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Turni di 24 ore per 50 euro al giorno: viaggio nella schiavitù moderna, nel cuore dell'Europa

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Turni di 24 ore per 50 euro al giorno: viaggio nella schiavitù moderna, nel cuore dell'Europa

Turni di 24 ore per 50 euro al giorno: viaggio nella schiavitù moderna, nel cuore dell'Europa
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Potreste pensare che la schiavitù sia un retaggio del passato, rintracciabile solo nei libri di storia. E invece, sotto altre forme, esiste ancora in molti paesi d’Europa, invisibile ai nostri occhi ma presente in molti settori dell’economia.

Se volete conoscere il volto della schiavitù moderna, prendete la metro a Bruxelles. La fermata della metro Arts-loi è stata rinnovata grazie al lavoro di persone come Mohammed, immigrato senza documenti che per mesi ha lavorato in cantiere per 50 euro al giorno e in condizioni disumane. Potete trovare la sua foto tra le immagini usate per decorare le pareti della stazione.
“Ci chiamavano quando c’era del lavoro insopportabile per gli altri – racconta- una volta ho fatto tre turni di otto ore, ovvero 24 ore di fila. C‘è sempre il rischio di essere licenziati, il che significa che siamo obbligati a lavorare senza poter dire nulla. Viviamo nella paura”.
Secondo l’ultimo rapporto del Consiglio d’Europa lo sfruttamento lavoro legato alla tratta di esseri umani è in aumento in tutta Europa e in alcuni paesi come in Belgio ha addirittura superato lo sfruttamento sessuale. Spesso gli immigrati sono immigrati irregolari, ma negli ultimi anni il fenomeno ha colpito sempre più cittadini europei in condizioni economiche e sociali precarie. Operai, braccianti, domestiche e badanti: quella che sembra un’opportunità di lavoro si trasforma in un inferno. Le vittime spesso dipendono dai loro trafficanti sia per il lavoro che l’alloggio e sono costrette a lavorare sotto violenza e minaccia. Ma raramente denunciano le loro condizioni per paura di deportazioni e rappresaglie. Associazioni come Surya in Belgio, offrono aiuto a queste persone.
“Con l’aumento dell’immigrazione clandestina vediamo che sempre piu persone di origine straniera vengono sfruttate sul territorio”, speiga il direttore Christian Meulders. “E poi la crisi economica fa si che ci sia bisogno di lavoratori, c‘è bisogno di manodopera disposta a lavorare per cifre irrisorie”.
Con i suoi centri specializzati per l’accoglienza delle vittime e una legislazione ad hoc, il Belgio è un buon esempio nella lotta alla tratta di esseri umani.
Frederic Kurz, procuratore presso il tribunale di Liegi, ha avuto a che fare con molti casi del genere e ci rivela quali sono le difficoltà in sede giudiziaria nel condannare i trafficanti.
“Nei loro primi racconti, raramente le vittime spiegano nel dettaglio quello che hanno vissuto perché si trovano sotto stress postraumatico. Questo rende le cose piu difficili perché la difesa degli imputati si serve delle incoerenze delle dichiarazioni delle vittime per screditarle”.
Per porre fine agli abusi il consiglio d’Europa sostiene che molti governi debbano migliorare le politiche criminali e aumentare la cooperazione con le ONG e il settore privato.