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Stessa spiaggia, stesso mare? Forse

La Bolkestein, controversa direttiva Ue del 2006, che liberalizza i servizi e prevede l'asta per le concessioni pubbliche, in Italia fa tremare attuali titolari di concessioni balneari

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Stessa spiaggia, stesso mare? Forse

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Stessa spiaggia stesso mare, stesso gestore di bagni.

Forse.

Non è detto, a mettersi di mezzo è ancora la Bolkestein.
La controversa direttiva europea del 2006 che liberalizza i servizi e prevede l’asta per le concessioni pubbliche.
La direttiva è stata recepita in Italia nel 2010.
Adesso approda al Senato il disegno di legge che riforma la norma per l’attribuzione delle concessioni pubbliche, in particolare quelle balneari, seguendo i principi comunitari.

Ma che c’entra la Bolkestein?

La direttiva sui servizi, conosciuta ormai come direttiva Bolkestein, dal nome dell’allora commissario europeo al Mercato interno, dopo una serie di proteste in tutta Europa è varata dall’europarlamento nel 2006, ha l’obiettivo di favorire la libera circolazione dei servizi abbattendo le barriere tra i vari Paesi.

Coinvolge la quasi totalità del settore dei servizi dal commercio, al turismo fino ai servizi ricreativi.

Ora, in attesa del dibattito in Senato, la Regione Liguria scalda i motori e approva, il 31 ottobre scorso, una legge che di fatto proroga per 30 anni le concessioni, legge supportata da un’altra normativa, votata contemporaneamente che stabilisce che le imprese balneari costituiscono un elemento del patrimonio storico della Regione. Per questo non possono essere messe all’asta.

L’assessore regionale Marco Scajola difende la posizione della Regione italiana, a rispondere la nostra giornalista Elena Cavallone, esperta di diritto comunitario. Per ascoltarli cliccate il video qui sopra.