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Chi è Carles Puigdemont, l'uomo del giorno e dell'indipendenza catalana

Il presidente della Generalidad de Cataluña di fronte a un bivio storico: dopo il referendum, scissione da Madrid o compromesso?

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Chi è Carles Puigdemont, l'uomo del giorno e dell'indipendenza catalana

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Alle ore 18 del 10 ottobre Carles Puigdemont avrà su di sé gli occhi del mondo quando, nella sede dell’assemblea catalana, proclamerà l’indipendenza unilaterale dalla Spagna oppure aprirà ad un negoziato politico con Madrid dopo il referendum del 1 ottobre. A prescindere dall’esito del discorso, si tratta di una vera e propria consacrazione politica per “Puigdi” (il suo soprannome), ex giornalista figlio di pasticciere di 54 anni, nazionalista catalano fin da adolescente.

LIVE: il discorso in parlamento. L’ora della verità è arrivata

Il destino lo ha preso per mano un giorno di gennaio del 2016 quando è stato chiamato in extremis a subentrare ad Artur Mas e dirigere una coalizione eterogena di separatisti determinanti a condurre questa ricca regione di 7.5 milioni di persone fino “alle porte dell’indipendenza” dalla Spagna. Quasi sconosciuto due anni fa, quest’uomo dal caschetto bruno è diventato il nemico numero uno del governo conservatore di Mariano Rajoy.

Carles Puigdemont sogna una Catalogna indipendente fin da piccolo. Cresciuto nel paese di Amer (2.200 abitanti) non lontano da Girona, città di cui è stato sindaco dal 2011 al 2016, non ha mai nascosto questa convinzione anche quando militava ai margini della Convergence démocratique de Catalogne (CDC), partito di destra a cui si è unito nel 1980 nel momento del negoziato con Madrid per una più ampia autonomia della regione. Ancora molto lontano dalla prospettiva di una vera indipendenza.

“In Catalogna molte persone sono diventate indipendentiste per reazione allergica alle politiche di Madrid. Ma non lui”, dice di lui l’amico scrittore Antoni Puigverd. “Le sue convinzioni vanno di pari passo con il suo profilo cosmopolita”, aggiunge. Puigdemont è a suo agio con le nuove tecnologie, parla correntemente inglese, francese e romeno, la lingua materna della moglie e madre dei suoi due figli.


“Siamo una famiglia indipendentista a tutto tondo”, ha dichiarato a AFP la sorella Anna che gestisce un forno di famiglia ad Amer.

“Ha sempre associato la sua militanza politica al giornalismo”, spiega il giornalista radiofonico Ramon Iglesias, originario di Girona. Nel 1991, Carles Puigdemont lavorava in un giornale locale proprio nella località catalana. Sua è stata l’idea di una campagna per cambiare il nome della città, da “Gerona” (spagnolo) a “Girona” (catalano), ricorda Iglesias. Lo stesso anno si reca in Slovenia per osservare il processo di indipendenza di questa nazione un tempo appartenente alla Jugoslavia.

Diventato sindaco di Girona, chiede nel 2014 che Leonor, la figlia del nuovo re Felipe VI, non utilizzi più il titolo di “principessa di Girona” che le spetterebbe in quanto ereditiera del trono di Spagna. Dimostrazione, questa, di un nazionalismo “intestardito a separare partigiani e non partigiani del progetto indipendentista”, secondo la politica socialista a Girona, Silvia Paneque.


Stando al giornalista Enric Juliana, queste convinzioni lo hanno reso il candidato perfetto a succedere all’anziano presidente Artur Mas (2010-2015), il cui profilo di recente convertito al separatismo – associato alle politiche di austerità del governo spagnolo – era rivolto agli indipendentisti di sinistra. “Puigdemont è una persona più diretta, con le idee chiare, un uomo più d’azione”, dice ad AFP un membro del suo partito.

Nel 2016, quando gli indipendentisti di estrema sinistra ritirano il loro appoggio, lui per tutta risposta rimette il suo mandato e si sottopone ad un voto di fiducia del parlamento regionale. La storia gli dà ragione. A luglio non esita ad allontanare quattro membri del suo governo la cui dedizione al programma indipendentista era stata messa in discussione. Prima di essere presidente della Catalogna ha fondato un circolo di riflessione politica, un’agenzia di stampa regionale, un quotidiano inglese sulla Catalogna e si è dimesso da caporedattore di un giornale locale per viaggiare in Europa.

“E’ arrivato qui per caso. Non aspirava a una carriera politica, e questo gli ha dato enorme libertà”, sostiene il poeta e giornalist Antoni Puigverd.

Risorse per questo articolo: AFP