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Chi sono i rohingya, minoranza perseguitata

La comunità musulmana del Myanmar è vittima di discriminazioni e violenze da decenni.

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Chi sono i rohingya, minoranza perseguitata

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Sono molte decine di migliaia i rifugiati rohingya che dal 25 agosto hanno lasciato il Myanmar attraversando il confine con il Bangladesh. Fuggono una nuova, violenta campagna di repressione da parte delle forze governative, attaccate di recente da militanti armati appartenenti alla minoranza musulmana.

Una delle minoranze più perseguitate al mondo

I rohingya che vivono in Myanmar sono circa un milione. Musulmani in un paese a grande maggioranza buddista, si trovano prevalentemente nello stato occidentale di Rakhine. Molti di loro sostengono di risalire a popolazioni islamiche arrivate in quel territorio secoli fa, ma per il governo discendono da immigrati giunti dal Bangladesh nell’800 – quando l’intera regione era sottoposta al dominio coloniale britannico.
Lo stato rifiuta di considerarli cittadini birmani, o di inserirli nella lista delle minoranze etniche ufficialmente riconosciute. Ai rohingya sono quindi negati diritti fondamentali come la libertà di circolazione e l’accesso a mercato del lavoro, scuole e ospedali.

La loro situazione è andata peggiorando con il passare dei decenni. Quando il Myanmar ottenne l’indipendenza nel 1948, ai membri di questa minoranza venne data la possibilità di ottenere documenti d’identità. Alcuni di loro furono anche eletti in parlamento. Ma la giunta militare che prese il potere nel 1962 fece marcia indietro, dichiarando i rohingya ufficialmente stranieri.
Una legge del 1982 prevede che per fare domanda di cittadinanza ogni rohingya debba dimostrare che la sua famiglia si trovava già nel paese prima dell’indipendenza. Siccome in genere i membri di questa minoranza non dispongono dei documenti necessari, la norma li rende di fatto apolidi.

Le tensioni nello stato di Rakhine sono forti da decenni, con scontri ricorrenti tra gruppi armati musulmani e forze governative. Dal 2011, la repressione si è fatta ancora più dura: in passato, le Nazioni Unite e vari gruppi di difesa dei diritti umani hanno accusato il governo di pulizia etnica.