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Orfani tunisini nelle carceri libici: la storia del piccolo Tamim Jaboudi


Tunisia

Orfani tunisini nelle carceri libici: la storia del piccolo Tamim Jaboudi

Tamim Jaboudi è tunisino, ha due anni ed è in carcere a Tripoli, in Libia. Il padre, combattente dell’Isil, potrebbe essere morto dopo un raid areo statunitense a Sabratha nel 2016.

Della madre non si hanno notizie, il nonno materno – sostenuto dall’ associazione RATTA (Rescue Association for Tunisians Trapped Abroad) che si occupa delle famiglie dei foreign fighters – chiede che Tamim Jaboudi venga liberato:
“La prima volta che ci siamo incontrati in prigione non si è voluto avvicinare a me, ha abbracciato lo sceicco che conosce molto bene. Tutti lo amano e soffrono per lui perché è un orfano”

Il piccolo si trova in una prigione di Mitiga, vicino Tripoli. Non si hanno notizie precise sul suo stato di salute. Non è l’unico orfano in Libia, sono 22 i bambini tunisini che si trovano nelle prigioni del Paese. Ad occuparsi di Tamim Jaboudi sono donne che hanno aderito allo Stato Islamico.

“Lo Stato Islamico lavora su tre livelli: a breve, medio e lungo termine. Nel breve termine lavora per reclutare giovani che lasciano i propri Paesi per andare in Libia, Siria e Iraq. Il passo successivo è far partire l’intera famiglia”, dice
Mohammed Iqbel a capo dell’associazione RATTA (Rescue Association for Tunisians Trapped Abroad) che si occupa anche della reintegrazione dei combattenti dell’Isil che decidono di tornare.

Secondo questa associazione il carcere non è la soluzione per questi bambini che devono tornare in Tunisia.