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Romania: il Paese si infiamma dopo l'approvazione del decreto che depenalizza alcuni reati


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Romania: il Paese si infiamma dopo l'approvazione del decreto che depenalizza alcuni reati

Martedì 31 gennaio il governo romeno ha approvato un decreto che depenalizza alcuni reati.
Il provvedimento, che dovrebbe entrare in vigore il 10 febbraio, ha sollevato un’ondata di proteste. I cittadini sono scesi in piazza contro una legge che di fatto rende meno severe le norme contro la corruzione.

Cosa prevede la legge

Il decreto governativo prevede la depenalizzazione per una serie di reati di corruzione, incluso l’abuso d’ufficio, quando il danno provocato non superi i 44.000 euro. Prevede inoltre la prescrizione del reato se denunciato oltre i sei mesi dal momento in cui è stato commesso.

La legge finora prevedeva, per questi crimini, una pena da 2 a 7 anni di carcere e l’interdizione da pubblici uffici. Ora invece la pena viene ridotta a un massimo di 3 anni di carcere e a un’ammenda pecuniaria.

Rivista anche la definizione di ‘conflitto di interessi’. I casi che potranno essere qualificati come tali saranno ridotti drasticamente. L’aggravante è che a nessuna misura legislativa (quindi – per esempio – tutte le decisioni prese da un ministro o da un sindaco) potrà ricadere sotto questa tipologia di reato. Il decreto verrà applicato anche ai processi già in corso.

L’esecutivo sta inoltre studiando un altro provvedimento di amnistia che prevede la grazia per circa 2.500 detenuti, condannati fino a un massimo di 5 anni di prigione.

Il governo: è una riforma necessaria

“Il governo ha adottato questo testo per mettere la legislazione in linea con le decisioni della Corte Costituzionale”: ha dichiarato il ministro della Giustizia romeno Florin Iordache, che questo giovedì ha delegato i propri poteri al suo vice.

Un’eventuale amnistia, inoltre, servirebbe a ridurre il sovraffollamento nelle carceri del Paese, sostiene il premier Sorin Grindeanu che cita la Corte europea per i diritti dell’uomo, secondo la quale la situazione nelle prigioni della Romania è al limite del collasso.

Una riforma dettata da interessi politici

Di avviso opposto, rispetto al governo, l’opposizione, il presidente della Romania, gli osservatori internazionali e le Organizzazioni non governative. Per tutti, il decreto è una misura ad hoc volta a tutelare i politici. Proviamo a capire perché.

Dallo scorso 11 dicembre, data delle ultime elezioni legislative, il Paese è guidato dal partito Social Democratico. Il 4 gennaio Sorin Grindeanu diventa il nuovo primo ministro della Romania. In realtà la carica avrebbe dovuto essere ricoperta da Liviu Dragnea, ma il leader del PSD ha dovuto rinunciare a causa della condanna a suo carico a due anni di reclusione con la condizionale per frode elettorale.

A dicembre Liviu Dragnea è stato rinviato a giudizio in un altro processo, questa volta con l’accusa di abuso di ufficio. I fatti risalgono al periodo compreso tra il luglio 2006 e il dicembre 2012 quando l’uomo era presidente del consiglio del distretto di Teleorman. Gli inquirenti sostengono che Dragnea avrebbe costretto l’ex direttore della Direzione generale di assistenza sociale e tutela dei minori a mantenere a libro paga due dipendenti dell’istituto sebbene queste non si fossero mai presentate a lavoro. Gli inquirenti ipotizzarono un danno patrimoniale per l’ente di circa 108.000 Lei (circa 24.000 euro).

Con il decreto, il principale capo d’accusa di Dragnea, quello di assunzioni fittizie con danno economico, viene a mancare. Il processo si è aperto martedì, proprio poche ore prima che il governo, guidato dal suo partito, adottasse il provvedimento.

Le nuove misure che alleggeriscono le pene – sostengono opposizione e Unione europea – andranno a beneficio dei politici corrotti, sospettati di corruzione, malversazione e abusi di potere, di quelli indagati e perfino di quelli già condannati.

Attualmente in Romania la procura anti-corruzione sta investigando su più di duemila casi di ‘abuso di potere’. Secondo la Direzione Nazionale Anticorruzione romena tutti questi casi saranno interessati dal decreto. Il danno complessivo di questi reati ammonterebbe a circa un miliardo di euro, pari a sei volte il Pil del Paese.

Le associazioni dei magistrati, il procuratore generale e il Consiglio giudiziario supremo denunciano il testo del decreto e la procedura con cui è stato approvato, ma anche il progetto di amnistia che estinguerebbe molti reati commessi da amministratori pubblici.

Il Dipartimento per la lotta antifrode (DLAF) si è unito alle critiche, sottolineando che la revisione ‘limita la capacità del codice penale di tutelare in modo efficace gli interessi dell’Unione europea in Romania’.

L’opposizione di centro-destra ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione di censura contro il governo.

Dure critiche alle decisioni dell’esecutivo sono arrivate anche dal presidente Klaus Iohannis. Il capo di Stato ha chiesto formalmente l’intervento del Tribunale Costituzionale, chiedendo che la riforma del codice penale venga sottoposta a un referendum.

In un lungo post sulla sua pagina Facebook, Iohannis ha accusato il governo di voler cancellare
con un colpo di spugna tutti gli sforzi fatti dai romeni per far progredire il Paese e ha promesso
che farà il possibile per ripristinare lo stato di diritto, lottando contro la corruzione fino alla fine del suo mandato.

La reazione dell’Unione europea

Anche l’Unione europea osserva la situazione in Romania. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il suo vice Frans Timmermans hanno ammonito il Paese definendo ‘preoccupante’ quanto accaduto. La Romania, dicono, non deve arretrare di un passo nella lotta alla corruzione e aggiungono che il provvedimento d’urgenza e il progetto legislativo sono un passo indietro rispetto alle misure adottate nell’ultimo decennio.

Per la Commissione europea è essenziale che la Romania compia invece ulteriori progressi nella lotta alla corruzione senza i quali, minaccia, il dossier sull’ingresso del Paese nell’area Schengen non potrà avanzare.

La situazione in Romania

La Romania è entrata a far parte dell’Unione europea nel 2007. Il Paese è tra i più poveri d’Europa e quello dove la percentuale di persone a rischio povertà è più elevata.

La corruzione è un problema strutturale e riguarda praticamente tutti gli ambiti della pubblica amministrazione. Secondo i dati dell’organizzazione Transparency International, che dal 1985 elabora l’Indice di percezione della Corruzione, nel 2016 il Paese balcanico è il quarto più corrotto della Unione: peggio della Romania fanno solo Italia, Grecia e Bulgaria.

La Procura anti corruzione è l’istituzione che gode del più alto tasso di fiducia nel Paese, subito dopo la Chiesa ortodossa e l’esercito. Prima delle elezioni di dicembre, il 95% dei romeni dichiarava che la priorità del nuovo governo sarebbe dovuta essere la lotta alla corruzione, vista come piaga endemica.

La situazione politica impatta anche sull’andamento economico della Romania. Il Leu, la moneta locale è ai minimi sull’euro da sette mesi.

Le proteste

La Romania sta assistendo a proteste e manifestazioni di piazza come non accadeva dal 1989, anno della caduta di Nicolae Ceaușescu. Centinaia di migliaia di persone sono scese per le strade di Bucarest e di altre quaranta città chiedendo il ritiro del decreto legge e le dimissioni del governo. Tra i manifestanti e le forze dell’ordine non sono mancati momenti di tensione.