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Sanzioni all'Iran, agli Usa convengono?

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Sanzioni all'Iran, agli Usa convengono?

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Donald Tump annuncia di ripristinare le sanzioni contro l'Iran e il prezzo del barile di greggio torna a salire. La rimozione dal mercato di un potenziale milione di barili di petrolio iraniano al giorno, prima della fine del 2018, potrebbe portare ad ulteriori aumenti. Questo malgrado l'incremento dell'estrazione del gas di scisto attraverso il fracking, con cui Washington ha parzialmente ridotto la dipendenza dall'esterno, il barile potrebbe arrivare a sfiorare e superare i 100 dollari.

Un innalzamento costoso perché, per ogni 10 dollari di aumento sul barile, l'economia globale perderebbe parecchi punti di competitività dice un analista.

Le nuove sanzioni all'Iran, e quelle già esistenti nei confronti del Venezuela, altro grosso produttore mondiale, potrebbero essere dunque foriere di gravi conseguenze.

Paradossalmente però, uno stop allla politica di Donald Trump potrebbe arrivare proprio dalle leggi americane. Washington è tenuta per legge a valutare i fondamentali del mercato petrolifero globale prima di poter attuare le sanzioni relative al petrolio. Inolte il petrolio di scisto non ha le qualità del petrolio iraniano. In ultimo, in senato, i repubblicani hanno una risicata maggioranza, appena un seggio e non è detto che la deregulation promessa da Trump per liberare il fracking passi. Senza dimenticare che a novembre ci sono le elezioni di medio termine e i democratici potrebbero usare un ipotetico rallentamento dell'economia Usa contro il presidente. E in questo caso il petrolio bisognerà trovarlo da qualche parte fuori dal paese.