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Italia: strage dei migranti del 2015, 18 anni al 'capitano' del barcone


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Italia: strage dei migranti del 2015, 18 anni al 'capitano' del barcone

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Diciotto anni di carcere al ‘capitano’ del barcone e 5 anni al suo ‘mozzo’. Il tunisino Mohamed Alì Malek e il siriano Mahmud Bikhit sono stati condannati dal tribunale di Catania, in Italia, per la strage di migranti del 18 aprile 2015. Il bilancio fu di oltre 700 morti.

Sono colpevoli di favoreggiamento dell’immigrazione. Al ‘capitano’ sono contestati anche l’omicidio colposo plurimo e il naufragio. Tra i 28 sopravvissuti anche due minorenni che si sono costituiti parte civile.

“Di certo, questa sentenza rappresenta un importante precedente – spiega Giorgio Forestieri, avvocato di Parte civile che non ha più notizie da quando sono diventati maggiorenni – Un simbolo per tutti coloro che soffrono questi abusi e maltrattamenti”.

Giudicati col rito abbreviato, a entrambi i condannati sono state inflitte sanzioni pecuniarie per quasi 10 milioni di euro.

“Credo che Mohamed Ali Malek sia innocente, anche se la verità processuale al momento è un’altra: vedremo in appello”, ha detto l’avvocato Massimo Ferrante.

Il tribunale ha accolto la tesi dell’accusa secondo la quale il naufragio fu determinato dal sovraffollamento dell’imbarcazione e dalle manovre errate che portarono il peschereccio a collidere con un mercantile intervenuto per soccorre i migranti.

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