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Una imaging che legge testi carbonizzati

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Una imaging che legge testi carbonizzati

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Le nuove tecniche di imaging hanno rivelato il contenuto di un rotolo carbonizzato, l’esempio più antico e noto di un testo biblico troppo fragile per poter essere…

Le nuove tecniche di imaging hanno rivelato il contenuto di un rotolo carbonizzato, l’esempio più antico e noto di un testo biblico troppo fragile per poter essere aperto.

E’ la prima volta che la ricerca riesce a leggere passaggi del Libro del Levitico da un antico rotolo senza doverlo aprire fisicamente. Il rotolo carbonizzato vecchio di 2000 anni giaceva nel deposito di un archeologo. Era stato rinvenuto presso il Mar Morto. Ora, la nuova tecnologia di imaging ha rivelato quello che è stato scritto dentro. A osservare i reperti si stenta a crederlo.

http://www.deadseascrolls.org.il/learn-about-the-scrolls/discovery-and-publication?locale=en_US

La scoperta svelata da alcuni ricercatori statunitensi e a Gerusalemme è stata resa possibile grazie all’ unwrapping virtuale, analisi digitale con scansione a raggi X. E ‘la prima volta che si riesce a leggere un testo senza srotolarlo ma grazie a scansioni in 3D ai raggi X.

La scansione produce un insieme di immagini in sezioni trasversali che mostrano la struttura interna del rotolo. Se visto come un oggetto 3D si notano i singoli strati della pergamena, che diversamente sarebbero oscurati alla vista. Alla fine si ottiene una versione leggibile del rotolo che esce come da una pipeline virtuale.

Successivamente si estrae l’inchiostro dai dati in un processo chiamato texturing. Sfruttando la forma 3D generata dal segmentazione il software fa un altro passaggio attraverso la pergamena, questa volta alla ricerca di pixel molto luminosi che indicano regioni di materiale denso.

La scoperta riveste grande importanza per la comprensione delle antiche redazioni dei sacri testi.

Nell’antichità circolavano molte versioni della Bibbia. I rotoli del Mar Morto, risalenti già al III secolo avanti Cristo contraddistinguono versioni radicalmente diverse da quella dell’odierna Bibbia ebraica.

Gli studiosi hanno creduto che il testo nella sua forma primigenia risalga a circa 2.000 anni fa, ma non c’era mai stata una prova fisica, fino ad ora. In precedenza i più antichi frammenti noti del testo biblico moderno venivano fatti risalire all’ VIII secolo.

Questa tecnologia digitale, finanziata da Google e la National Science Foundation degli Stati Uniti, sarà disponibile per il grande pubblico dalla fine del 2017.
I ricercatori sperano di usare la tecnologia per sbirciare all’interno di altri documenti antichi troppo fragili da poter essere aperti.