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Volkswagen: insulto alla coscienza dei tedeschi

Lo scandalo ormai è planetario. Das auto cerca di limitare i danni. In un paio di giorni, il titolo Volkswagen ha perso 40 miliardi di dollari. E le

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Volkswagen: insulto alla coscienza dei tedeschi

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Lo scandalo ormai è planetario. Das auto cerca di limitare i danni. In un paio di giorni, il titolo Volkswagen ha perso 40 miliardi di dollari. E le previsioni non si annunciano delle migliori.

Si stima che 11 milioni di automobili siano coinvolte nell’affaire e il costruttore tedesco dispone al momento di 6 miliardi e mezzo di euro per far fronte alle conseguenze.

La truffa che ha come scenario gli Stati Uniti ha avuto un impatto fortissimo in Germania, dove i cittadini hanno una spiccata coscienza ambientalista.
Finora si parlava solo di emissioni di ossido di carbonio, lo scandalo ha messo in luce che i motori diesel emettono altre sostanze estremamente dannose per la salute, come gli ossidi di azoto:

“Sono scioccata dal fatto che una cosa simile sia possibile, in primo luogo. Per di più sono imbarazzato dal guidare una Volkswagen diesel, e non sono sicura di avere il permesso di fare neppure un chilometro con quest’auto”.

Impensabile per quest’automobilista la manomissione dei test di cosumo e inquinamento, orchestrata da Volkswagen. Cosa che invece si è prodotta grazie all’uso sapiente di un software inserito nel motore, come rilevato da una Ong americana, la ICCT.

Le emissioni di ossido di azoto di un’auto sottoposta a test sono risultate inferiori del 5% rispetto a quelle emesse in condizioni di guida normali.

Con ripercussioni sull’ambiente e sulla salute imprevedibili, tenuto conto anche del fatto che in Europa i motori diesel rappresentano il 50% delle auto in circolazione, ma sul Vecchio continente gli esiti dei test sembrano fino a questo momento essere affidabili.

Lo scandalo, piuttosto, tocca un nervo sensibile dell’economia tedesca, l’industria automobilistica che ha un peso pari al 14% del Pil nazionale.

Nel 2014, la Volkswagen ha venduto oltre nove milioni di automobili nel mondo, includendo anche i pezzi di ricambio, questa voce dell’export porta alla Germania oltre 200 miliardi di euro.

Lo scandalo coinvolge anche la politica.

Il land della Bassa Sassonia, dove si trova il quartier generale di Volkswagen, detiene il 20% delle azioni del gruppo e il presidente della Regione e il ministro regionale delle Finanze fa parte del consiglio di sorveglianza.

Fabien Farge, euronews:
-Per fare il punto sullo scandalo Volkswagen ritroviamo in collegameno da Parigi, Pascal Pennec, vice caporedattore d’Auto Plus, rivista francese su auto e motori.

La Volkswagen, simbolo di qualità e affidabilità, è salita alla ribalta per aver imbrogliato. L’ad Martin Winterkorn si è dimesso, segno della gravità della crisi.

Pascal Pennec, vice caporedattore d’Auto Plus:

“Un terremoto simile e le cui conseguenze sembrano prendere proporzioni era impensabile per il mercato dell’automobile. C‘è da dire che c‘è stata una truffa e in questi casi l’amministratore delegato salta. È normale”.

-Si tratta veramente di un caso isolato o dobbiamo attenderci nuove rivelazioni da parte di altri costruttori. La posta in gioco è enorme.

“In gioco c‘è parecchio, soprattutto in Europa dove il diesel è venduto molto bene, in Francia siamo a oltre il 60% di vendite.
Lo scandalo al momento riguarda gli Stati Uniti, dove una truffa poteva essere pensata per ovviare a norme ambientali più complicate rispetto a quelle europee. Cosa che lascia presupporre che in Europa non sia questo il caso, perché non abbiamo bisogno di imbrogliare. Almeno così sembrerebbe. Si stanno facendo indagini un po’ ovunque. Stiamo a vedere.
Per il momento gli altri costruttori che vendono negli Stati Uniti, come Mercedes e BMW, sono comunque sfiorati dal sospetto”.

-Fiore all’occhiello dell’industria automobilistica tedesca, sinonimo di auto, Volkswagen vede la propria immagine sporcarsi. Secondo lei è tutta l’industria automobilistica tedesca che potrebbe risentirne?

“Non c‘è solo l’industria tedesca in pericolo, possiamo dire che tutti i costruttori che vendono auto con motori diesel in questo momento sono in una posizione delicata. E allora, tutto questo si tradurrà in misure di ritorsione per gli Stati o per i consumatori?
Il dubbio c‘è, ci si chiede se tutti imbroglino o meno. Sembra poco plausibile in Europa, perché le norme ambientali sono meno complicate.
Il discorso cambia, quando entrerà in vigore la nuova normativa.
Le case automobilistiche riusciranno a passare l’esame. Dovranno aggiungere dispositivi anti-inquinamento che costeranno molto cari”.

-Il vero problema è quello della fiducia. Può un consumatore avere ancora fiducia?

“I consumatori, beh, lo sappiamo, un problema di sicurezza li mette veramente in collera e perderebbero la fiducia, ma se si tratta di inquinamento, il problema non li riguarda, riguarda gli altri.
C‘è una sorta di menefreghismo negli automobilisti, si dicono: se posso non inquinare, tanto meglio, ma se inquino che posso farci, è colpa del costruttore.
Quindi, non penso che questo aspetto possa generare conseguenze importanti a meno che non si scopra che le automobili sono così inquinanti da dover essere parcheggiate per sempre, ma si tratta chiaramente di fiction”.

-Da un punto di vista puramente tecnico, i motori diesel sono nuovamente presi di mira: perché non approfittare dello scandalo per passare definitivamente all’elettrico?

“Ne riparleremo il giorno in cui un’auto elettrica avrà le stesse prestazioni di un’auto diesel e quel giorno non è ancora arrivato.
Con un pieno oggi si possono fare fino a 1000 chilometri, con un costo assolutamente basso rispetto a quello che costerebbe farlo con una macchina elettrica, la cui autonomia peraltro è ancora debole.
Sono due cose ancora non paragonabili. I motori diesel per lunghi viaggi sono al giorno d’oggi insostituibili, non abbiamo alternative valide.