sono state quelle dell'Europeo del 2012 in Ucraina. Nel 2014 ha trascorso due settimane in Brasile durante il Mondiale, rimanendo impressionato dal modo in cui viene vissuto il calcio nel paese sudamericano. "Il giorno della partita tutti si vestono di giallo e tutti, giovani e vecchi, guardano la nazionale brasiliana in tv".

Il ricordo più bello è legato però ad una partita casalinga. Nel novembre 2013, a Parigi, la Francia riuscì a battere 3-0 l'Ucraina, ribaltando il 2-0 dell'andata e strappando così il biglietto per il Mondiale brasiliano in un Stade de France colorato di blu. "C'era un'atmosfera incredibile, che non avevo mai vissuto prima".

Per Fabian la Francia sarà una delle favorite in Russia. "Abbiamo una squadra di giocatori giovani ma esperti, hanno già giocato tornei importanti come l'Europeo del 2016 in casa. Spero che raggiungano almeno le semifinali. Ho fiducia in Didier Deschamps: gioco a calcio anche io, Deschamps conosce i giocatori alla perfezione, sa cosa fare". Fabian partirà per la Russia il 14 giugno, giornata inaugurale del torneo.

Dan Lawson: supertifoso o tifoso stupido?

Ha percorso decine di migliaia di chilometri in aereo per seguire la nazionale dagli Stati Uniti. Dan Lawson è cresciuto a Farnborough, nel sud dell'Inghilterra, ma sei anni fa si è trasferito oltreoceano. Nel New Jersey il 28enne britannico ha cominciato una nuova vita come allenatore di calcio ma non è riuscito a rinunciare alla vecchia abitudine di seguire la sua nazionale.

Negli ultimo quattro anni è tornato in Europa almeno 15 volte per assistere alle gare dell'Inghilterra. "Più che un super tifoso mi definirei un tifoso stupido, visto i soldi che ho speso per tutti questi viaggi", ha detto Dan ed Euronews. "Non riesco a farne a meno, la mia signora pensa che sia folle e mi implora di risparmiare i soldi per comprare una casa o altre cose".

Lawson ha confessato che quest'estate spenderà circa 5700 euro solo per arrivare in Russia. "Non voglio neanche pensare a quanti soldi ho speso per seguire l'Inghilterra. Alcuni posti sono davvero difficili da raggiungere. Per Tunisia-Inghilterra, la prima partita del Mondiale, dovrò volare da New York a Copenaghen, da Copenaghen alla Lettonia, dalla Lettonia a Mosca e da Mosca a Volgograd".

"Non è facile spiegare dove trovi le motivazioni. Le partite alla fine non sono granché, il calcio in genere è la cosa meno interessante di questi viaggi! Quello che mi piace davvero è incontrare i tifosi delle altre squadre e conoscere nuove culture. Ho alcuni amici che, come me, vivono da espatriati negli Stati Uniti. Loro mi capiscono, mentre i miei amici americani non ci riescono proprio. Mi sono pentito molte volte di essere partito ma è una cosa di cui non riesco a fare a meno".

Nuno Gonçalves, musicista con il Portogallo nel cuore

"L'obiettivo è non tornare a casa prima degli altri". Nuno ha cominciato a seguire la nazionale portoghese agli Europei del 2004. La passione per il calcio è seconda solo a quella per la musica. Nuno infatti è uno dei membri dei Gift, band portoghese di rock alternativo. "Il fatto che nel 2004 si giocasse in Portogallo ha reso tutto più semplice - ha detto ad Euronews -. Le uniche partite a cui non ho potuto assistere sono state la gara inaugurale e la finale, entrambe contro la Grecia. Da allora ho assistito a tutte le edizioni di Mondiali ed Europei".

Nei suoi viaggi al seguito dalla nazionale Nuno è accompagnato da un gruppo di amici, tra cui due membri dei Gift. Uno di loro è il fratello John Gonçalves: "Il momento più bello di questi viaggi calcistici non è stato quando Eder ha segnato il gol contro il Francia nella finale dell'ultimo Europeo. Per me il ricordo più bello è la partita contro l'Inghilterra nei quarti del Mondiale 2006, quando Ricardo ha parato tre rigori e poi ha segnato quello decisivo. La sua esultanza dopo quel rigore è un momento indimenticabile".

La delusione più grande è arrivata nella partita successiva, la semifinale contro la Francia decisa da un rigore di Zidane. "Al fischio finale ho pianto come una fontana e sono stato l'ultimo a lasciare lo stadio - confessa Nuno -. Ero devastato, abbiamo perso una grande occasione".

"Anche la storia più divertente è legata a quel Mondiale - racconta Nuno -. Durante la partita contro l'Olanda negli ottavi di finale ho sentito il cellulare vibrare ma per superstizione l'ho lasciato in tasca. Alla fine della partita c'erano decine di messaggi. Poi ho scoperto che durante la gara ero stato inquadrato in tribuna durante la diretta tv. Neanche quando ho vinto un Mtv Award con i Gift nel 2005 ho ricevuto così tanti messaggi".

In Russia Nuno punta a vedere tutte le partite del Portogallo. "Sarò di sicuro alle prime due, poi vedremo di volta in volta. L'obiettivo in questi tornei è sempre lo stesso: non tornare a casa prima degli altri. Puntiamo alla finale".