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La nuova "Intifada" non ha un leader

È lungo questa strada, tra le colonie ebraiche di Itamar e Elon Moreh, che si è verificato il primo attentato all’origine di questa nuova ondata di

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La nuova "Intifada" non ha un leader

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È lungo questa strada, tra le colonie ebraiche di Itamar e Elon Moreh, che si è verificato il primo attentato all’origine di questa nuova ondata di violenza a Gerusalemme e in Cisgiordania.

Il primo ottobre scorso dei colpi vengono esplosi contro una macchina, due coloni vengono uccisi.

Il ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon accusa indirettamente l’autorità palestinese.

“Stiamo attraversando un periodo di violenza che può essere legato o meno al Monte del Tempio. Il problema, qui, è l’incitamento dell’autorità palestinese, soprattutto del suo presidente. Ha come conseguenza sangue e uccisioni”.

Il giorno dopo si verificano altri due attentati, una donna e un bambino vengono gravemente feriti a colpi di coltello.
Gli attentati di questo tipo non si arrestano, nell’ombra sembrano operare lupi solitari.

I coloni chiedono più sicurezza, ma non solo. Per fronteggere gli attacchi solitari ritengono che sia necessario continuare a costruire. Così, pensano di riuscire a bloccare sul nascere quella che sembra delinearsi come una nuova intifada.

David Pearl, colono: “Bisogna trovare i leader, cercali in tutto lo Stato e non solo all’interno di Israele. E quindi ucciderli”.

La particolarità di questa nuova ondata di violenza è che non esistono dei capi che danno ordini, non esiste al momento una gerarchia. Si assiste piuttosto a un passaparola sui social media, che ha facile presa sulla frustazione dei giovani.

Esasperati peraltro dalle parole degli ultraortodossi che hanno spiegato la decisione di recarsi al Monte del Tempio, come gli ebrei chiamano la spianata delle moschee.
Da decenni, la spianata è considerata luogo di preghiera per i musulmani.

L’assembramento degli ultraortossi, della settima scorsa, è suonato per questi giovani come una sirena d’allarme.