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La Tunisia prova a voltare pagina con Essebsi, veterano della politica

“Voltare la pagina del passato e guardare al futuro”: questa frase è stata pronunciata da un uomo di quasi 90 anni, Beji Caid Essebsi. Il 21 dicembre

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La Tunisia prova a voltare pagina con Essebsi, veterano della politica

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“Voltare la pagina del passato e guardare al futuro”: questa frase è stata pronunciata da un uomo di quasi 90 anni, Beji Caid Essebsi. Il 21 dicembre con il 55,68% dei voti, con un netto vantaggio sul rivale Moncef Marzouki, Beji Caid Essebsi è diventato il primo presidente eletto liberamente nella storia della Tunisia.

“Voglio rivolgermi al mio popolo, al sud come al nord, poiché siamo tutti figli della Tunisia. Sono molto addolorato per quanto è accaduto in alcune zone del sud, sono fatti che non hanno ragion d’essere e che, sicuramente, sono il risultato della manipolazione da parte di disonesti”.

Il riferimento è agli scontri tra polizia e manifestanti che protestavano contro i risultati delle presidenziali, nel sud della Tunisia. Bersaglio di un attacco anche una sede del partito di Essebsi.

Perché la figura di Beji Caid Essebsi resta legata all’ex regime dittatoriale, secondo una parte della società tunisina. Ministro dell’Interno, della Difesa e degli Esteri sotto Bourguiba, poi presidente del parlamento sotto Ben Ali, è stato nominato primo ministro provvisorio nel febbraio del 2011. Per questo gli viene riconosciuto il merito di aver condotto la Tunisia verso le prime elezioni libere della sua storia, il 23 ottobre del 2011, per la formazione dell’assemblea costituente. Le vince il partito islamista Ennahda.

Essebsi si richiama al pensiero di Bourguiba, che considera il fondatore dello Stato moderno nonostante il suo autoritarismo. Nel 2012 fonda il partito Nidaa Tounes che attira uomini di affari, intellettuali, sindacalisti, militanti di sinistra, ma anche persone vicine al vecchio regime e unite dalla comune opposizione agli islamisti. Lo scorso ottobre il partito di Essebsi ha vinto le elezioni parlamentari, ma per mancanza di una maggioranza assoluta dovrà trovare un accordo con Ennahda per formare un governo.

Per un approfondimento sulla Tunisia dopo le presidenziali, sulla fine della transizione, abbiamo discusso con l’analista e professore di storia contemporanea del mondo arabo Adel Ltifi.

Faiza Garah, euronews:
Il presidente eletto, Baji Caid Essebsi, ha dichiarato in varie occasioni che il suo partito Nidaa Tounes, non governerà da solo. Come vede il prossimo governo? Il partito Ennahda ne farà parte?

Adel Ltifi:
Credo che il partito Nidaa Tounes si trovi in una situazione difficile a causa della composizione della camera dei deputati, visto che non possiede la maggioranza assoluta. Come conseguenza, è costretto a formare una coalizione con gli altri partiti. Il secondo problema cui deve far fronte è la situazione generale del Paese: i problemi sono essenzialmente economici e politici e a questo si aggiunge il problema della sicurezza.
Tutti questi problemi rendono la situazione di Nidaa Tounes molto delicata. Ma la domanda è fino a che punto questo partito può aprirsi ad altri. Alcuni partiti sono categoricamente contrari a una coalizione con Ennahda e non vogliono che condivida il potere. E anche all’interno di Nidaa Tounes alcuni pensano che non si possa fondare un regime democratico senza un partito o una coalizione al potere e un’opposizione forte. Costoro ritengono che il posto di Ennahda sia all’opposizione.

euronews:
Secondo lei, Essebsi rappresenta la continuità con il regime di Ben Ali oppure il cambiamento?

Ltifi:
Chiunque assuma il potere non può tornare al vecchio regime e alla logica della tirannia. Ci sono dei tunisini che facevano parte del precedente regime, alcuni fanno parte del partito Raggruppamento Costituzionale Democratico. Ma c‘è un accordo – che è stato firmato durante il periodo di transizione – il quale precisa che c‘è un problema giuridico, ossia non si può impedire a quelle persone di participare alla vita politica del Paese. Ciò significa che anche se ci sono dei gruppi del vecchio regime all’interno di Nidaa Tounes, questo non vuol dire un ritorno a quel periodo.

euronews:
Il presidente come farà fronte alle sfide economiche e sociali?

Ltifi:
Sono persuaso che appena sarà formato un governo stabile che si guadagni la fiducia degli Stati e delle forze internazionali e dei Paesi amici, una parte del debito sarà annullato o trasformato in investimenti.

euronews:
E per quanto riguarda i problemi di sicurezza?

Ltifi:
Ciò dipende da alcuni aspetti essenziali: in particolare occorre assumere decisioni politiche severe contro le fazioni terroriste e contro tutte le idee che incitano alla violenza. La situazione in Libia è molto difficile. Credo sia compito della Tunisia e dell’Algeria esercitare un ruolo essenziale con l’obiettivo di riportare la stabilità nel Paese e di instaurare un sistema politico che risponda alle aspirazioni del popolo libico.