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Romania divisa in due sulle proteste anti-corruzione

Romania: viaggio di euronews in un piccolo villaggio del sud. Scarso supporto ai dimostranti e molta tolleranza nei confronti del governo

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Romania divisa in due sulle proteste anti-corruzione

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È una domenica di sole a Singureni. Alcuni cittadini sono appena usciti dalla chiesa, altri parlano, seduti sulle panchini dei giardini, godendosi l’ultimo del caldo autunnale.

A rompere il silenzio solo il rumore di poche macchine. Gli echi delle proteste contro la corruzione, che hanno infiammato Bucarest, all’inizio del mese, qui si sono fatti sentire a malapena. Florica Trandafir, 67 anni, ci racconta che si prega, si prega per la famiglia, per la salute. Chi ha seguito in tv le manifestazioni non ha ben capito il senso della protesta: “Non ne so molto … non guardo molta televisioni… preferisco andare a dormire”, dice la signora ai microfoni di Euronews.

Florica Trandafir in Singureni

Nelle elezioni parlamentari dello scorso dicembre, Florica Trandafir ha votato per l’attuale Partito socialdemocratico (PSD) attualmente al potere. Il suo villaggio si trova nella zona di Giurgiu, dove i socialdemocratici hanno conquistato la più alta percentuale di voti nel paese, quasi il 69%, con un record a Singureni: oltre l’89%. Il partito ha vinto le elezioni a livello nazionale con oltre il 45% dei voti.

La Romania, all’inizio di quest’anno, è stata protagonista delle più grandi proteste di piazza dalla caduta del comunismo, dalla rivoluzione del 1989. Proteste nate dopo che il nuovo governo socialdemocratico ha approvato un decreto per ridurre le pene per corruzione, il cui principale beneficiario sembrerebbe essere il capo del partito di maggioranza. Recentemente, l’esecutivo ha annunciato nuove proposte per ridurre la responsabilità della Direzione nazionale anticorruzione, impedendo così ai magistrati di poter svolgere il loro lavoro, ovvero condurre indagini.

A Bucarest, la capitale della Romania, per la seconda sera consecutiva decine di migliaia di persone hanno manifestato in strada contro la nuova legge introdotta dal governo per ridurre le pene previste per i casi di corruzione e abuso di potere. Ci sono state manifestazioni in molte città della Romania, ma nella capitale, nonostante il freddo, c’erano tra le 150.000 e le 300.000 persone: una delle più grandi manifestazioni da quelle che nel 1989 portarono alla caduta del regime di Ceausescu. Ci sono stati alcuni scontri con la polizia, lanci di bottigliette e di fumogeni, ma nessuno è rimasto ferito in modo grave. Il primo ministro Sorin Grindeanu ha difeso la nuova legge, ma oggi Florin Jianu, ministro per gli Affari e il Commercio, si è dimesso parlando di “motivi etici”.

Le proteste sono cominciate martedì sera, dopo che il governo ha approvato un decreto legge che ha decriminalizzato alcuni reati di corruzione e ha reso l’abuso di potere punibile con il carcere solo se è dimostrabile un danno per lo stato superiore a 44.000 euro. Secondo il governo guidato dai Social Democratici del PSD la nuova legge serve per riallineare il paese alla sua Costituzione, ma secondo i critici il primo beneficiario sarà proprio il leader del PSD Liviu Dragnea, a processo insieme ad altri politici di sinistra per abuso di potere. Il processo a Dragnea è cominciato lo scorso martedì e riguarda una possibile perdita per lo stato di circa 24.000 euro, quindi sotto la soglia. Dragnea, che ha 54 anni, è già interdetto dagli incarichi pubblici per una condanna per frode elettorale.

Del decreto si discuteva da qualche settimana, ed era già stato criticato anche con manifestazioni più piccole: martedì notte, tuttavia, decine di migliaia di persone in tutta la Romania hanno cominciato a protestare poche ore dopo l’approvazione della legge e mercoledì sera la partecipazione è aumentata ancora dopo che il governo ha difeso pubblicamente le sue scelte. Tra le altre cose, il governo ha anche detto che nelle prossime settimane porterà in Parlamento una proposta per scarcerare 2.500 condannati a meno di cinque anni per reati non violenti, una decisione di cui secondo i critici beneficeranno decine di politici e funzionari condannati per corruzione.

Le nuove regole e le proposte del governo sono state molto criticate anche dal presidente rumeno Klaus Iohannis, oppositore di centrodestra eletto nel 2014, che le ha definite “scandalose” e ha chiesto l’intervento della Corte costituzionale, dal capo della Corte suprema, dal capo dell’organizzazione anti corruzione e dal procuratore generale della Romania. Anche l’Unione Europea, che aveva recentemente incoraggiato il lavoro del nuovo governo di centrosinistra eletto a larga maggioranza lo scorso dicembre, è intervenuta per criticare questo ammorbidimento nella lotta alla corruzione, una delle principali ragioni che nel 2015 portarono alle dimissioni dell’allora primo ministro del PSD Victor Ponta. In disaccordo con il governo, Florin Jianu, ministro per gli Affari e il Commercio, ha annunciato oggi le sue dimissioni parlando di motivi etici e scrivendo in una nota su Facebook di non condividere le ultime decisioni del governo.

La Romania è uno dei paesi più corrotti dell’Unione Europea, di cui fa parte dal 2007. Secondo uno studio del 2016 il 15 per cento dei parlamentari eletti nel 2012 erano sotto indagine per corruzione, lo erano stati in passato, o si erano già dimessi per accuse di questo tipo. Negli ultimi anni, secondo fonti stampa, centinaia di funzionari e politici sono stati arrestati per abuso di potere e corruzione.

Il 4 novembre, secondo le stime, 12.000 persone sono scese in piazza nella capitale per dire stop alla corruzione. Stesso scenario anche nelle principali città di tutto il paese. Una settimana pesante per il governo alle prese anche con le proteste contro le misure di riforma fiscale.

Singureni, Romania

Nonostante le dimostrazioni di piazza non si riesce ancora a trovare una via d’uscita. Florica Trandafir ci racconta di aver lavorato per sei anni in una fabbrica di scarpe prima di dare alla luce cinque figli. Ora, due di loro vivono in Spagna, così come altri 3,4 milioni di rumeni che hanno deciso di trasferirsi all’estero per lavoro, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2016.

A Florica è stato ufficialmente detto che per ricevere una pensione, deve pagare i contributi minimi richiesti. Al momento lei e suo marito vivono con la minima di 520 RON, ovvero 111 euro al mese. Una situazione drammatica. “Non ho una vera pensione, non ho niente. Neanche i benefici sociali”, dice. “Ma la cosa più assurda è quello che mi ha detto il sindaco. Potrei divorziare da mio marito e ricevere ulteriori ricevere benefici sociali! Solo Dio sa come riusciamo a sopravvivere con questi soldi, dobbiamo pagare la luce, e la pensione finisce subito. Io faccio il pane in casa, mangiamo, polenta.”

Singureni, Romania

L’altra faccia della Romania

A pochi chilometri di distanza, vicino al mercato del villaggio, troviamo un gruppo di uomini seduto in un bar a bere whisky. Tra loro c‘è il sindaco, Marian Patuleanu. È tornato da una vacanza in India e ha portato questa bottiglia ai suoi amici. “Rispetto coloro che protestano, ma ciò non significa che abbiano ragione”, dichiara. “Io sto con l’altra parte del paese, che non protesta. Se scegliamo le persone che ci devono rappresentare al parlamento romeno, dobbiamo lasciarle anche lavorare, anche dopo il loro mandato di quattro anni. Votiamo in modo civile e possiamo cambiare se i politici non fanno le cose che devono fare.”

Marian Patuleanu una volta faceva parte dei liberali dell’opposizione, dopo è passato con i socialdemocratici, perché dava accesso a maggiori finanziamenti europei, soldi necessari per fare più lavori nel suo piccolo comune. “Anch’io non sono d’accordo con molte cose di questo esecutivo. Ciò non significa che devo uscire per la strada a protestare”, aggiunge. “Il resto del paese? Penso che siano contenti di quello che sta succedendo, dal momento che molte persone non protestano.”

Singureni, Romania

Secondo un’indagine di Kantar Public, per il Parlamento europeo, pubblicata nell’ottobre di quest’anno, il 62% dei romeni ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata. Il nostro sindaco afferma che il suo è tra i villaggi più poveri della Romania, e riesce a sopravvivere grazie alle sovvenzioni statali. Senza contare che il 40% dei cittadini sono anziani.

La difficile vita del popolo romeno

Dumitru Costache ha 41 anni, faceba l’operaio edile, ora è disoccupato e non ha tempo di pensare alle manifestazioni. Deve trovarsi un lavoro. Lui ha votato per i socialdemocratici. “Siamo preoccupati per l’aumento dei prezzi nei negozi. La corruzione non ci interessa”, ci racconta. “C‘è corruzione in tutto il mondo. Tutti corrono dietro ai soldi”.

Singureni, Romania

Una voce fuori dal coro arriva da un cinquantenne. Tudor Puiu, che ha lavorato per 30 anni come autista a Bucarest. “Queste proteste sono legittime”, sottolinea. “Non si può andare avanti così. Ci sono solo ladri che si fanno beffa della popolazione. La corruzione è ovunque. L’anno scorso non ho votato perché sono stufo di questi politici.”

Singureni, Romania

La famiglia Anton è seduta su una panchina di fronte alla loro casa. Constanta and Constantin hanno entrambi 79 anni, erano abituati a lavorare per la vecchia cooperativa agricola. Entrambi di sinistra ma nessun dei due solidale con i manifestanti. Hanno votato per il sindaco locale, ma non per il partito al governo a livello nazionale. E hanno molta nostalgia dei vecchi tempi. “Non c’era un partito migliore di quello comunista, loro si preoccupavano per tutti, davano un lavoro a tutti, ti strappavano dalla strada per darti un lavoro. E queste persone, cosa hanno fatto? Hanno distrutto le fabbriche, hanno distrutto tutto.”

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