ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Mario Monti: far ripartire il motore del mercato unico

Lettura in corso:

Mario Monti: far ripartire il motore del mercato unico

Dimensioni di testo Aa Aa

In questa prima puntata di The Global Conversation, il primo ministro italiano Mario Monti e il presidente francese Francois Hollande discutono di Europa e di altre questioni mondiali.
 

Claudio Rosmino, euronews:
Apriamo questo primo capitolo di the Global Conversation parlando d’Europa. Lo scorso 22 novembre il vertice europeo si è concluso senza un accordo sul budget 2014-2020, per le forti divisioni tra coloro che volevano ridurlo e coloro che volevano aumentarlo. In questo tempo di crisi in cui i cittadini europei devono fare sacrifici, i governi nazionali devono tagliare, come spiegare loro che l’Unione Europea potrebbe andare in direzione opposta?
 

Mario Monti, presidente del Consiglio italiano: 
Anzitutto bisogna ricordare che il bilancio dell’Unione Europea ammonta a circa l’1 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione stessa. Quindi è una quantità rilevante in assoluto, ma minuscola in termini percentuali. Naturalmente soprattutto in un’epoca di economie e di risparmi come questa, è opportuno che anche ogni euro speso a livello comunitario, dell’Unione Europea, sia oggetto di molti controlli che ne assicurino l’efficienza e l’efficacia.
Ma non possiamo fermarci, secondo me, al dire, tutti devono risparmiare, quindi nella stessa misura deve farlo l’Unione Europea. E’ facile vedere che certe spese fatte a livello comunitario consentono in realtà dei risparmi rispetto all’ipotesi di farle, di frammentarle sul piano nazionale. Questo è vero dai grandi investimenti transfrontalieri ai progetti di difesa comuni, dove evidentemente costerebbe molto di più avere politiche degli armamenti frazionate, divise, non armonizzate. E questo vale in molti campi.
Quindi la posizione dell’Italia non è pregiudizialmente contraria a una maggiore spesa per il bilancio comunitario, purché ogni volta di dimostri che c‘è una maggiore utilità e eventualmente anche un risparmio.
 
 
Francois Hollande, presidente della Repubblica francese: 
Come ha detto il presidente del Consiglio Monti, la spesa dell’Europa equivale all’1 per cento di quella europea. Pensiamo forse che sia troppo? No, non credo. Io anzi credo che sia un livello giusto per prepararci per il futuro, perché quello dell’Europa è un budget di crescita. Dovremmo forse fare meno? Beh, facciamo già molti sforzi nei nostri Paesi.
Se introducessimo anche sul piano europeo delle discipline eccessive, allora questo sarebbe sfavorevole alle ambizioni, come la mia, di creare più crescita in Europa. Dobbiamo raggiungere un compromesso, come sempre quando si parla d’Europa. Non dubito che troveremo una soluzione. Non è la prima volta d’altronde che l’Europa ha bisogno di vedersi due volte e anche di più, prima di concordare un budget.
Ma sono convinto che i Paesi cosiddetti della coesione, che sono entrati da poco in Europa, avranno a cuore l’intenzione di concordare un buon bilancio per l’Europa, e anche noi. Chi chiede invece degli sconti, dei ribassi, dovrebbe pensare che l’Europa non è una cassa dove si vengono a prendere e a versare dei fondi. L’Europa è questione di solidarietà per una politica di crescita che va a beneficio di tutti.
Come spesso accade con l’Italia, faremo gli stessi passi per arrivare a un compromesso. E aldilà di questo bilancio, su cui senza dubbio si troverà un accordo nel 2013, io penso che il 2012 sia stato un anno che ha permesso di far avanzare l’Europa e oggi ne vediamo i risultati, per quanto riguarda la Grecia, dove abbiamo trovato una soluzione, ma per quanto riguarda i tassi d’interesse e la fiducia che è ritornata sui mercati. Questo lo dobbiamo alle politiche che sono state compiute e alle azioni abbiamo condotto, Mario Monti, Angela Merkel, io stesso, per arrivare a un buon compromesso.
 
Sophie Desjardin, euronews:
Visto che lei ha parlato di coloro che chiedono sconti per quanto riguarda il budget, David Cameron ha dichiarato durante l’ultimo summit che c’erano spese che non ci possiamo permettere in questo momento e ha chiesto di risparmiare, ha parlato di 200 miliardi di tagli al bilancio. Cosa ne pensate? 
 
Hollande:
Non chiede tanto, ma è già molto. E’ sempre attento e occorre esserlo alle spese dell’amministrazione, ma al tempo stesso ci sono delle istituzioni che esistono in Europa e occorre salvaguardarle. Penso soprattutto alla sede di Strasburgo. Nei trattati sono indicati una serie di luoghi per le istituzioni europee.
E’ sempre comodo risparmiare quando non si è toccati da questi risparmi. Il presidente della Commissione Europea ha dato una bella dimostrazione durante l’ultimo Consiglio, quando ha fatto notare che la maggior parte delle spese destinate all’insegnamento superiore andavano a beneficio del Regno Unito. E’ per questo che chiederò dei tagli nel bilancio dell’educazione superiore o della ricerca in Europa.
 
euronews:
Vi mostriamo le immagini dello sciopero generale del 14 novembre. I lavoratori europei sono scesi in piazza per protestare contro le misure di austerità. La situazione sta diventando drammatica in diversi Paesi, lo sappiamo benissimo, la Grecia, la Spagna, il Portogallo, ma anche l’Italia. Visto il costo sociale, la cura non rischia di diventare peggiore della malattia da trattare?
 
Monti:
Bisogna innanzitutto rendersi conto di qual è la causa di questa malattia, la causa di tanta disoccupazione, e soprattutto la causa di tanta disoccupazione giovanile. La causa non è tanto la disciplina che si impone oggi ai bilanci pubblici di ogni Paese perché possano insieme partecipare all’eurozona. La causa è soprattutto la mancanza totale di tale disciplina in un passato un po’ lontano.
Se prendo il caso dell’Italia, fino a
un certo numero di anni fa, prima che questi vincoli della moneta unica diventassero più stringenti, i governi italiani di tutti i colori avevano dei disavanzi pubblici, in percentuale del pil, dell’8, 10, 12 per cento all’anno. E questo non era neppure un oggetto di dibattito, passava nella disattenzione più totale. Ma si poteva già allora vedere, e qualcuno l’aveva osservato, che questo voleva dire soddisfare tutti, creando consenso nell’immediato, ma danneggiando però una categoria: le generazioni future, o i bambini, quindi chi ancora non vota, o chi ancora non è nato.
E i problemi che vediamo oggi della disoccupazione giovanile non sono tanto dovuti alla “cattiveria” di Bruxelles oggi, a un’Europa anti-sociale. Sono dovuti in primo luogo agli eccessi delle classi politiche dell’Italia e di tanti altri Paesi, credo, che nel passato hanno ricercato il consenso immediato, pensando ogni volta alle prossime elezioni, e non – come dovrebbe fare un uomo di Stato – alle prossime generazioni.
L’Europa è intervenuta, ha introdotto una cultura della stabilità. Questo comporta certamente in via transitoria un impatto recessivo. Secondo me la soluzione non sta nell’eludere la disciplina di bilancio, ma sta nell’arricchire l’arsenale di politica economica dell’Europa, come il presidente Hollande, con vigore, ha chiesto molte volte, e io stesso, e come stiamo ottenendo.
Arricchire questo strumentario della politica economica europea con interventi per gli investimenti, per la crescita, per lo sviluppo. E anche interventi mirati contro la disoccupazione giovanile.
Così sarà possibile, tra l’altro, riconciliare l’opinione pubblica, l’opinione pubblica giovanile con l’Europa perché quest’ultima cessi di essere vista, sia pure a torto - ma questo rischio c‘è ed è grande - come una creatura arcigna che non guarda agli aspetti umani e sociali. Mentre l’Europa è esattamente il contrario. Io lo vedo come uno strumento che pone disciplina sui politici di oggi, perché non abusino delle generazioni future.
 
Hollande:
Negli ultimi anni ci sono stati dei malfunzionamenti del tutto nefasti in alcuni Paesi, sul piano della gestione delle finanze pubbliche. Era dunque necessario fare ordine, e questo vale per un Paese come la Francia, perché altrimenti saremmo stati vinti dalla speculazione sul nostro debito sovrano. Quindi la disciplina era necessaria, ma non può bastare. Allora occorre che i Paesi che hanno conti pubblici in equilibrio, che hanno una competitività alta, sostengano la loro domanda interna.
Questa è una questione di coordinamento, di solidarietà, affinché i Paesi che devono fare degli sforzi possano avere una domanda esterna su cui contare. E poi c‘è l’Europa che non è soltanto un luogo di disciplina e di rigore dove si puniscono coloro che si comportano male, ma è anche uno spazio di solidarietà e di crescita.
Torniamo al budget europeo, al patto di crescita che ho presentato. Dobbiamo dare prova di coordinazione, di solidarietà e di sostegno. Poi c‘è quello che deve fare ogni Paese. Io voglio che il mio Paese, la Francia, possa allo stesso tempo avere finanze pubbliche gestite bene e una competitività elevata, più elevata rispetto a oggi e alla fine, crescita per i giovani e occupazione.
E’ per questo che ho posto i giovani al centro degli impegni del mio mandato. Faccio uno sforzo notevole, nonostante tutti i vincoli di bilancio sull’istruzione, sulla formazione e anche sull’occupazione dei giovani che sono più lontani dal mercato del lavoro. Sarebbe una bella politica per l’Europa se questa mettesse tale obiettivo al centro delle proprie scelte nei prossimi anni.
 
euronews:
La settimana scorsa la Grecia ha ottenuto una nuova tranche di aiuti. L’obiettivo è ridurre il debito al 124 per cento del pil entro il 2020. E’ una cosa enorme. Il 2020 significa entro otto anni. Questo vuol dire che i greci dovranno affrontare ancora otto anni di sacrifici. Potranno sopportarlo?
 
Hollande: 
Penso che questi obiettivi siano necessari. Allo stesso tempo tutti sappiamo che hanno caratteristiche relative. Chi può dire a che punto saremo tra 8-10 anni?. Ciò che conta è a che punto siamo oggi e a che punto saremo nei prossimi mesi. La Grecia ora sa che ha il sostegno che le è stato concesso. E dunque potrà riprendere a respirare. Potrà ritrovare fiducia. Potrà un domani emettere titoli sui mercati. L’Irlanda, che ha vissuto una situazione molto difficile, l’ha fatto. Alla fine è successo quanto atteso. Non ci sono più dubbi, adesso, nella zona euro.
Solo qualche mese fa, potevano ancora porci questa domanda: la zona euro esploderà? Osserviamo la situazione in cui ci troviamo alla fine dell’anno. La Grecia adesso ha ottenuto sostegno, ha il suo piano di ripresa e dunque non ci sono più dubbi. L’Italia vede diminuire i propri tassi d’interesse. Anche la Spagna ha ottenuto sostegno per le sue banche. Anche la Francia ha tassi d’interesse bassi. La fiducia è ritornata. Abbiamo concluso questa tappa. Ora occorre superarne delle altre. E si chiamano crescita, solidarietà, avendo a cuore l’approfondimento della nostra Unione e il rispetto della disciplina da parte di tutti.
 

euronews:
Mario Monti, pensa che non si possa evitare una cancellazione parziale del debito greco? Domenica, per la prima volta, Angela Merkel ha evocato questa possibilità. L’FMI la raccomanda da tempo ritenendola inevitabile.
 
Monti: 
E’ difficile prevedere se ci saranno atti di questo genere che peraltro non sono nuovi nella storia delle relazioni finanziarie internazionali. La stessa Germania ne è stata beneficiaria agli inizi degli anni cinquanta.
Io credo che dobbiamo vedere questo fenomeno della Grecia in modo un po’ distaccato. La Grecia prima di entrare nell’euro era un Paese nel quale – lo dico con grande simpatia e affetto per la Grecia e per la sua cultura e per la sua tradizione – ma possiamo ben dire che era un Paese nel quale le regole venivano poco rispettate, l’evasione fiscale era forse la più alta in Europa, la concorrenza era una parola inesistente, la meritocrazia e il merito altrettanto, la corruzione frequentissima.
Era un concentrato di cose che sono all’antitesi di una moderna economia di mercato e di quella cultura della stabilità che ha avuto un particolare sviluppo in Germania nel dopoguerra con l’economia sociale di mercato e che il resto d’Europa ha scelto di vedere diffusa in tutta Europa con il progetto del mercato unico, della moneta unica.
C‘è la parte vuota del bicchiere: la Grecia non ha fatto in tempo tutto quello che le è stato chiesto per raddrizzarsi. Ma c‘è anche la parte piena del bicchiere: la Grecia se non fosse stata inserita nel sistema dell’euro, secondo me, non avrebbe neanche cominciato tutte queste riforme strutturali, tutte queste discipline, penose, forse pretese troppo rapidamente, molto concentrate nel tempo, che però stanno determinando una modernizzazione dell’economia greca, della società greca, una vera e propria rivoluzione.
Di solito ci vuole una generazione per fare questo. In pochi anni, questo sta succedendo in Grecia. Una volta ho detto alla Merkel: guardando la Grecia non dovreste vedere solo le sue inadempienze, ma anche il fatto che è la migliore testimonianza del successo del vostro miglior prodotto di esportazione, cioè l’euro, che con la moneta unica ha portato una serie di elementi per la cultura della stabilità.
 
euronews:
Vi mostriamo una vignetta dell’Economist. Si ha l’impressione che l’Europa sia un battello che sta affondando e che al timone ci sia la Germania. Volete riprendere l’iniziativa e creare un fronte unico franco-italiano, di fronte al diktat tedesco?
 
Hollande: 
La Germania è un’economia forte, ma non conta nulla senza gli altri Paesi europei, anche per quanto riguarda il suo benessere. La signora Merkel lo ha capito perfettamente. La Francia gioca un ruolo prominente in Europa, perché, come l’Italia, siamo un Paese fondatore e abbiamo un’economia solida, ma non pretendiamo di dirigere l’Europa al posto degli altri. Occorre invece riflettere tutti assieme.
Non dobbiamo dunque isolare alcun Paese, e la Germania dal canto suo non deve mettersi in una situazione di dominio, che non sarebbe positiva per lei e per l’Europa. Dobbiamo lavorare assieme. La Germania ha interesse nel rilancio dell’economia europea. Se la recessione continua, anche la Germania vi ricadrà. Ed è quanto accade oggi. La crescita rallenta. Per cui deve fare uno sforzo, per sostenere l’economia. E noi dobbiamo mostrare che possiamo essere competitivi.
Dobbiamo evitare di dare lezioni, ma dobbiamo lavorare assieme. Perché la barca europea? Non sono sicuro che The Economist sia il giornale più obiettivo sulle questioni europee.
 
euronews:
Fa allusione all’ultimo numero sulla Francia?
 
Hollande:
Non solo all’ultimo. Non sono certo gli inglesi a poterci dare lezioni sull’Europa. Parlo degli inglesi e della stampa britannica, non del governo. In Europa siamo tutti sulla stessa barca, per cui dobbiamo guidarla verso la buona direzione. Ho constatato, malgrado tutte queste difficoltà e le lentezze, perché ogni Paese ha la propria opinione pubblica, che siamo riusciti a oltrepassare il capo, non abbiamo ancora raggiunto il buon porto, ma dobbiamo rimettere l’economia sul binario della fiducia e della crescita. Per questo abbiamo bisogno della Germania, ma la Germania ha bisogno della Francia, senza la quale non può andare nella buona direzione, e dell’Italia che è la terza economia europea e che credo offra da diversi mesi coerenza e spirito di responsabilità.
 
Monti:
Non sono né francese, né tedesco, come si sa. Penso che la collaborazione, preferisco chiamarla collaborazione che asse franco-tedesco, sia assolutamente vitale per l’Europa, sia una condizione necessaria perché se Francia e Germania alla fine non sono d’accordo è un problema dell’Europa.
Ma non considero che sia una condizione sufficiente per l’Europa che Francia e Germania siano d’accordo, ma non solo. Penso che sia più facile per Francia e Germania su certi temi trovare un accordo se a loro volta dialogano con altri. L’Italia non si sottrae a questo, cerca di avere una parte attiva. 
Forse non era così un po’ di tempo fa, noi troviamo grande accoglienza nel discorso franco-tedesco. Da parte mia, vedo questo tipo di conversazioni sempre iscritte nel metodo comunitario, che alla fine è quello che deve gestire l’Europa.
 
euronews:
Una delle cose su cui entrambi siete d’accordo è la crescita come motore della ripresa economica. Qusto motore però stenta a ripartire e una delle ipotesi di vari economisti è quella della svalutazione dell’euro, che aiuterebbe la ripresa economica europea. Questo è un argomento tabù o una pista che si può percorrere?
 
Monti:
Secondo me in economia non devono esserci argomenti tabù. Una cosa che oggi è tabù domani può essere interessante o viceversa. Detto questo, non credo che questa sia una pista concreta di politica economica per l’Europa, per un insieme di ragioni.
Penso piuttosto che occorra avere negli altri campi della politica economica, diversi da quello della moneta unica, un simile grado di coordinamento o addirittura di politica comune. L’Europa funziona là dove la presa delle decisioni è comune e nel campo della politica dei bilanci, degli investimenti, dei grandi progetti, politica industriale, etcetera, abbiamo bisogno di più Europa.
Se così fosse  – e sono sicuro che così un po’ per volta sarà - avremo un’Europa forte non solo nel freno, ma anche sull’acceleratore. E saranno freno e acceleratore non in contrasto, quindi la macchina dell’Europa non farà delle manovre spericolate, ma sarà più equilibrata per avere nella disciplina di bilancio una forte crescita. Io credo moltissimo in un motore che finora non è stato lasciato girare a pieno regime, il mercato unico europeo come motore di crescita.
 
Hollande:
L’euro ha visto diminuire la sua parità negli ultimi mesi e ciò non è stato favorevole alla crescita. Quindi non credo all’uso dell’arma monetaria per far ripartire le nostre economie. Anche i tassi d’interesse sono relativamente bassi, eccetto in alcuni Paesi, ma questo non basta per far ripartire gli investimenti. Quindi, di cosa abbiamo bisogno? Innanzitutto di fiducia. Dobbiamo ripristinarla. Secondo, abbiamo bisogno di competitività. Occorre ricordare che l’Europa è la prima potenza economica del mondo, più forte degli Stati Uniti e più forte della Cina.
Quindi, siamo noi a dover creare un contesto favorevole all’innovazione, alla ricerca, al savoir-faire, affinché possiamo essere i migliori nella competizione. Infine, abbiamo bisogno di solidarietà e di crescita e ciò presuppone politiche nazionali e una politica europea. Penso che la cosa peggiore che possa fare l’Europa sia dubitare di se stessa, pensare di essere in declino. Appena si pronuncia la parola declino, significa che lo si dà già per scontato. Occorre ridare speranza, coraggio, ridare in particolare alle generazioni future una visione dell’Europa.
Il 10 dicembre sarà consegnato il premio Nobel per la Pace all’Europa. Alcuni sono rimasti stupiti da questa decisione. Dunque, l’Europa, che è stata capace di superare scontri e guerre, che è stata in grado di assicurare la riunificazione del Continente, non sarebbe in grado oggi di fornire una visione per la propria economia e la propria crescita? Ebbene, questa è la sfida della nostra generazione, di coloro che sono al potere oggi o di coloro che pretendono di esserlo domani.
 
euronews:

Parlando di guerre, parliamo di Gaza: 166 morti tra i palestinesi, sei fra gli israeliani. E’ il bilancio dell’ultima offensiva israeliana. Vent’anni di stallo dopo gli accordi di Oslo. Che cosa fa l’Europa?
 
Hollande :
L’Europa è quella che parla in modo deciso della necessità del dialogo e del negoziato. L’Europa è amica d’Israele e amica della Palestina. Dunque può dire ai protagonisti di un conflitto che dura da troppi anni che è tempo di negoziare. Lei ha parlato di Oslo. Perché non riprendiamo le basi e i principi di Oslo per trovare una soluzione una volta per tutte?
 
euronews:
Appunto. Ma allora perché l’Europa non viene ascoltata?
 
Hollande:
Perché quest’Europa che è una potenza economica non ha ancora un’unica voce politica. E questo dipende dal fatto che alcuni Paesi vogliono avere la loro diplomazia, la Francia per prima, ma ci sono anche troppi Paesi europei che pensano che gli Stati Uniti debbano decidere al posto loro. Noi dobbiamo avere una politica europea di sicurezza, di difesa, una politica estera comune. E’ questa l’ambizione dell’Europa. Siamo anche riusciti a fare in modo che molti Paesi europei votassero per il riconoscimento dello status di Stato non membro osservatore della Palestina alle Nazioni Unite. Avremmo potuto essere numerosi, ma siamo stati un numero sufficiente.
 
euronews:
Ciò ha mostrato le divisioni dell’Europa.
 
Hollande:
Sì, ma in quell’occasione è emersa un’opinione maggioritaria.
 
euronews:
Una diplomazia europea discordante…
 
Hollande:
Non abbiamo ancora istituzioni adeguate e forse non in tutti i Paesi c‘è una volontà di impegnarsi in una politica estera comune. Vorrei aggiungere che sono del tutto favorevole a quest’Europa, la grande Europa che abbiamo oggi: 27 e domani 28 Paesi o forse di più, ma penso che dobbiamo costruire anche un’Europa d’avanguardia.
Un’Europa che vada più lontano su alcuni progetti industriali, progetti economici e anche dei progetti politici. Arriverà un momento in cui in questa grande Europa dobbiamo avere un’Europa più ardente, più audace e che metta strumenti in comune. E’ innanzitutto nella zona euro che questo deve accadere.  
 
euronews:
Cosa non la fa dormire di notte?
 
Hollande:
Ci sono tante questioni che potrebbero impedirmi di dormire, per cui non posso indicarne una in particolare. Lei ha parlato di Gaza, potremmo parlare anche della Siria, dell’Europa, delle manifestazioni, della rabbia popolare, dei giovani. Qual è il ruolo dei politici? E’ agire, non solo constatare i fatti e lasciarsi trasportare dall’emozione. E’ poter dire, al termine del mandato, di aver fatto tutto il possibile per risolvere i problemi esistenti.
 
Monti: 
Voglio fare due annotazioni. Avete parlato di capi di Stato, io sono solo capo di governo e forse per questo devo dire che la notte dormo piuttosto bene. Perché quando si ha la coscienza di aver fatto il possibile anche in condizioni molto difficili si riesce anche a dormire.