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Afghanistan: una guerra senza fine


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Afghanistan: una guerra senza fine

E lunedì scorso i Talebani hanno dato ancora una prova di forza, sferrando nella notte un attacco coordinato a Kunduz, capoluogo dell’omonima provincia settentrionale.

Costringendo alla ritirata l’esercito afgano che sembra oggi aver ripreso il controllo dei punti chiave della città grazie all’aiuto delle forze dell’areonatica americana.

L’attacco è avvenuto ad un anno di
distanza da quello del 28 settembre 2015 che permise ai talebani di prendere per tre giorni il controllo della città impegnando
le forze di sicurezza afgane per almeno tre settimane.

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Senza poi contare le sbavature del fuoco amico, come il bombardamento dell’ospedale di Medici senza frontiere da parte americane. Che nell’ottobre dell’anno scorso fece 42 morti e decine di feriti.

Kunduz non è la sola grande città presa d’assedio dai fondamentalisti afgani. Come si vede sulla carta.

Dalla fine del 2015, i talebani hanno ripreso il controllo di diverse aree nei pressi di Lashkar Gah, capoluogo della provincia di Helmand.
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I combattimenti proseguono senza sosta.

Neanche la capitale Kabul è risparmiata, lo scorso aprile è stato sferrato uno degli attacchi più violenti dal 2001.
Un’autobomba ha fatto 64 morti e 350 feriti.

Il disimpegno americano in Afganistan è rimandato:

Il presidente americano, Barack Obama:
“Invece di portare a 5.500 gli effettivi entro la fine dell’anno, manterremo 8400 uomini fino all’anno prossimo fino alla fine della mia amministrazione”.

Il 22 maggio scorso, il leader talebano, il mullah Akhtar Mansour, è stato ucciso in un bombardamento.

Una vittoria effimera, il suo successore, Habatullah Akhundzada, ha subito lanciato i suoi proclami contro l’invasore americano.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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