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L'inferno di Aleppo, un medico a Euronews: "Si muore ad Est come ad Ovest"


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L'inferno di Aleppo, un medico a Euronews: "Si muore ad Est come ad Ovest"

La vita ad Aleppo è fragile, gli abitanti, soprattutto quelli che vivono nella parte est della città nel nord della Siria, escono la mattina senza sapere se la sera torneranno nelle proprie case. Secondo le Nazioni Unite, sono 275mila i civili bloccati e sotto i bombardamenti che non risparmiano neanche i corridoi umanitari. L’Onu ha dichiarato “zona assediata” quella orientale, in mano ai ribelli.

Un medico che lavora in quest’area, dove ci sono ancora degli ospedali in funzione, ha accettato, chiedendo di restare anonimo, di parlare con un giornalista di euronews, Mária-Dominique Illés del team ungherese.

Secondo questo dottore, non è corretto dire che solo i residenti della parte orientale della città sono in pericolo. La parte occidentale della città è sotto attacco da parte dei miliziani del sedicente Stato Islamico e di quelli del gruppo Al-Nusra.

Euronews: Si sente in pericolo?

Medico: “Ogni giorno, quando lascio la mia casa, mi chiedo se ci farò ritorno da vivo la sera. Sono, per esempio, appena arrivati alcuni civili feriti da colpi di mortaio. Uno dei due è stato immediatamente operato. Quello che succede nei quartiere orientali avviene anche in quelli occidentali, voglio dire che anche in quella zona ci sono ogni giorno civili che vengono feriti, parlo di adulti, bambini e neonati. Siamo esausti. Diverse chiese e scuole sono state bombardate. Chiunque può essere colpito da una bomba proveniente dall’altro lato di Aleppo e può succedere ovunque: nelle scuole, nei mercati, per strada, nei negozi. Abbiamo perso genitori e amici. Noi siamo per la cultura della vita e siamo stanchi di anni di guerra. Qui invece è l’inferno, da entrambe le parti, per una persona viene uccisa a est, ce n‘è un’altra uccisa a ovest”.

Euronews: Funzionano veramente i corridoi umanitari di cui si parla per la consegna di alimenti e medicine?

Medico: No. Recentemente, lo zio, che era disperato, di un infermiere che lavora con me in ospedale ha cercato di partire con la moglie e i due bambini utilizzando un corridoio umanitario e sono stati uccisi. I civili vengono usati come scudi umani. Non appena qualcuno cerca di avvicinarsi a questi corridoi, viene ammazzato. Abbiamo aspettato per giorni che l’esercito aprisse due corridoi umanitari con i russi, ma, ripeto, non appena qualcuno si avvicina, viene ucciso da gruppo Al-Nusra”.
 
Euronews: Ci descrivere le condizioni in cui si lavora nella parte occidentale della città?

Medico: “Aleppo è stata divisa in due dalla guerra nel 2011. Trattiamo feriti di guerra, ma anche persone affette da patologie comuni. Quelli feriti dalla guerra vengono curati gratuitamente, anche in cliniche private. Tutte le cliniche se ne occupano in modo gratuito, i feriti vengono portati nell’ospedale più vicino. Ci occupiamo di molte lesioni provocate dalle bombe, ferite da pistola e da missili, ma anche di disturbi comuni come bronchiti, infarti e diarrea. Fino a ora, non abbiamo avuto problemi per il rifornimento di farmaci comuni, ma abbiamo problemi di approvvigionamento elettrico. Sono due anni, ormai, che i ribelli hanno tagliato l’elettricità in città. Lavoriamo, quindi, con dei generatori elettrici. Quando decidono di tagliare la fornitura d’acqua, non abbiamo acqua per mesi. L’acqua è la vita. Fino a ora l’esercito è riuscito a preservare l’acqua corrente”.

Euronews: Perché resta?

Medico: “I miei amici me lo chiedono perché ogni giorno perché metto a rischio la mia vita. La mia risposta è che io sono un medico. In questo lavoro le relazioni umane sono molto importanti e profonde. Aiutare è una missione. Io ho dei pazienti qui e sono legato a loro. Dopo tanti anni, non è facile cambiare e qui c‘è bisogno di me. Il denaro non è tutto nella vita, c‘è anche la generosità umana e l’obbligo di servire la popolazione”.
 
Euronews: La guerra è iniziata cinque anni fa, ma lei è arrivato qui molto prima, giusto?

Medico: “Sì, avevo deciso di costruire un ospedale e ci sono riuscito. Lavoro con 60-70 medici e chirurghi in un clima di amicizia. Nella mia squadra ci sono curdi, musulmani, cristiani e atei. Prima della guerra, 5 milioni di persone vivevano ad Aleppo. In molti hanno abbandonato la città anche se non avrebbero voluto. Eravamo felici qui, si viveva bene, la Siria è un Paese bellissimo con un bel clima. La popolazione è aperta, accogliente, viviamo insieme con rispetto reciproco. Non ci siamo mai preoccupati di sapere se una persona era musulmana o cristiana”.

Euronews: I suoi pazienti come stanno reagendo psicologicamente?
 
Medico: “Purtroppo oggi, i traumi post-bellici sono in aumento. I bambini e gli adulti soffrono psicologicamente, sono terrorizzati. Con un paio di amici e colleghi stiamo pensando a come prenderci cura dei civili che soffrono di questi disturbi. Il trauma fisico del corpo è visibile, ma le fratture dell’anima no. Anche se sembrano invisibili, devono essere curato. Dobbiamo portare la pace in questo Paese.
 
Euronews: Qual è la soluzione?

Medico: “È necessario andare alla fonte di questi attacchi, individuare quelli che sono venuti dall’Afghanistan, dalla Cecenia o dall’Arabia Saudita, ai quali è stato fatto il lavaggio del cervello ed è stata inculcata una cultura della morte. Dobbiamo sbarazzarci di queste persone e lavorare con quelle più moderate per trovare una soluzione. Quando i fanatici vogliono imporre la loro cultura, questa cultura di intolleranza genera conflitto e questo conflitto, purtroppo, si traduce in una cultura della morte. Impongono la loro legge, vietano alle donne di uscire di casa, le costringono a portare il velo, le trattano come schiave. Sono centomila qui le persone come quelle che hanno attaccato il Bataclan a Parigi. Perché qui non sono considerate criminali come in Europa? Non possiamo vivere accanto a queste persone”.

Euronews: Lei ha paura?

Medico: “Sì ho paura. Ho paura quando l’Isil invia i suoi combattenti che iniziano a lanciare bombe, che urlano che elimineranno tutti coloro che non la pensano come loro. L’esercito è riuscito a difendere la città con grande coraggio, ma quando vediamo arrivare questi fanatici che vengono a morire, abbiamo paura, perché loro non hanno paura di niente”.

Euronews: Ha ancora speranza?

Medico: “Il fanatismo sta arrivando in Europa. Penso che non sareste felici se questa situazione si diffondesse nelle vostre città. Nutro ancora la speranza, perché, per esempio, in Francia o in Belgio, anche se destra e sinistra, o fiamminghi e valloni, non sono d’accordo non si uccidono gli uni con gli altri. La cultura della democrazia è viva in Europa. Il terrorismo vuole eliminare tutte le forme di democrazia. Credo che dobbiamo essere consapevoli del fatto che questa cultura è molto pericoloso e si sta diffondendo in tutto il mondo. Dobbiamo smascherare l’ipocrisia. Ad Aleppo, sia nella zona est che ovest, le persone hanno il diritto di vivere, ma per interessi geopolitici si è deciso di uccidere un intero popolo, un Paese, la città di Aleppo cancellando i suoi 10mila anni di storia”.

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