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Droni che costruiscono piattaforme in zone disastrate. Il futuro è già qui

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Droni che costruiscono piattaforme in zone disastrate. Il futuro è già qui

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Robot volanti che intervengano in zone disastrate e inaccessibili all’uomo. E’ la sfida a cui si lavora all’Università di Siviglia. ARCAS il nome del progetto europeo ora impegnato nello sviluppo di nuove tecnologie, che permettano a droni volanti non solo di orientarsi nello spazio, ma anche di recuperare degli oggetti e procedere all’assemblaggio di piattaforme e strutture. Il tutto procedendo in totale autonomia e senza dover essere comandato a distanza.

In video una dimostrazione delle capacità di orientamento e assemblaggio raggiunta da questi droni.

Per comprendere come funziona, andiamo sul “campo d’allenamento” dove gli ingegneri del team testano le potenzialità dei droni. Si sta simulando un intervento in una zona contaminata da prodotti tossici. Compito del drone è identificare e recuperare un oggetto, senza esporre l’uomo ad alcun rischio.

Il filo diretto con il progetto ARCAS dal suo account Twitter.

A farci da Cicerone è Aníbal Ollero Baturone, docente alla Scuola di ingegneria dell’Università di Siviglia e consulente scientifico del progetto ARCAS. “C‘è un’integrazione fra il controllo del braccio meccanico e quello della piattaforma aerea – ci spiega -. E’ necessario controllare entrambi allo stesso tempo. Il robot stima la sua posizione ricorrendo a un GPS e a una videocamera”.

Un "video-bilancio" del professor Aníbal Ollero Baturone sui risultati preliminari del progetto.

E’ così che il drone può identificare la propria posizione e, di conseguenza, orientarsi per identificare e localizzare gli oggetti con i quali è chiamato a interagire. E’ poi grazie al proprio braccio meccanico che potrà recuperarli e riportarli alla base.

“I droni negli ultimi anni si sono evoluti in maniera esponenziale – ci spiega Guillermo Heredia, professore di robotica alla Scuola di ingegneria dell’Università di Siviglia – . Ci si è concentrati soprattutto sulla raccolta dati, come per esempio il trasporto di telecamere per riprese video. Negli ultimi tre-quattro anni si è poi sviluppato l’aspetto dell’interazione”.

Per meglio comprendere genesi e complessità di questi apparecchi ci spostiamo nel centro di ricerca dell’Università di Siviglia. Tra le più complesse sfide dei progettisti c‘è quella di offrire ai droni un centro di gravità variabile, in grado di spostarsi per compensare il peso dell’oggetto che devono recuperare.

Così operano i droni: viaggio in video nella stanza dei bottoni, dove si questi robot volanti si confrontano a sempre nuove sfide.

“Questa piattaforma è unica al mondo, perché si avvale di un braccio meccanico con sei snodi autonomi – ci spiega il ricercatore Miguel Ángel Trujillo Soto -. Questi snodi permettono alla piattaforma di mantenere una posizione fissa nello spazio, anche quando il robot si muove”.

Uno dei principali impieghi a cui potranno essere destinati questi droni è la costruzione di piattaforme e strutture d’emergenza in zone disastrate o pericolose da raggiungere. Fondamentale è quindi, che sappiano anzitutto orientarsi.

Miguel Ángel Trujillo ci mostra poi un monitor, che riproduce in 3D la “visione” del drone.
“Questo sistema – ci spiega – permette al robot di vedere quanto lo circonda, per potersi così collocare e muovere nello spazio”.

Prossimo obiettivo è quello di far interagire i droni per riuscire in un vero “gioco di squadra”. Numerosi i settori che intanto già seguono con interesse gli sviluppi di queste tecnologie.

“Tra i possibili impieghi ci sono le ispezioni industriali e le operazioni di manutenzione, il trasporto di robot terrestri in aree inaccessibili, la costruzione di piattaforme per l’evacuazione in situazioni d’emergenza – torna a dirci il professor Aníbal Ollero Baturone -. Potenzialmente le applicazioni sono numerosissime, per esempio anche per le missioni spaziali, dove i droni possono intervenire con dei servizi in orbita al satellite”.