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Pretese e minacce, così Erdogan allontana la Turchia dall'Europa


Turchia

Pretese e minacce, così Erdogan allontana la Turchia dall'Europa

Recep Tayyp Erdogan allontana ogni giorno di più la Turchia dall’Unione europea. A poche settimane del referendum che dovrebbe rafforzare i suoi poteri, il Presidente turco moltiplica gli attacchi contro l’Europa.

Questo mercoledì è tornato a polemizzare con Germania e Paesi Bassi. Alla solita pretesa di insegnare la democrazia, ha aggiunto le minacce: “Se si continua in questo modo, nessun europeo in qualsiasi parte del mondo potrà camminare tranquillo per le strade – ha detto Erdogan – Se si cancella un percorso per intraprendere una strada pericolosa, il danno sarà enorme. Noi, la Turchia, chiediamo all’Europa di rispettare i diritti umani e la democrazia”.

Appena un anno fa, Ankara e Bruxelles hanno firmato un accordo inteso a limitare l’arrivo dei rifugiati in Europa. Un anno dopo, quell’accordo è appeso a un filo. Più si inasprisce la crisi con l’Europa, più la Turchia minaccia far saltare l’intesa.

Martedì, il presidente turco ha ribadito che il ricatto dell’adesione all’Unione europea “o per qualsiasi altro accordo” non funziona più.

“Se ci colpite, mi spiace dirlo, risponderemo al colpo – ha detto Erdogan il 21 marzo – Che si tratti del processo di adesione o dell’accordo di riammissione dei profughi, non sarete più in grado di minacciarci”.

In effetti, le prospettive di adesione all’Unione sono sempre più negative dopo la reazione delle autorità turche al fallito colpo di stato di luglio. Di fronte a rapporti sempre più tesi con gli europei, l’accordo sui migranti rimane l’ultima leva a disposizione di Ankara per fare pressione su Bruxelles.

Ma le parole di Erdogan non finiscono mai di peggiorare le cose. Gli europei non hanno digerito l’accusa di nazismo rivolta a tedeschi e olandesi: “I commenti del presidente Erdogan sulla Germania e sui Paesi Bassi sono inammissibili – è stata la replica del vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans – Non sopportiamo di essere paragonati ai nazisti”.

Dopo le proteste sui comizi, nessun politico turco farà più campagna in Germania e Paesi Bassi, mentre si scopre che, nelle ultime settimane, il governo tedesco ha bloccato undici richieste di esportazioni di armamenti verso la Turchia.

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