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The Global Conversation, Pouyanné (Total): "Il prezzo del petrolio? La geopolitica non c'entra nulla"

Patrick Pouyanné è il presidente e amministratore delegato di Total, uno dei sei maggiori gruppi petroliferi del mondo.

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The Global Conversation, Pouyanné (Total): "Il prezzo del petrolio? La geopolitica non c'entra nulla"

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Patrick Pouyanné è il presidente e amministratore delegato di Total, uno dei sei maggiori gruppi petroliferi del mondo. Euronews lo ha incontrato per discutere di economia e politica per ‘The Global Conversation’.

euronews: L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi hanno interrotto le loro relazioni diplomatiche con il Qatar. Sono regioni in cui voi fate affari. Se questa crisi diplomatica dovesse proseguire, potrebbe condizionare il vostro gruppo?

Pouyanné: “Total è nata in Medio Oriente nel 1924. E’ una zona che conosciamo bene. Siamo effettivamente presenti in Qatar, ad Abu Dhabi, in Arabia e in Iran, ma siamo un’impresa commerciale e dobbiamo essere camaleontici, ovvero lavorare sempre nell’interesse di ciascun paese. Quello che vedo e che osservo è che i grandi paesi occidentali stanno cercando di pacificare questa tensione, che ovviamente non è nell’interesse del mondo. Oggi il vero nemico in questa regione è Daesh, è il terrorismo”.

euronews: Da un punto di vista commerciale, sappiamo che Total è presente e fa affari in molti Paesi in cui c‘è molta tensione geopolitica. Oggi puo’ essere considerato questo il vero rischio per Total, visto che per voi è redditizio un petrolio sotto i 50 dollari?

Pouyanné: “Total lavora dove ci sono petrolio e gas, non siamo noi a decidere dove possiamo trovarlo. Siamo un’impresa commerciale, non abbiamo la forza di un corpo diplomatico.
Produciamo gas in Qatar e abbiamo tubature che ci collegano ad Abu Dhabi. Tutti potevano immaginare che, a causa di questa crisi, questi condotti potessero essere interrotti…”

euronews: Non è stato il caso…

Pouyanné: “Non è stato il caso”.

euronews: “Cosa rispondete ai cinici che affermano che le forti tensioni geopolitiche fanno la fortuna delle compagnie petrolifere come Total, facendo salire i prezzi e quindi dopando i risultati?”

Pouyanné: “Il nostro mercato, è quello delle materie prime. La volatilità del prezzo dipende da tanti fattori, ma non dalla geopolitica, anche se tutti pensano il contrario. La dimostrazione sono gli ultimi due anni, in cui il mercato è stato influenzato da domanda e offerta. E’ questo il criterio fondamentale per il prezzo del petrolio. Il gas e il petrolio sono concentrati in 8-10 paesi che hanno l’80 percento delle risorse: i paesi del Golfo, la Russia, l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Ci si imbatte per forza in fattori geopolitici che si legano al prezzo”.

euronews: Dopo la revoca delle sanzioni internazionali, Total è stata la prima compagnia petrolifera occidentale a siglare un protocollo di accordo con l’Iran per sfruttare il giacimento di gas piu’ grande del mondo, South Pars. A quando la firma del contratto e l’inizio dei lavori?

Pouyanné: “Abbiamo firmato il protocollo lo scorso novembre, siamo stati i primi a farlo, siamo stati piuttosto audaci. Si tratta di un giacimento di gas tra l’Iran e il Qatar, quindi ancora una volta ecco un ponte tra i due Paesi. Sarà un lavoro destinato a sviluppare l’economia iraniana: firmeremo il contratto nelle prossime settimane”.

euronews: Una parola sulla politica estera di Donald Trump in questa regione. Comprendete la logica del Presidente americano che fa affari con l’Arabia Saudita e con il Qatar, lasciando crescere la tensione con il Qatar, quando gli americani hanno li’ una base militare?

Pouyanné: “Bisognerebbe chiedere a Trump della sua politica e strategia. Penso che il Presidente stia scoprendo ora alcuni problemi diplomatici. Non credo si possa parlare già di strategia o politica diplomatica americana. Penso che ci vorrà ancora del tempo per vederla concretizzata. Se notate bene, la domanda principale che viene fatta oggi al Qatar è la fine del sostegno ad Hamas, che avviene effettivamente anche durante questa crisi. Penso che la cosa piu’ importante in agenda per il Presidente Trump al momento sia la questione israeliano-palestinese e la sua volontà di risolvere questo conflitto”.

eueonws: Nell’agenda europea, ci sono le negoziazioni per la Brexit che si aprono questa settimana. Teresa May ci arriva dopo aver perso la maggioranza assoluta alle legislative. Cos’ha da guadagnare o da perdere l’Europa in un indebolimento del Premier britannico in vista di queste negoziazioni?

Pouyanné: “Credo che la Brexit non sia stata una buona soluzione per nessuno. Nè per la Gran Bretgna, nè per l’Europa. Penso che ora il vero obiettivo dell’Europa debba essere il rilancio di un progetto europeo. I britannici si sono staccati da questo progetto perchè evidentemente non era abbastanza attrattivo. Ma anche gli altri popoli contestano la mancanza di un progetto. Abbiamo un’eurozona con una moneta, bisogna concentrarci su questa zona, essere chiari con i cittadini europei sulle competenze reali della Commissione e degli Stati. Abbiamo un continente con 500 milioni di persone che è un grande mercato, ma questo mercato non viene sfruttato in pieno. Ad esempio non è sfruttato nel campo energetico: non è la stessa cosa investire nel solare nel Nord della Germania o nel Sud della Spagna. Cosi’ come nel campo digitale: perchè oggi tutti i grandi attori di questo settore sono americani e non europei? Non è un problema di competenze scientifiche: il mercato americano è totalmente unificato. Quando investite in America avete accesso diretto a quel mercato. In Europa invece ci sono ancora mercati frammentati: questa è la vera differenza”.

euronews: Pensate che l’elezione del Presidente Macron possa aver cambiato le opinioni degli investitori stranieri in Francia?

Pouyanné: “Questa elezione è un salto nella modernità. Il nostro Paese è all’avanguardia grazie alla giovane età del nostro Presidente e al suo modo di agire. La spaccatura che propone Macron è diversa da quella che abbiamo visto in passato. E’ una politica aperta all’Europa, alle nuove tecnologie, alle imprese. Non dimentichiamoci che in queste ultime elezioni avevamo metà delle persone piuttosto scontente…Penso che da questo punto di vista il nostro Paese tornerà competitivo verso l’esterno”.

euronews: L’immagine è di una Francia che vuole modernizzarsi. E’ troppo presto per dirlo?

Pouyanné: “Quello che mi ha colpito durante queste elezioni e piu’ in generale della politica sono i dibattiti sulla globalizzazione, che rifiuto da ogni parte. Quasi il 50 percento ha votato contro l’economia del mercato. Per un gruppo come il nostro, che lavora a livello mondiale e che ha capitalizzato su questa economia, è importante che si trovino le risposte a coloro che remano contro questo approccio”.

euronews: Qual è la riforma piu’ urgente che Macron deve applicare per rendere la Francia un Paese attraente?

Pouyanné: “Il problema è che i giovani non hanno lavoro. Bisogna fare di tutto pur di dare un lavoro ai ragazzi, a tutti i livelli. Bisogna far leva sul diritto al lavoro, che al momento è troppo complicato e
che blocca spesso gli imprenditori. Giusto che ci siano gli ammortizzatori sociali, ma bisogna incentivare al lavoro, altrimenti la gente preferisce restare a casa propria. Non è una critica quella che faccio, ma il valore del lavoro deve essere riconosciuto in questo paese come il piu’ importante”.