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La Juventus arriva su Netflix: "Un'apertura sul mondo dell'intrattenimento"

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La Juventus arriva su Netflix: "Un'apertura sul mondo dell'intrattenimento"

La Juventus arriva su Netflix: "Un'apertura sul mondo dell'intrattenimento"
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Il documentario Netflix sulla Juventus, annunciato lo scorso ottobre, sbarca sulla piattaforma di contenuti in streaming il 16 febbraio 2018. 

Si tratta di un racconto della stagione 2017/18 che prende le mosse dalla tradizionale amichevole "in famiglia" di Villar Perosa. La docu-serie prende il via con la messa in onda dei primi tre episodi da circa 50 minuti ciascuno mentre le ultime tre puntate saranno pubblicate quando sarà calato il sipario sulle competizioni domestiche e internazionali.

Il club bianconero è la prima società di calcio protagonista di un documentario originale Netflix. 

Le telecamere del servizio fondato da Reed Hastings, che vanta ricavi per 3,3 miliardi di dollari, hanno avuto accesso al centro di allenamento ed altri luoghi cardine della società torinese, riuscendo a catturare anche alcuni aspetti della vita privata dei giocatori. L'obiettivo è chiaro: portare lo spettatore/fan "dietro le quinte" per fargli vivere un'esperienza a coinvolgimento pressoché totale. 

Al momento Ted Sarandos, CCO della compagnia americana, ha escluso che la piattaforma abbia intenzione di investire nel mondo dei diritti tv sportivi, "dai prezzi incontrollabili". L'interesse si focalizza piuttosto sull'aspetto dello storytelling calcistico: dopo Juventus, infatti, anche il Boca Juniors avrebbe raggiunto un accordo di partnership con Netflix per un'analoga docu-serie. 

Il Manchester City ha firmato invece con "la concorrenza", Amazon Prime Video: la squadra di Pep Guardiola sarà protagonista di un documentario che sarà trasmesso in 200 nazioni. Si stima che il valore dell'accordo sia di 10 milioni di sterline.

Abbiamo chiesto a Federico Palomba, Co-Chief Revenue Officer della Juventus e responsabile Marketing e Digital, cosa vuol dire per la società - al decimo posto per "potenza di fuoco economica" tra i club calcistici mondiali secondo Deloitte - sbarcare su una piattaforma da 117 milioni di iscritti paganti.

Sarete la prima squadra di calcio a cui Netflix dedica un documentario originale. È stata la Juve a cercare Netflix o viceversa, e per quali motivi?

“Sono stati loro a cercarci: desideravano realizzare un documentario sul mondo del calcio e hanno valutato varie opzioni. La nostra storia li interessava e noi abbiamo garantito loro un certo tipo di accesso alla squadra e al nostro mondo. Così ci siamo trovati d'accordo".

Quanto sono durate le riprese e come è stata vissuta dai calciatori questa esperienza?

“La crew produttiva di Netflix è arrivata apposta dagli Stati Uniti, girando da metà agosto fino a fine dicembre. Non hanno filmato tutti i giorni ma sono stati spesso con noi. Hanno avuto la possibilità di essere presenti agli allenamenti, agli spostamenti della squadra, ma anche in alcuni momenti di solito difficilmente accessibili come le riunioni tecniche del mister e le sessioni in palestra. Ci sono poi i filoni narrativi "verticali" con le vicende di qualche calciatore: le telecamere hanno potuto entrare nel loro mondo privato, a casa loro, accompagnarli mentre andavano a prendere i figli a scuola, nel percorso da casa all'allenamento o a fare shopping con la fidanzata. In generale tutto il nostro ambiente l'ha vissuta bene e ha compreso l’opportunità di farci conoscere in modo interessante - con la qualità dei documentari Netflix -  da un pubblico internazionale. Anche perché alla fine siamo un po' tutti affascinati da Netflix, anche i calciatori".

Nel trailer si parla della finale persa a Cardiff. Proprio il Real Madrid qualche settimana fa ha pubblicato il video del discorso nello spogliatoio tra il primo e il secondo tempo da parte di Zidane. Crede che il documentario Netflix possa essere un punto di svolta, in Italia, per iniziare a vedere sempre più quel lato del mondo del pallone quasi off-limits, ovvero la vita di spogliatoio e fuori dal campo?

“Difficile dare una risposta, ogni club è diverso, ma sicuramente le grandi squadre di calcio stanno effettuando una trasformazione verso l'essere azienda di sport e intrattenimento. C'è un passaggio in direzione di una maggiore apertura. Si tratta di un percorso: forse non diventeremo mai come gli sport americani che sono un reality show continuo ma un po' di cose stanno cambiando. La gente fruisce eventi sportivi di ogni genere, non solo il weekend - il momento clou - ma tutta la settimana".

Amazon Prime Video trasmette una partita di football americano a settimana (diritti Nfl per 50 milioni di euro) mentre Facebook ha acquistato i diritti del baseball, delle competizioni mondiali di surf e della Champions League per gli Stati Uniti d’America. Quanto manca in Italia prima di vedere lo sport in diretta, magari in esclusiva, su queste piattaforme online?

“Le rispondo con la realtà dei fatti: concretamente in italia non abbiamo ancora visto nulla. Al momento è stata fatta una gara per i diritti tv domestici e nessuna di queste aziende ha presentato offerte per il prossimo trienno".

Quale sarà, concretamente, il ritorno economico per le casse del club bianconero atteso da questa operazione?

“Il valore che noi vediamo è quello di essere esposti su una piattaforma da oltre 110 milioni di abbonati in tutto il mondo, di cui la metà negli Stati Uniti, dove la loro somma supera il totale degli abbonati di tutte le TV. Vediamo un'opportunità di esposizione internazionale priceless, senza prezzo, e per di più con un prodotto di qualità altissima. Uno dei principali obiettivi di questa straordinaria opportunità è quello di crescere a livello internazionale e raggiungere nuovi appassionati della Juventus. Ne è prova il fatto che la cosa stia sollevando interesse a livello internazionale e non solo nel mondo sportivo: si sta interessando alla Juve una comunità di persone che ruota intorno al mondo dell'intrattenimento".