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Israele: partiti arabi uniti al voto, puntano a essere la terza forza del Paese

Da minoranza frammentata a terza forza del Paese. Il voto del 17 marzo in Israele non sarà decisivo solo per Benjamin Netanyahu. L’altra sorpresa

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Israele: partiti arabi uniti al voto, puntano a essere la terza forza del Paese

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Da minoranza frammentata a terza forza del Paese. Il voto del 17 marzo in Israele non sarà decisivo solo per Benjamin Netanyahu. L’altra sorpresa potrebbe essere rappresentata dalla nuova coalizione arabo-israeliana.

Point of view

Stiamo sfidando un progetto di discriminazione sionista che definisce questo Stato come uno stato ebraico che legalizza i privilegi degli ebrei ed emargina i palestinesi

Emarginati per decenni dal dibattito politico e visti come nemici interni, oggi gli arabo-israeliani fanno paura alla destra. Haneen Zoabi, la ‘Pasionaria’ della causa palestinese, deputata dal 2009,affronta regolarmente, in strada e in parlamento, l’ira dei suoi avversari.

Accusa il primo ministro Netanyahu di apartheid. Il 3 marzo è stata aggradita da alcuni estremisti di destra mentre partecipava ad un dibattito a Tel Aviv.

“Stiamo sfidando un progetto di discriminazione sionista che definisce questo Stato come uno stato ebraico che legalizza i privilegi degli ebrei ed emargina i palestinesi – ha detto ai nostri microfoni Haneen Zoabi – Noi siamo i padroni di questa terra, siamo gli indigeni e con questo punto di vista sediamo nella Knesset”.

Questa tornata elettorale potrebbe rivelarsi storica per i partiti arabo-israeliani. Per la prima volta, infatti, si presentano uniti in una coalizione e potrebbero aumentare la rappresentanza in parlamento. O addirittura cambiare il panorama politico israeliano.

Gli arabi d’Israele sono 1 milione e 400mila. Rappresentano il 20% della popolazione. Di fede prevalentemente musulmana, discendono dalle famiglie palestinesi rimaste in Israele dopo il 1948.

Nell’ultimo parlamento contavano 11 deputati su 120. Una sotto-rappresentanza che deriva dal fatto che gli arabi israeliani votano in percentuale minore rispetto al resto della popolazione. Nel 2012 l’affluenza fu del 56% contro il 67 dell’intero corpo elettorale.

“Se i cittadini arabi andranno a votare per la nostra coalizione e riusciremo a guadagnare 15 seggi in parlamento o più, sarà un traguardo storico – sostiene Osamah Kahawish, un candidato al parlamento – Perché aiutaremo gli arabi a guadagnare influenza in parlamento, sulla legislazione e i bilanci e su tutti gli aspetti della vita dei cittadini arabi in questo Paese”.

Ayman Odeh è il leader di questa alleanza. Ha affrontato Avigdor Lieberman in tv e non è caduto nella trappola del ministro degli Esteri, mostrando di essere pronto a guidare l’opposizione.

“Agite per distruggere lo Stato di Israele dall’interno. Siete la quinta colonna – aveva provocato il rappresentante della destra – Voi rappresentate le organizzazioni terroristiche nella Knesset”.

“Sono preoccupato che la parola democrazia possa diventare una parolaccia alle prossime elezioni, a causa di questo uomo”, la replica di Ayman Odeh.

Se l’Unione sionista e il Likud saranno costretti a formare una grande coalizione, la formazione araba potrebbe essere il primo partito dell’opposizione.

E il suo slogan elettorale non lascia spazio a incomprensioni: “Una causa, un voto”.