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Sbarchi senza sosta in Sicilia, l'approdo di chi non ha altra scelta


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Sbarchi senza sosta in Sicilia, l'approdo di chi non ha altra scelta

Un sorriso segna la fine di un lungo e pericoloso viaggio. Questo bambino era tra i 500 migranti sbarcati domenica scorsa a Porto Empedocle, in Sicilia. La maggior parte di lor sono eritrei e somali. Molti i minorenni: 450 secondo Save the Children, solo nello scorso fine settimana. 317 non erano accompagnati.

Hanno attraversato la Libia, sono stati trattenuti in centri come quello di Misurata, al quale si riferiscono le immagini. L’obiettivo è lo stesso per tutti: attraversare il Mediterraneo e dimenticare per sempre il Paese da cui sono fuggiti.

“Se ci rimandate indietro, ci metteranno in carcere e poi ci manderanno a combattere nelle guerre – dice una donna che non vuole rivelare il nome del suo Paese d’origine – Non voglio tornare nel mio Paese. Voglio andare in Europa”.

Prendono il largo su gommoni carichi all’inverosimile. Nei primi tre mesi del 2015 si contano almeno 480 annegati, rispetto ai 50 accertati nello stesso periodo del 2014.

La nave della Guardia costiera islandese Tyre pattuglia le coste italiane nell’ambito del dispositivo europeo Triton.

La portavoce della missione, Ewa Moncure, risponde così alle accuse di chi sostiene che l’Europa non faccia abbastanza per salvare i migranti: “Prendiamo parte a molte operazioni di ricerca e soccorso lontano dalle coste italiane, di solito a circa 70 chilometri dalle coste libiche”.

Triton non è una missione di salvataggio. Il suo scopo principale è il monitoraggio e il controllo delle frontiere e le squadre restano entro il limite delle trenta miglia dalle coste italiane. Ha sostituito Mare Nostrum, il dispositivo di soccorso italiano che costava oltre 9 milioni di euro al mese, mentre Triton dispone di un budget inferiore ai 3 milioni di euro mensili.

La gestione dell’accoglienza è gestita, esclusivamente, dall’Italia. Sono 10.000 gli immigrati soccorsi nel Canale di Sicilia e sbarcati in vari porti italiani negli ultimi quattro giorni, mentre gli arrivi continuano senza sosta. Perché queste persone non hanno altra scelta.

Libaar, 20 anni, viene dalla Somalia: “Non posso vivere lì, perché lì, se si sopravvive, si può tirare avanti in due modi: diventare un soldato o essere un islamista. E io non voglio morire prima del tempo”.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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