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Usa: come la matematica influenza le presidenziali

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Usa: come la matematica influenza le presidenziali

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Chi vincerà le elezioni presidenziali americane?

Hillary Clinton è in testa ai sondaggi di fine agosto, e, stando alle statistiche e alla storia degli Stati Uniti, il candidato in testa in questo periodo dell’anno normalemente vince le presidenziali.

Questo è quello che ci conferma anche il nostro corrispondente a Washington Stefan Grobe nella sua “analisi”: http://www.euronews.com/2016/08/30/trump-cant-beat-clinton-do-the-math.

Le probabilità che il miliardario newyorchese vinca le elezioni si riducono sempre più e sembra difficile che riesca a ribaltare la situazione.

Bisogna ricordare che anche se in termini di voti, un candidato-presidente ha più voti di un altro, questo non dà automaticamente il diritto a entrare alla Casa Bianca. Anzi.

Il sistema elettorale Usa è indiretto ovvero il Presidente non viene eletto dai cittadini ma da 538 grandi elettori riuniti a Washington.

Il numero dei grandi elettori, eletti su base statale, è pari alla somma dei deputati e dei senatori di ogni Stato.

I cittadini esprimono la propria preferenza per un candidato, ma in realtà non viene eletta la persona singola ma il gruppo di grandi elettori ad essa associato.

Per i voti dei cittadini non viene fatto un conteggio generale, ma singolo, Stato per Stato, con un sistema maggioritario secco chiamato winnertakes all.

Il candidato che ha più voti, anche solo uno in più rispetto agli altri contendenti, prende tutti i grandi elettori di quello Stato.

Fanno eccezione lo Stato del Maine e del Nebraska, suddivisi in collegi elettorali con sistema proporzionale.

Il candidato che riesce a far eleggere almeno 270 grandi elettori va alla Casa Bianca.

I grandi elettori infatti votano per il candidato a cui sono associati.

Ogni Stato ha diritto ad avere due grandi elettori più tanti altri, quanti sono il numero dei deputati mandati alla Camera dei Rappresentanti.

Il numero dei rappresentati della Camera dei Deputati varia a seconda della popolazione, più lo Stato è grande più ha rappresentanti.

Il voto indiretto alle presidenziali americane genera un complicato schema matematico in base al quale si può dire quale Stato sia strategicamente importante ed è in questi Stati che i due contenders investiranno soldi e energie della campagna elettorale.

Su 50 Stati, 40, più Wasghinton DC, votano allo stesso modo in tutte le elezioni presidenziali e sono definiti safe Democratic/Republican .

Restano gli swing Sates, gli Stati che hanno votato ora in un modo ora in un altro negli ultimi 25 anni.

A torto New Messico e Indiana sono stati considerati ultimamente degli swing States, nel 2004 il New Mexico, stato solitamente democratico, ha votato per George Bush; l’Indiana, solitamente un safe republican, ha votato nel 2008 per Barack Obama.

Se i due Stati alle prossime elezioni rispettaranno la rispettiva tradizione elettorale, avremo 19 stati più Washington DC che votano per Hillary Clinton, che può contare già su 247 grandi elettori; mentre Trump con 23 Stati ha al momento 191 grandi elettori.

https://infogr.am/0f6efa8f-448f-4f1f-9cfc-21bb71b29d77

Hillary Clinton gode di un vantaggio considerevole, le bastano 23 voti per vincere: matematicamente le basta riportare il Nevada (6), il New Hampshire (4), la Virginia (13) e potrebbe anche permettersi il lusso di perdere in Florida e Ohio.

Il calcolo per vincere si fa più complicato per Donald Trump, che non può permettersi di perdere alcuno Stato che votò per i repubblicani nel 2012.

In Virginia, per esempio la battaglia di Trump è già persa, tanto che i clintoniani hanno levato il piede dall’acceleratore.
Trump non vuole mollare la presa in Florida (29), dove la Clinton è in vantaggio, ma sembra volersi concentrare maggiormente sugli Stati del Midwest come Pennsylvania e Michigan.

Cosa predicono gli “ultimi sondaggi”: http://www.realclearpolitics.com/epolls/latest_polls/.

La partita per le presidenziali americane è ancora aperta, stando però a quanto ci dice il modello elettorale statunitense e alle abitudini elettorali degli americani non ci saranno sorprese.

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