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Regno Unito al voto il 7 maggio, sciolte le camere: sarà incertezza fino all'ultimo

Elezioni, e che elezioni! Se ne parla ufficialmente da oggi nel Regno Unito: con la visita di David Cameron alla Regina si è di fatto deliberato lo

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Regno Unito al voto il 7 maggio, sciolte le camere: sarà incertezza fino all'ultimo

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Elezioni, e che elezioni! Se ne parla ufficialmente da oggi nel Regno Unito: con la visita di David Cameron alla Regina si è di fatto deliberato lo scioglimento del Parlamento e l’avvio della campagna elettorale.

Il voto è previsto per il 7 maggio. E con lo scioglimento del Parlamento finisce anche l’inedita coalizione tra Conservatori e Liberal-Democratici, che ha governato con alterne fortune negli ultimi cinque anni.

Il governo resterà in carica per gli affari correnti fino all’arrivo di un nuovo esecutivo, come di consuetudine.

Se le elezioni del 2010 portarono a un risultato per molti versi stupefacente, a una prima incrinatura del sistema tradizionalmente bipolare, queste potrebbero completare l’opera, anche se è proprio per “completare l’opera” che David Cameron chiede agli elettori di conferirgli un nuovo mandato.

Secondo gli ultimi sondaggi, nessuno avrà la maggioranza assoluta: sarà di nuovo corsa a due tra Conservatori e Laburisti, ma chiunque vinca avrà bisogno di alleati, e potrebbero essere di nuovo decisivi i liberaldemocratici, ma è difficile dirlo a campagna nemmeno iniziate. E comunque c‘è l’incognita della Scozia : dopo il recente referendum in cui l’indipendenza è stata respinta per un soffio, i nazionalisti sono in spolvero e il loro risultato potrebbe avere influenze pesanti sul contesto britannico.

I sondaggi, in generale, dicono incertezza sia in termini di percentuali di voto, con laburisti e conservatori praticamente appaiati, sia in termini di seggi.

A determinare l’esito, comunque, saranno gli spostamenti dovuti a una campagna elettorale che sarà certamente intensa, e con cinque temi principali: immigrazione, Europa, sanità, deficit e Scozia, perché della regione autonoma si dovrà comunque ridefinire lo status.

In quanto all’Europa, i conservatori sono dell’idea di tenere un referendum, ma poiu chiederebbero di votare “sì” alla permanenza: il partito di Cameron vuole che il Regno Unito resti nell’UE, ma vuole che l’Europa sia profondamente riformata.
A volere il referendum, per poi votare “no”, c‘è anche lo UKIP: il partito anti-europeo, che alle ultime elezioni continentali ha avuto un risultato impressionante, secondo i sondaggi si attesterebbe intorno al 15%, con quattro deputati o poco più, su 650 totali. Troppi pochi per incidere sul governo.

Il primo atto della campagna, giovedì, a trentacinque giorni dal voto, rappresenta bene l’incertezza sull’esito: sono ben sette i leader di partito invitati al primo dibattito televisivo.