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Ankara: "Se i kurdi siriani non si ritirano diverranno nostro obiettivo militare"

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Ankara: "Se i kurdi siriani non si ritirano diverranno nostro obiettivo militare"

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Dopo i raid turchi degli ultimi giorni contro postazioni kurde nel nord della Siria, i ribelli dell’Esercito siriano libero puntano a Sud, verso Manbij, mentre l’esercito di Ankara informa della conquista di una decina di villaggi nella zona di Jarablus, tolta al Califfato.

Più che contro l’Isil la partita siriana pare segnata dalle azioni turche contro i kurdi, che preoccupano sia Mosca che Washington e causano perdite tra i civili, come accaduto due giorni fa.

Dal canto loro, gli esponenti del governo di Ankara ribadiscono la loro ostilità ai kurdi siriani, invitati “a ritirarsi a est dell’Eufrate, altrimenti saranno un obiettivo militare per la Turchia”.

“Tutti coloro che sono stati costretti a partire dovrebbero venire reinsediati in quei luoghi. Ma questo non è cio che vuole l’Ypg, che è impegnato in una pulizia etnica che riguarda ache i kurdi che non la pensano come loro, e che sono costretti a partire”.

Il governo turco, che in Siria si batte contro l’Isil, punta a evitare che i combattenti kurdi possano prendere il controllo del territorio a ridosso con la frontiera. Uno scenario che Ankara intende evitare a ogni costo.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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