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Trump dai feriti della sparatoria di Parkland

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Trump dai feriti della sparatoria di Parkland

Trump e la first Lady in visita ai feriti al Broward Hospital
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Foto: REUTERS/Eric Thayer
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Sullo sfondo del suo assordante silenzio sul controllo delle armi e con l'FBI nell'occhio del ciclone per aver sottovalutato le segnalazioni sul killer di Parkland, Trump ha reso visita insieme alla First Lady Melania, ai feriti della sparatoria di mercoledì, ricoverati al Broward Hospital. Il Presidente degli Stati Uniti ha qui incontrato anche lo staff medico e riservato i suoi unici commenti alla stampa, all'elogio del personale intervenuto per gestire emergenza e primi soccorsi. 

"Ho parlato con le vittime - ha detto Trump -. È molto triste che tutto ciò sia potuto accadere, ma il lavoro fatto da medici, infermieri, ospedale, soccorritori e forze dell'ordine è stato davvero incredibile". 

Elogio per i soccorritori e rinnovate preghiere di Trump per le vittime della sparatoria. Sempre su Twitter, alcuni genitori delle vittime replicano però indignati: "Non ci facciamo niente con le preghiere, per fermare le stragi ci vogliono i fatti"

Sempre su Twitter trovano poi spazio anche le polemiche per la retorica della "malattia mentale" a cui Trump è tornato anche in questa occasione a imputare la sparatoria. Una versione che secondo molti mette in ombra la dichiarata appartenenza di Kruz a un gruppo suprematista bianco e la riconducibilità delle sue azioni al terrorismo.

Raro mea culpa dell'FBI: "Sapevamo, ma abbiamo sottovalutato"

E mentre Parkland si stringe intorno alle 17 vittime di Nikolas Kruz, il 19enne autore della strage, monta la polemica per la sottavalutazione della minaccia da parte dell'FBI. Con un raro mea culpa, affidato a un comunicato, Quest'ultima ha infatti riconosciuto di non aver dato seguito a una segnalazione, che a inizio gennaio ne indicava instabilità e volontà di uccidere, probabilmente in una scuola. Già a settembre, la stessa FBI era peraltro stata informata di un video su YouTube, in cui Kruz diceva di voler diventare un "killer professionista nelle scuole".