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Elezioni tedesche: cosa è successo in Germania in sintesi

Angela Merkel conquista il quarto mandato ma con la percentuale più bassa per il suo partito dal dopoguerra. Exploit per la formazione di estrema destra AfD, che per la prima volta entra nel Bundestag con quasi 100 deputati. Sconfitta dei socialdemocratici SpD di Martin Schulz ora all’opposizione

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Elezioni tedesche: cosa è successo in Germania in sintesi

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Vince ma non esulta Angela Merkel, che si conferma Cancelliere federale per la quarta volta alle elezioni per rinnovare il 19° Bundestag. Il suo partito, la CDU (alleata con la CSU, ovvero l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera) fa segnare il risultato più basso dal 1949 ad oggi; perdono Martin Schulz e i socialdemocratici, che annunciano di passare all’opposizione ma, soprattutto, entrano in parlamento – per la prima volta nella loro storia – i nazionalisti di Alternativa per la Germania, AfD, partito di destra di Frauke Petry e Jörg Meuthen. Ed è questa è la grande notizia della tornata elettorale federale del 24 settembre.

Saranno sei i partiti rappresentati nel prossimo Bundestag ed è possibile che la governabilità passi solamente da un tipo di coalizione già definita dai commentatori “giamaicana” dalla tipologia di “colori politici” in essa rappresentati. Il nero della CDU/CSU (Angela Merkel), il giallo dei liberali FDP di Christian Lindner, che rinascono dopo un mandato di “purgatorio” fuori dal parlamento, e il verde dei… Verdi (Alliance 90) di Cem Özdemir, Simone Peter, che ottengono 62 seggi a fronte dell’8.9% di preferenze.

Ma andiamo con ordine e vediamo gli otto fatti principali di queste elezioni tedesche e le possibili implicazioni future.

Angela Merkel è ancora Cancelliere
Il voto tedesco assegna ad Angela Merkel la vittoria nello scontro con l’Spd di Schulz, ma il partito della Cancelliera (ora dunque al quarto mandato) riceve un durissimo colpo arretrando intorno quota 33% rispetto al 2013, quando prese il 41,5%. È alla guida del paese tedesco dal 2005 e leader della CDU dal 2000. In Germania non esiste un limite temporale al numero dei mandati come Cancelliere Federale. Nessun partito ha guidato il Paese per un tempo più lungo dei cristianodemocratici: 48 anni sui 68 della Repubblica Federale della Germania.

I due partiti tradizionali ripudiati
CDU al 33.2%, ovvero mai così in basso dal 1949, anno in cui si tennero le prime elezioni federali dopo la seconda Guerra Mondiale. I rivali socialdemocratici, il partito più antico della Germania (sostengono di essere la formazione democratica più vecchia del mondo) ottengono anch’essi il peggior risultato dagli anni ’40: appena il 20.8%.
Circa la metà degli elettori ha quindi ripudiato i due partiti che hanno dominato la scena politica tedesca dal dopoguerra ad oggi. “Avremmo sperato qualcosa di meglio, ma abbiamo il mandato e nessuno costruirà un governo contro di noi”, ha replicato Merkel, posizionandosi rapidamente sulla via del quarto mandato di governo. “Non era affatto scontato che dopo 12 anni la Cdu fosse ancora il primo partito”, è il suo ragionamento, mentre si dichiara “anche soddisfatta di questo risultato”. Ben diverso l’umore di Schulz: “Un giorno amaro, un giorno difficile per la socialdemocrazia”, dice parlando alla Willy Brandt Haus, dove i militanti gli hanno comunque tributato un caloroso applauso.

L’AfD per la prima volta al Bundestag
Il partito della destra radicale populista Alternative fuer Deutschland entra in Parlamento col 13,2% e porta a casa 98 seggi (alle 22). Non solo: si afferma come il terzo partito. I candidati che hanno ottenuto questo risultato sono un fuoriuscito della Cdu, Alexander Gauland, e una economista dal tratto molto professionale, Alice Weidel, lesbica e sposata con una cingalese, (pur guidando un partito che alimenta la xenofobia). “Ce l’abbiamo fatta. Siamo nel parlamento tedesco, e ora cambieremo il Paese”, ha affermato Gauland. “Combatteremo contro Merkel o chiunque sarà alla guida del governo”. Più sfumata Weidel che ha assicurato, “faremo un’opposizione costruttiva”. Alle elezioni del 2013 si erano fermati fuori dalla porta per un soffio, con il 4,7% (lo sbarramento è al 5). Ma la corsa era ripresa subito dopo, con le europee del 2014 dove si erano attestati al 7,1%, e poi con la grande volata del 2016, dove dopo l’emergenza profughi e la “wilkommen Politik” della cancelliera – che ne ha accolti 1 milione nel 2015 – si erano affermati in Baden-Wuerttemberg e in Sassonia-Anhalt, con percentuali sorprendenti, il 15,1% e il 24,3%.

Un parlamento frammentato
Sei i partiti che passano la soglia di sbarramento del 5%: tornano i liberali dell’FDP dopo quattro anni d’assenza guidati dall’ambizioso 38enne Lindner che ha fatto di educazione e digitalizzazione i due punti chiave della sua campagna. Più che raddoppiati i consensi rispetto al 2013 (da 4.8% a 10.5%). La sinistra Die Linke è, prevedibilmente, il partito che ottiene meno consensi, complice la virata a sinistra dell’SpD dopo l’arrivo di Schulz a marzo scorso, ma con l’8.9% riesce a piazzare 59 deputati. Poco meglio fanno i Verdi, da tempo in crisi d’identità. Sorprendono i quasi 100 deputati del partito di ultra-destra AfD, come detto, mentre SpD e CDU portano a casa, come ci si attendeva, il maggior numero di seggi: oltre 350. La domanda che ci si pone subito dopo il voto è ora: quale sarà la coalizione che governerà la Germania, nei prossimi 4 anni?

Coalizioni: Schulz saluta Merkel e passa all’opposizione. O no?
La risposta è molto meno articolata del previsto. Se si esclude una coalizione di minoranza, cosa che Angela Merkel ha subito messo in chiaro, affermando che nessun governo sarà costruito contro la Cdu, ne restano soltanto due. Grosse Koalition: è la coalizione (uscente) fra i partiti principali, Unione (Cdu-Csu) e Spd. I numeri ci sono, col 33% dell’unione e il 20% dei Socialdemocratici la squadra avrebbe ancora la maggioranza. Angela Merkel non l’ha affatto esclusa, ma è stato Martin Schulz a farlo, annunciandosi subito all’opposizione. I socialdemocratici (che hanno governato con Merkel nel 2005 e nel 2013) attribuiscono alla forza della cancelliera lo smarrimento del loro partito. E una riedizione di questa squadra è molto mal vista dalla base. Ma in serata Angela Merkel e Christian Lindner hanno fatto appello al “senso di responsabilità” per il paese, che vive in “tempi tempestosi” e “difficili”, sollecitando il partito di Schulz a prendere in considerazione anche una Grosse Koalition. Diversamente resterebbe solo la “Giamaica”, opzione che Verdi e Fdp non escludono, ma che va vagliata “sui contenuti”.

La “Giamaica” salva la governabilità in Germania?
Dell’ipotesi di una coalizione fra Unione Liberali e Verdi si parla molto da settimane a Berlino. Alla fine in questa squadra i partiti sarebbero quattro, se si conta anche la Csu bavarese, partito gemello della Cdu. Si tratterebbe di una costellazione abbastanza complicata, che dovrebbe far convivere gli ecologisti e i partiti più conservatori. Un punto di scontro è ad esempio l’obiettivo dei Verdi di Cem Oezdemir e Catrin Goering-Eckardt di uscire dal motore a combustibile entro il 2025. Meta che Csu e Fdp non condividono, pur appoggiando gli obiettivi dell’accordo del clima di Parigi. Molti sono stati gli appelli a una squadra del genere in questi giorni. Un aspetto positivo di questa squadra è che se i socialdemocratici andassero davvero all’opposizione, Afd non ne risulterebbe la leader. Con i dati emersi dalle urne sono escluse invece la coalizione nero-gialla, la nero-verde, il semaforo e la rosso-rosso-verde.
“Non ci sono coalizioni naturali”, aveva detto Merkel in una intervista radio con Deutschlandfunk lo scorso 14 agosto. “Ognuno lotta per se stesso”. Saranno i Liberali a fare da ago della bilancia?

Esulta la destra europea in blocco
Con i “vincitori morali” dell’AfD si sono congratulati Matteo Salvini, Marine Le Pen e l’olandese Geert Wilders, tra gli altri. Quest’ultimo ha twittato: “Il messaggio è chiaro, non siamo nazioni islamiche”. Un Bravo! è arrivato dalla Presidente del Front National, mentre l’uomo al timone della Lega ha scritto su Facebook: “Ovviamente per i giornalisti-ignoranti italiani, gli amici di AfD sono razzisti, fascisti, nazisti, xenofobi, euroscettici, nazionalisti e pericolosi… viva la Democrazia e viva la Libertà”.
“È riduttivo parlare di affermazione dell’estrema destra o evocare lo spauracchio neo nazista. L’affermazione di AfD rappresenta piuttosto un voto contro la deriva mondialista e filo immigrazionista e contro il processo di islamizzazione della Germania, ma è soprattutto un voto di protesta sociale della classe operaia e del ceto medio che, anche nella ricca Germania in piena crescita economica, è diventata più povera e ha visto crescere le disparità sociali ed economiche”, ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni

Da Bruxelles filtra preoccupazione
C‘è preoccupazione e cautela, al di là delle congratulazioni di rito per il quarto mandato della cancelliera, a Bruxelles e nelle capitali europee, insolitamente silenziose o laconiche. A Palazzo Chigi si valutano i risultati, pur ribadendo più che mai la disponibilità a lavorare con Parigi e Berlino al rilancio dell’Ue. Al di là dei leader liberali europei che celebrano il ritorno dell’Fdp, infatti, proprio questo sarà la ‘croce e delizia’ della probabile nuova coalizione di governo tedesca ‘Giamaica’ insieme alla Cdu-Csu e ai Verdi. I liberali tedeschi in una campagna elettorale dai toni più anti che pro-Ue, hanno già avvertito che per loro sono “linee rosse” un bilancio per l’eurozona, l’Unione bancaria e più poteri di bilancio a livello Ue. Senza contare l’impatto che avrà sulla linea del futuro governo tedesco la consistente presenza al Bundestag degli estremisti anti-migranti e anti-euro dell’Afd. “La Germania resta impegnata per l’idea europea. Ora lavoriamo insieme per riformare l’Europa”, ha affermato il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, il primo nonché uno dei primi dei rappresentanti istituzionali dell’Ue a essersi espresso. Solo laconiche bandierine dell’Ue e della Giamaica, in allusione alla probabile coalizione di governo dopo che la Spd di Schulz si è chiamata fuori da una riedizione della ‘grosse koalition’, sono state la reazione del capo di gabinetto di Juncker, il tedesco vicino alla Merkel Martin Selmayr. Lo stesso leader dei liberali all’Europarlamento Guy Verhofstadt ha sottolineato l’importanza di avere ora in Germania un “governo pro-europeo”, mentre il capogruppo dei socialdemocratici Gianni Pittella, preoccupato per l’Afd, ha sottolineato l’impegno per una “Germania ed Europa progressive e tolleranti”. La costernazione per il risultato elettorale è quindi palpabile a Bruxelles, soprattutto a confronto con l’elezione di Emmanuel Macron, quando appena qualche minuto dopo i risultati arrivarono in massa le reazioni sollevate di tutta Europa.

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German elections 2017