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Brexit: la marcia dei 30.000 per l'Europa

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Brexit: la marcia dei 30.000 per l'Europa

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Tre chilometri di bandiere, cartelli, striscioni e volti colorati per dire “no” alla Brexit e “sì” all’Europa: Londra si è ammantata di Union Jack e di bandiere blu a dodici stelle.
Trentamila persone, in gran parte confluite sulla base degli appelli circolati sui social, hanno sfilato tra Hyde Park e il Parlamento. C’erano molti londinesi, ma anche immigrati, studenti stranieri e britannici venuti da altre parti del Regno.

“Tutti questi comportamenti disgustosi che si sono visti nel Paese con il razzismo, al xenofobia, è semplicemente inaccettabile”.

“Voglio semplicemente mostrare al Paese che non cediamo sull’Unione europea, ne abbiamo bisogno, il sistema sanitario nazionale ne ha bisogno. Dove lavoro, a sud di Londra, non avremmo personale se non fosse per la libera circolazione delle persone”.

Una studente sottolinea:
“Il 10% dei finanziamenti alle Università britanniche viene dall’Unione europea, e non penso che verrà sostituito dal nostro governo dell’austerità. Quindi penso che causerà cose terribili alla scienza, alla tecnologia e alla ricerca britanniche”

Un insegnante pensa che un governo diverso potrebbe decidere di non dar seguito all’esito del referendum:

“Se questa è la casa della democrazia, della democrazia parlamentare allora ci devono dare nuove elezioni, non possono limitarsi ad andare avanti dicendo ‘il popolo si è espresso’, perché al popolo hanno detto bugie”.

Mancavano però leader politici di spicco del campo del “remain”: a partire dal sindaco di Londra, Sadiq Khan.

C’era Bob Geldof: il cantante ha lanciato un appello alla mobilitazione.

“Non limitatevi a indignarvi in rete con gli amici sperando di ottenre qualcosa – ha detto -: uscite in strada con i vostri amici, nelle scuole, attivatevi, e incontrate le persone che hanno votato per il Brexit, capite perché lo hanno fatto e convincetele che forse era la decisione sbagliata”.

Al referendum il 52% dei britannici ha votato a favore del Brexit. E anche se ora una petizione per un nuovo referendum ha superato quattro milioni di firme, è improbabile che si possa davvero tornare indietro.

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