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Alimenti e imballaggi, quali rischi per la salute?

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Alimenti e imballaggi, quali rischi per la salute?

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La maggior parte del cibo che compriamo è dentro confezioni di plastica, o altri materiali. Così è più facile da conservare e da trasportate. Ma

La maggior parte del cibo che compriamo è dentro confezioni di plastica, o altri materiali. Così è più facile da conservare e da trasportate. Ma come possiamo sapere se gli imballaggi non nuocciano alla salute?

I contenitori di plastica, ad esempio, sono resi flessibili da alcune sostanze specifiche, mentre le informazioni nutrizionali indicate sulle confezioni sono stampate con l’inchiostro tipografico. Il contatto tra gli alimenti e questi materiali deve preoccuparci?

Abbiamo posto la domanda a un gruppo di scienziati dello Joint Research Center di Ispra, in provincia di Varese, che analizzano l’interazione chimica tra diversi tipi di imballaggi e gli alimenti.

“Gli imballaggi sono realizzati con moltissimi materiali diversi. Ci sono quelli in plastica, quelli in metallo ricoperti di vernice. Si tratta di sostanze completamente diverse dal cibo” ammette
Catherine Simoneau dello Head of the European reference lab for food contact materials “Esiste sempre la possibilità che una piccola parte di queste arrivi a finire nei cibi”.

I cibi possono essere intaccati anche da elementi provenienti dalle cucine o dagli strumenti e gli utensili utilizzati per prepararli. E’ il caso ad esempio dei prodotti da forno, come gli stampi in silicone che vengono esposti ad altissime temperature.

Presso i laboratori dello European Reference Lab for Food Contact Materials gli scienziati analizzano anche le conseguenze del contatto tra cibi preparati, e ad esempio, gli utensili per prepararli.

“In questo esperimento procediamo con un semplice impasto per dolci” spiega un ricercatore del centro “ Perché le componenti delle ciotole utilizzate, in questo caso il propilene, potrebbero finire nell’impasto che stiamo preparando. Lo scopriremo tra poco, a cottura terminata”.

I metodi utilizzati in questo laboratorio e le tecniche di analisi sviluppate vengono adottate come modello standardi nei centri di analisi nazionali. L’obiettivo è creare consapevolezza nei europei e garantire la massimasicurezza sui prodotti che acquistano, bevono o mangiano.

“In questo caso ad esempio il piatto in ceramica è luminoso e molto colorato. Questo perché nella vernice sono presenti dei sali metallici. Molto spesso si tratta di sali di piombo e cadmio” spiega la ricercatrice Natalia Jakubowska. Per stimolare reazioni nei cibi, i ricercatori ricorrono spesso all’utilizzo di certi liquidi o polveri. In alcuni casi è anche possibile riprodurre le condizioni di anni di conservazione in diversi tipi d’imballaggi. Continua Natalia:“Per analizzare la passata di pomodoro, che varia da Paese a Paese, ricorriamo a un liquido uguale per tutti. Cosi dal Portogallo alla Polonia i test saranno condotti nello stesso modo, riferendosi agli stessi parametri”.

Dalle analisi è possibile osservare se è avvenuto il passaggio di elementi chimici nel cibo, e in caso positivo in quali quantità.

“C‘è molto lavoro da fare in questo settore, che evolve rapidamente” ammette Catherine Simoneau, Direttrice del Centro
“Ci sono continui sviluppi e materiali sempre nuovi da analizzare. Come ad esempio i micro imballaggi o quelli attivi, i nuovi arrivati per proteggere meglio la qualità degli alimenti. Ma che vanno comunque analizzati. Stesso discorso per tutti quelli definiti organici ed eco sostenibili”.

Da Ispra, in Italia, dove si trova il laboratorio i risultati delle analisi vengono diffuse nel resto d’Europa in modo da rendere pubbliche informazioni importanti per la salute dei consumatori.