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La 'Nuova Turchia' di Erdogan: "giustizia globale e integrazione Ue"

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La 'Nuova Turchia' di Erdogan: "giustizia globale e integrazione Ue"

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Un omaggio al mausoleo del padre della Turchia moderna, per chiudere il cerchio della simbologia.

Premier per 11 anni e ora Presidente, Recep Tayiip Erdogan lavora da tempo per iscriversi nella storia del Paese, come figura che nulla ha da invidiare a Kemal Atatürk. Da posizioni molto distanti, ambisce tuttavia ad associare al proprio nome una svolta epocale, che nei suoi discorsi ha battezzato “Nuova Turchia”.

Il giuramento alla difesa dello Stato e della sua indipendenza al momento dell’investitura non sembra tuttavia placare lo scetticismo di numerose cancellerie occidentali, che hanno inviato soltanto rappresentanti di secondo piano.

Il progetto di riformare la Costituzione per accrescere le prerogative presidenziali alimenta poi i timori dell’opposizione turca che parla di “svolta autoritaria” e accusa Erdogan di volersi servire del fedele neo-premier Davutoglu per mantenere il controllo anche delle politiche del governo.

Recep Tayyip Erdogan ha salutato la sua affermazione alle presidenziali come la vittoria della Nuova Turchia. Per approfondire il programma del “sultano di Ankara” e il suo tandem con il nuovo premier, Ahmet Davutoğlu, il corrispondente di euronews in Turchia, Bora Bayraktar, ha intervistato il direttore dell’Istituto di Studi sul Medio Oriente, Talip Küçükcan.

Bora Bayraktar, euronews: il nuovo presidente si è insediato. In che modo governerà la Turchia?

Talip Küçükcan, direttore dell’Istituto di Studi sul Medio Oriente: Per la prima volta nella storia della Turchia, un presidente è stato eletto con voto popolare. Questa è una novità. Per questo ci aspettiamo di vedere l’inizio di una nuova era. Erdogan è riuscito a far passare il messaggio che la Turchia è in fase di transizione da 12 anni e che questo cambiamento proseguirà. Questo è il concetto che vuole imporre. Questo è il concetto della Nuova Turchia.

Possiamo supporre che Erdogan sarà molto attivo in politica estera. Nel suo programma di governo pone una questione essenziale, quella della giustizia globale. Durante il suo mandato come Primo ministro si è impegnato, ad esempio, nel superamento del conflitto di Gaza e della povertà in Somalia. Egli cercherà di influenzare la comunità internazionale, le Nazioni Unite, per raggiungere il suo obiettivo di giustizia globale.

Esistono differenze tra la ‘vecchia’ e la ‘nuova’ Turchia. Non si tratta solo di retorica. Nella vecchia Turchia la partecipazione politica era limitata e i diritti e le libertà erano ristretti. C’era anche una grande instabilità politica. Negli anni ’90 e 2000 ci sono state elezioni ogni anno e mezzo. I media erano monopolizzati. La ‘nuova Turchia’ è più plurale. È la Turchia dove sono state fatte, una a una, tutte le riforme per proseguire nel processo di integrazione con l’Unione europea. Il ruolo dei militari è limitato e la partecipazione politica è in crescita.

euronews: Davutoğlu ora è a capo del partito AK e del paese. Che tipo di Primo ministro sarà?

Talip Küçükcan: Ahmet Davutoğlu è un intellettuale. Il suo incarico da Primo ministro deve essere visto come la continuazione di 12 anni di governo dell’AKP. Non una nuova era. Il suo obiettivo è quello di avviare il rinnovamento della classe dirigente aprendo ai giovani, perché con il limite di due mandati, molti deputati di lungo corso saranno fuori del parlamento dopo le prossime elezioni politiche.

Ahmet Davutoğlu è consapevole di questo: il potere della Turchia aumenta attraverso il proprio consolidamento, diminuendo la polarizzazione e rafforzando la democrazia. Un percorso legato alle relazioni della Turchia con l’Unione europea.