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Birmania, al via i negoziati tra nazionalisti e minoranza musulmana

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Birmania, al via i negoziati tra nazionalisti e minoranza musulmana

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Aung San Suu Kyi si è a rivolta a Kofi Annan per dirimere l’annosa questione che divide i buddisti nazionalisti e la minoranza musulmana dei Rohingyas.

Ma il curriculum dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite, nonché premio Nobel per la pace, non è bastato per avere il nullaosta dei cittadini, che non vogliono interventi esterni.

Annan ha comunque portato un messaggio di pace.

“Le due maggiori comunità devono andare oltre decenni di diffidenza e trovare una via equa, e giusta per costruire la pace. Noi vogliamo dare solo idee e consigli”.

Per i nazionalisti buddisti che abitano la regione di Rakhine, nella parte più occidentale del Paese, le parole di Annan sono miele amaro.
È qui infatti che si concentra la minoranza Rohingyas, composta da non più di 1,3 milioni di persone di religione musulmana.
Dall’indipendenza dall’impero britannico nel 1948, sono molte le minoranze che in Birmania hanno chiesto più autonomia al governo centrale che le ignora.

Le origini dei Rohingyas restano confuse, sarebbero arrivati in Birmania dal Bangladesh nel 19 secolo.

Una versione avvalorata da governi e giunta militare che hanno così escluso i Rohingyas dalla lista delle etnie riconosciute, considerandoli di fatto immigrati clandestini senza diritti né patria.

I disordini del 2012 hanno fatto centinaia di morti e migliaia di sfollati. Molte Ong denunciarono i massacri. Sono ancora migliaia i Rohingyas che non sono potuti rientrare alle proprie case e che vivono in campi di sfollati.

Anche il Bangladesh che ospita migliaia di Rohingyas non ne vuole sapere.
Sabato scorso Aung San Suu Kyi incontrava la minoranza musulmana constatando che malgrado gli sforzi la pace è ancora lontana.

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